“Il Diavolo Veste Prada 2” travolge il box office e batte “Barbie”: ma dietro il glamour si nasconde il dramma della crisi del giornalismo

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Il debutto nelle sale italiane de “Il diavolo veste Prada 2”, avvenuto proprio ieri 29 aprile, è stato un vero e proprio boom. L’attesa pellicola ha infatti subito conquistato il botteghino con numeri da record, superando persino l’esordio di “Barbie” e avvicinandosi a quello di “Inside Out 2”. Numeri da capogiro, insomma, e d’altronde non ci si poteva aspettare qualcosa di diverso, vista la lunga trepidazione di tutti coloro che non vedevano l’ora di riapprezzare l’affascinante Miranda Priestly e ritrovare lo scintillante mondo di Runway. Ma sotto la superficie luccicante, il “Il diavolo veste Prada 2” racconta qualcosa di molto diverso rispetto al passato.Un debutto con tanto di recordL’incasso della prima giornata nei botteghini d’Italia supera i 2,7 milioni di euro. Un vero e proprio record per il sequel guidato da Meryl Streep che si impone in assoluto come il miglior opening del 2026 in Italia. Il ritorno a personaggi iconici come Andy Sachs (Anne Hathaway) ed Emily Charlton (Emily Blunt) ha solleticato la curiosità di milioni di spettatori che sono corsi al cinema, spinti dalla nostalgia e dalla voglia di ritrovare un universo che, nel 2006, era sinonimo di ambizione e glamour. Eppure, già dalle prime scene, si percepisce un cambio di tono netto: non siamo più davanti a una favola moderna sul successo, ma a un racconto molto più amaro e realistico.Se il primo “Il diavolo veste Prada” celebrava infatti (pur criticandolo) il fascino crudele dell’industria della moda, questo secondo capitolo sposta l’attenzione altrove. Gli abiti, le passerelle e il lusso restano, ma diventano quasi uno sfondo. Il vero cuore della storia è la crisi di Runway, simbolo di un’intera industria editoriale che non esiste più. Il vero tema: la fine del giornalismo tradizionaleIl film colpisce soprattutto per la sua riflessione sul presente. La carta stampata è ormai marginale, sostituita da contenuti digitali guidati da clic, algoritmi e pubblicità. Andy, diventata una giornalista affermata, si ritrova improvvisamente senza lavoro: una situazione che rispecchia la precarietà diffusa oggi nel settore con giornalisti professionisti costretti a lavorare in condizioni precarie e senza alcuna tutela. Il messaggio è chiaro: il mondo patinato che aveva fatto sognare un’intera generazione è definitivamente crollato.“Il Diavolo Veste Prada 2” non è insomma il comfort movie che molti si aspettavano. È invece uno specchio del nostro tempo: meno sogno e più realtà. Il successo al botteghino dimostra che il pubblico era pronto a tornare a Runway, ma ne esce con una consapevolezza diversa. Il glamour resiste, sì — ma è solo una facciata. Dietro, resta il racconto di un mondo che è giunto inevitabilmente al capolinea.L'articolo “Il Diavolo Veste Prada 2” travolge il box office e batte “Barbie”: ma dietro il glamour si nasconde il dramma della crisi del giornalismo proviene da AttoriCasting.