Escort e vip a Milano, Buttini e Ronchi davanti al gip ribadiscono: “Solo influencer, non escort”

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Negano l’esistenza di un sistema di prostituzione organizzato per calciatori e clientela vip. È questa la posizione sostenuta da Emanuele Buttini e Deborah Ronchi durante l’interrogatorio di garanzia davanti al gip Chiara Valori, in cui i due imprenditori hanno scelto di rispondere alle domande respingendo le accuse.Dopo l’interrogatorio, è arrivata la contromossa giudiziaria. Attraverso il loro legale, l’avvocato Marco Martini, i titolari dell’agenzia di eventi Ma.De. hanno presentato ricorso al tribunale del Riesame contro l’ordinanza di arresti domiciliari per presunto sfruttamento della prostituzione e contro i sequestri disposti dagli inquirenti. Un passaggio formale ma decisivo, con cui la difesa punta a smontare l’impianto accusatorio.La linea difensiva: “Solo servizi, niente escort”Secondo la versione della coppia, quella gestita al privé del Pineta, il “luxury club” di via Messina, era un’attività legata esclusivamente all’organizzazione di eventi e servizi. “Ai tavoli non c’erano escort, ma influencer e ragazze invitate che non venivano retribuite e che pubblicizzavano gli eventi sui social”, aveva spiegato l’avvocato Martini.“Se avessi saputo che qualche ragazza lo faceva per soldi non l’avrei più invitata”Nel privé gestito da Ma.De. operavano diverse figure: addetti alla pulizia, camerieri, hostess e “table manager”. Tutti, secondo la difesa, retribuiti “a forfait”. Buttini e Ronchi sostengono inoltre che ogni spesa fosse puntualmente tracciata e rendicontata, “dalla singola bottiglia di champagne” fino ai costi di gestione delle serate. Nel corso dell’interrogatorio, Buttini avrebbe chiarito la propria posizione anche rispetto a eventuali comportamenti individuali: “Se avessi saputo che qualche ragazza lo faceva per soldi non l’avrei più invitata”. Una dichiarazione che si inserisce nella strategia difensiva volta a separare eventuali condotte personali dall’organizzazione dell’attività.Lo stesso modello di intrattenimento, definito dalla difesa come un servizio “top-class” rivolto a una clientela in cerca di riservatezza ed esclusività, sarebbe stato replicato anche all’estero, in particolare a Mykonos. Una scelta legata, sempre secondo il legale, alla difficoltà di garantire lo stesso livello di privacy in località come Formentera e Ibiza.Ora la partita si sposta al tribunale del Riesame, che dovrà valutare la legittimità delle misure cautelari e dei sequestri disposti. È lì che la difesa proverà a ribaltare l’impostazione accusatoria e a dimostrare che l’attività svolta rientrava nell’ambito dell’organizzazione di eventi, senza alcun coinvolgimento in un presunto sistema di prostituzione.L'articolo Escort e vip a Milano, Buttini e Ronchi davanti al gip ribadiscono: “Solo influencer, non escort” proviene da Nicolaporro.it.