Immunità e violenze Antifà, il caso Salis adesso arriva in Ue

Wait 5 sec.

Negli ultimi giorni il caso che coinvolge Ilaria Salis è tornato con forza al centro del dibattito politico europeo, intrecciando vicende giudiziarie, scelte istituzionali e scontro ideologico. A riaccendere i riflettori sono state le indagini condotte dalla magistratura tedesca sulla cosiddetta “Hammerbande”, gruppo di estrema sinistra accusato di violente aggressioni nei confronti di militanti di destra, e le ricostruzioni giornalistiche secondo cui il nome dell’eurodeputata italiana comparirebbe ben ventisette volte nei fascicoli degli inquirenti come “membro estero” della “banda del martello”.La vicenda si inserisce in un contesto già altamente divisivo. Arrestata in Ungheria nel 2023 con accuse legate a episodi di violenza politica, Salis è stata poi eletta al Parlamento europeo nel 2024, ottenendo l’immunità parlamentare. Una scelta che ha immediatamente polarizzato il confronto pubblico: da un lato chi l’ha interpretata come una tutela dei diritti, dall’altro chi l’ha letta come uno scudo politico. In questo scenario si inserisce l’iniziativa di Isabella Tovaglieri, esponente della Lega al Parlamento europeo, che ha deciso di portare il caso all’attenzione della Commissione europea attraverso un’interrogazione formale. Un passaggio tutt’altro che secondario: non una semplice dichiarazione politica, ma un atto istituzionale che obbliga Bruxelles a confrontarsi con una questione particolarmente scomoda.È qui che emerge la forza politica dell’iniziativa. Isabella Tovaglieri porta il caso su un terreno istituzionale dove le contraddizioni diventano difficili da ignorare. Se, come riportato, il nome di Ilaria Salis compare ripetutamente in un’inchiesta su un gruppo accusato di aggressioni e tentati omicidi, diventa inevitabile interrogarsi sul funzionamento del sistema di garanzie europee. Il cuore dell’interrogazione, infatti, va oltre il singolo caso. Da un lato, si solleva il tema dell’estremismo di sinistra in Europa, indicato come un fenomeno in crescita e sempre più violento; dall’altro, si apre un fronte ancora più delicato: quello della possibile classificazione dei movimenti Antifa e, soprattutto, della revisione dell’immunità parlamentare.Ed è proprio su questo punto che l’iniziativa della Lega colpisce nel segno. L’immunità nasce per proteggere la libertà dei rappresentanti eletti, non per sottrarli – anche solo potenzialmente – al giudizio della magistratura su fatti gravi e reiterati. Quando questa linea di confine appare sfumata, la fiducia nelle istituzioni rischia di incrinarsi. Isabella Tovaglieri porta questa contraddizione dentro le istituzioni europee, trasformandola in un caso politico di primo piano.Per Ilaria Salis, la questione diventa inevitabilmente più complessa. L’immunità garantisce una tutela giuridica, ma non può cancellare il peso del dibattito pubblico né le ombre sollevate dalle inchieste. Soprattutto, non può impedire che il caso venga utilizzato come terreno di scontro politico. La mossa di Isabella Tovaglieri alza dunque il livello del confronto e costringe l’Europa a guardarsi allo specchio. L’interrogazione alla Commissione europea non lascia spazio a zone grigie: o il sistema di immunità regge anche davanti a casi controversi, oppure va ripensato per evitare che diventi un rifugio improprio.Perché il punto, ormai, non è più soltanto stabilire responsabilità individuali, ma preservare la credibilità delle istituzioni. Se anche solo il dubbio che esistano scorciatoie politiche rispetto alla giustizia prende piede, a perdere non è un singolo protagonista, ma l’intero impianto democratico europeo.Salvatore Di Bartolo, 30 aprile 2026L'articolo Immunità e violenze Antifà, il caso Salis adesso arriva in Ue proviene da Nicolaporro.it.