di C. Alessandro Mauceri – Tutte le esigenze dell’uomo, a scapito della natura, sono soddisfatte utilizzando le riserve di risorse naturali. Questo causa l’accumulo di anidride carbonica nell’atmosfera. Ma mentre popolazione e fabbisogno di risorse aumentano, le risorse della Terra rimangono invariate, anzi diminuiscono. Per questo, negli anni Settanta, la maggior parte degli Stati fu costretta a prendere atto del fatto che il superamento dei limiti ecologici globali era una realtà, e che l’umanità utilizzava più risorse naturali rinnovabili di quante il pianeta fosse in grado di rigenerare. Per fare un paragone con un conto corrente, equivale a prelevare una parte del proprio capitale, anziché vivere dei suoi interessi. Per ciò che riguarda un territorio, uno Stato, la Terra o una zona, quando la domanda supera la capacità rigenerativa dell’ecosistema naturale, si va in overshoot.L’idea di calcolare l’Earth Overshoot Day, il Giorno del Sovrasfruttamento della Terra, venne originariamente proposta da Andrew Simms al Global Footprint Network mentre lavorava presso il think tank britannico New Economics Foundation. Pensò di creare un indicatore, l’Earth Overshoot Day, per calcolare, in un dato anno, la data in cui la domanda di risorse ecologiche e servizi superava quella che la Terra, o un singolo Stato o territorio, era in grado di rigenerare. Superata quella data, si generava un deficit: si iniziava a utilizzare scorte di risorse e si accumulavano rifiuti, anche sotto forma di anidride carbonica nell’atmosfera. Da allora, ogni anno, il Global Footprint Network calcola il numero di giorni dell’anno in cui la biocapacità della Terra, o di un territorio, potrebbe soddisfare i consumi in un’ottica di sostenibilità, si pensi al concetto di sostenibilità introdotto dalla Commissione Brundtland delle Nazioni Unite nel 1987. L’Earth Overshoot Day viene calcolato dividendo la biocapacità del pianeta, o di un territorio, cioè la quantità di risorse ecologiche che è in grado di generare in quell’anno, per l’impronta ecologica della popolazione che vive in quel territorio.Dal 1961, anno in cui sono state rese disponibili per la prima volta statistiche coerenti delle Nazioni Unite, la domanda di risorse è passata dall’essere quasi entro i limiti di ciò che la natura poteva sostenere a superarli sempre prima. Dall’inizio degli anni Settanta è iniziato il sovrasfruttamento globale e l’Earth Overshoot Day è caduto sempre prima. Negli ultimi cinque anni, fortunatamente, l’anticipo dell’Earth Overshoot Day si è arrestato. Ma non in tutti i paesi. Alcuni mantengono consumi ragionevoli. Altri utilizzano le proprie risorse con una rapidità impressionante, si veda figura allegata. È possibile scaricare l’immagine in formato piccolo jpg, dimensione 450 kb, o jpg di media dimensione, dimensione 1,3 Mb. Per alcuni paesi, Bhutan, Botswana, Cuba, Cipro, Estonia, Guyana, Islanda, Lettonia, Mauritius, Marocco, Namibia, Paesi Bassi, Norvegia, Panama, Slovenia, Trinidad e Tobago, Uruguay e Venezuela, oltre ad alcuni paesi più piccoli, non è stato possibile calcolare l’Overshoot Day a causa di dati incompleti o poco affidabili, la qualità dei dati varia tra i dataset ONU.A livello globale, servirebbero quasi due pianeti Terra per continuare a consumare come si fa oggi. Diversi i fattori da considerare: la quantità di prodotti che vengono consumati, l’efficienza con cui vengono prodotti i beni, il numero di persone che vivono su un certo territorio e la capacità produttiva degli ecosistemi naturali. A questo si aggiunge che sia la popolazione mondiale sia i consumi pro capite sono in aumento. Le proiezioni delle Nazioni Unite prevedono che la popolazione continuerà ad aumentare, almeno per i prossimi decenni. Anche la pressione sui consumi pro capite è in aumento. Una maggiore domanda pro capite riduce le risorse disponibili per tutti. Una popolazione più numerosa implica che le risorse limitate debbano essere suddivise tra un numero maggiore di persone e quindi, di nuovo, un calo pro capite. Quale che sia il fattore determinante, consumi o popolazione, la realtà è che si sta chiedendo alla Terra più di quanto possa offrire: una situazione che non potrà essere sostenuta per sempre.Sul piatto opposto della bilancia ci sono i miglioramenti in termini di efficienza: hanno mitigato questi cambiamenti, pur senza riuscire a fermarli. Oggi si assiste a un appiattimento della curva di superamento della soglia di sostenibilità, ma i livelli restano comunque molto elevati. Questo significa che il loro impatto si aggiunge ai danni causati in passato, aumentando la pressione sulla biosfera.In questo bilancio tra consumi e risorse disponibili, sono molti i paesi “in rosso”. Tra questi l’Italia. Per gli esperti, nel 2026 l’Italia raggiungerà l’Overshoot Day il 3 maggio. Da quel momento, la domanda di risorse e servizi ecologici avverrà a scapito della capacità di rigenerazione delle risorse naturali disponibili: terreni coltivati, pascoli, zone di pesca, aree edificate, aree forestali ed emissioni di CO2.Unica, magra consolazione è il fatto che la maggior parte dei paesi dell’UE ha già superato, e da tempo, il proprio Overshoot Day. Il Lussemburgo addirittura a febbraio, ma non sorprende, viste le dimensioni del territorio e le scarse risorse. Anche molti Stati del Nord Europa, solitamente ai vertici delle classifiche mondiali, sono indietro: per la Danimarca l’Overshoot Day è caduto il 20 marzo, una settimana dopo gli USA. Anche Finlandia e Svezia occupano posizioni molto arretrate in questo calendario/classifica. Molto indietro è anche la posizione di paesi come il Canada, l’Australia o la Nuova Zelanda. Non meno sorprendente è il fatto che ai vertici di questa classifica si trovino, come negli anni passati, alcuni Stati americani, ma dell’America meridionale: Ecuador e Honduras, primo assoluto, ma sempre a debito, visto che l’Overshoot Day cade il 27 novembre.