“Lei sono io, io sono Emily”. Con questa presa di coscienza, avvenuta leggendo in anteprima le bozze del romanzo che avrebbe per sempre alterato la percezione pubblica dell’editoria di moda, Leslie Fremar ha scoperto di essere diventata l’ispirazione per uno dei personaggi pop più famosi del nuovo millennio. Fino a oggi, la donna che ha fornito il modello per la nevrotica e ambiziosa Emily Charlton de “Il Diavolo veste Prada“ aveva preferito non esporsi. Ha scelto di farlo nell’ultimo episodio del podcast “The Run-Through with Vogue“, confermando l’incredibile aderenza tra finzione narrativa e realtà. “Non credo di averne mai parlato prima”, ha esordito Fremar, riavvolgendo il nastro fino alla fine degli anni Novanta, quando venne assunta come prima assistente della direttrice di Vogue America, Anna Wintour.Le regole della scrivania e la frase iconicaLe dinamiche ricreate sullo schermo riflettono fedelmente l’esperienza lavorativa di Fremar. Assunta come braccio destro di Wintour, dopo appena sei mesi si trovò nella necessità di assumere una sua vice, una “seconda assistente”. La scelta ricadde su Lauren Weisberger, futura autrice del bestseller. Il clima all’interno degli uffici della rivista era esattamente quello descritto dalle cronache. Fremar descrive i suoi primi giorni come fortemente intimidatori, scanditi da direttive ferree: “Mi erano state imposte delle regole: non potevo mangiare alla scrivania. Non potevo nemmeno andare in bagno, perché una delle assistenti doveva sempre essere presente”, racconta.Per resistere ai ritmi estenuanti e all’obbligo di un’immagine impeccabile, la vera Emily aveva elaborato strategie di sopravvivenza, nascondendo un paio di comode calzature Birkenstock sotto la postazione di lavoro, pronte all’uso. “Credo che Anna sapesse che l’avrei fatto”, ammette. “Non sapevo se sarei riuscita a sopravvivere un’intera giornata sui tacchi”. A certificare l’identità tra personaggio e persona reale c’è un ulteriore dettaglio: è stata proprio Fremar a pronunciare nei corridoi di Vogue l’esatta frase diventata poi il manifesto del film: “Un milione di ragazze ucciderebbero per questo lavoro”.Il tradimento e i rapporti con l’autriceSe il cinema ha offerto a Emily Charlton un arco di redenzione e un legame agrodolce con la collega Andy Sachs, la realtà è stata molto più netta e fredda. La pubblicazione del romanzo è stata vissuta da Fremar come un tradimento personale da parte della sua ex sottoposta. Il rapporto tra la prima e la seconda assistente si è esaurito con la fine del loro mandato a Vogue. “Non ne abbiamo mai parlato. Non ci siamo più rivolte la parola dopo il suo addio“, precisa Fremar in merito a Weisberger. Nonostante oggi affermi di non serbare alcun rancore verso la scrittrice, non sembra esserci spazio per futuri chiarimenti. Alla precisa domanda su cosa direbbe alla sua ex collega se si incontrassero casualmente oggi, la risposta è categorica e asciutta: “Non c’è niente da dire”.Il cerchio si chiude: il ritorno a VogueL’esperienza in quell’ufficio è stata tuttavia il trampolino di lancio per una carriera di primissimo livello. Oggi Leslie Fremar è una delle stylist più quotate di Hollywood, responsabile dell’immagine di star internazionali del calibro di Charlize Theron. Ma l’apice della sua gratificazione professionale è giunto oltre 25 anni dopo il suo addio alla scrivania da assistente, proprio grazie a una telefonata inaspettata di Anna Wintour. La direttrice le ha affidato un incarico di prestigio assoluto: curare lo styling dell’ex vicepresidente Kamala Harris per un servizio fotografico destinato a Vogue America. “Faccio questo lavoro da oltre 20 anni e ho curato lo styling di molte copertine internazionali, ma mai di Vogue America“, afferma Frema. “È stato come chiudere un cerchio e, probabilmente, il momento di cui vado più fiera”.L'articolo “Sono io la vera Emily de Il Diavolo veste Prada. È vero che non si poteva mangiare alla scrivania e andare in bagno, nascondevo un paio di ciabatte sotto la scrivania”: parla Leslie Fremar proviene da Il Fatto Quotidiano.