“Non serviva un Nobel, bastavano conoscenze basilari di medicina” ▷ Pandemia, il bilancio 6 anni dopo

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“No, non è possibile che nessuno si fosse in buona fede non accorto di tutti questi aspetti“.L’8 aprile 2026 il farmacologo Marco Cosentino è stato audito dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid. I tre nodi centrali della sua testimonianza? La distribuzione dell’mRNA nell’organismo, i limiti strutturali degli studi clinici autorizzativi, e la mancata protezione dal contagio.Marco Cosentino è professore ordinario di Farmacologia all’Università degli Studi dell’Insubria, dove dirige il Centro di Ricerca in Farmacologia Medica. Vicepresidente dell’associazione ContiamoCi!, è stato audito in Commissione insieme al presidente Dario Giacomini. Durante la pandemia ha pubblicato diversi lavori sulla farmacotossicologia dei vaccini a mRNA, con posizioni critiche sugli aspetti regolativi e sugli endpoint degli studi clinici.Il primo punto riguarda la distribuzione dei vaccini nell’organismo. Contrariamente a quanto ripetuto durante la campagna vaccinale, i prodotti a mRNA non restano nella sede di iniezione ma si distribuiscono sistemicamente, come già documentato da studi preclinici del 2015. La proteina spike che ne deriva è funzionalmente identica a quella virale, con le stesse proprietà pro-infiammatorie e pro-trombotiche. La domanda rimasta senza risposta in Commissione è quali cellule la producano, in che quantità e per quanto tempo: “A questa domanda nessuno ancora oggi è in grado di rispondere, nemmeno i produttori. Questi sono prodotti che sono stati utilizzati e tuttora vengono utilizzati in una maniera che è fuori controllo.”Il secondo punto riguarda i limiti degli studi autorizzativi, definiti da Cosentino un esempio di come non si dovrebbe condurre uno studio clinico. Ma anche accettandone i risultati alla lettera, ciò che era stato dimostrato era circoscritto: una riduzione della probabilità di ammalarsi, non altro.Il terzo punto è il più diretto. I vaccini anti-Covid non sono mai stati studiati per impedire il contagio né la trasmissione del virus — ed era scritto nelle schede tecniche: “Non vi fosse nessun effetto particolarmente significativo sul rischio di essere contagiato, cioè di contrarre il virus e di portarselo in giro, e tanto meno sul rischio che una volta contagiati si trasferisse il virus da una persona all’altra. Questo non è mai stato provato in nessuno studio clinico.” Chi si è vaccinato convinto di essere immune e di non poter trasmettere il virus si è comportato di conseguenza, con effetti controproducenti rispetto agli stessi obiettivi della campagna.Alla domanda se fosse possibile che nessuno si fosse accorto di queste lacune, Cosentino è stato netto: “No, non è possibile che nessuno in buona fede non si sia accorto di tutti questi aspetti. Ho avuto sott’occhio i documenti che sono sempre stati fin dall’inizio a disposizione, a partire dalla scheda tecnica, dal riassunto delle caratteristiche del prodotto, che diceva chiaramente quello che era provato dagli studi clinici e quello che invece gli studi clinici non avevano provato.” E ancora: “Non era necessario essere un premio Nobel per dirlo.”La Commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid, istituita nella XIX Legislatura e presieduta dal senatore Marco Lisei, sta conducendo un lavoro di ricostruzione sulla gestione dell’emergenza sanitaria in Italia. L’audizione integrale è disponibile sul canale webtv della Camera dei deputati.The post “Non serviva un Nobel, bastavano conoscenze basilari di medicina” ▷ Pandemia, il bilancio 6 anni dopo appeared first on Radio Radio.