Ancona, il Tar dà ragione alle due mamme lgbt: «Un errore l’esclusione dal nido da parte del Comune»

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Il Tar delle Marche ha annullato l’esclusione dal nido comunale di un bambino di Ancona, figlio di una coppia di donne unite civilmente, stabilendo che il Comune non avrebbe dovuto ignorare la posizione lavorativa della madre non biologica. Il caso nasce nel 2024, quando l’amministrazione nega al piccolo il punteggio necessario per l’ammissione, nonostante alla sorella primogenita, solo due anni prima, fosse stato riconosciuto il diritto all’accesso con gli stessi identici requisiti. L’esclusione era scattata perché il Comune aveva conteggiato solo il lavoro della madre biologica, ignorando quello della moglie. Considerata all’anagrafe come genitore unico, la donna aveva ottenuto meno punti in graduatoria e quindi un numero insufficiente per ottenere il posto all’asilo. La storia delle due mammeIl caso ruota attorno al riconoscimento dello status di figlio nei casi di procreazione assistita, un tema che ha visto un radicale cambio di rotta giurisprudenziale negli ultimi anni. Si tratta di due donne marchigiane di circa 40 anni che stanno insieme dal 2015 e sono unite civilmente dal 2019. Nel 2018 hanno iniziato un percorso di fecondazione assistita e hanno avuto due figli, una nel 2021 e una nel 2023. «Il Comune non aveva attribuito un punteggio elevato alla famiglia perché, dal punto di vista biologico, in una coppia formata da due donne, quindi in un’unione civile omogenitoriale, il figlio è riconducibile biologicamente a una sola delle due madri, in assenza di una formale procedura di adozione», spiega a Open l’avvocato Tommaso Rossi che ha assistito la coppia.Perché il giudice ha dato ragione alla famiglia«Noi invece abbiamo sostenuto che quando un figlio viene concepito tramite procreazione medicalmente assistita da una sola delle due donne, ma all’interno di una coppia unita civilmente, si è comunque in presenza di un progetto genitoriale condiviso e preesistente. Il regolamento del comune era di parecchi anni fa e non prendeva in considerazione determinati nuclei familiari, ma quella che abbiamo portato avanti noi è l’unica in linea con il principio di uguaglianza della Costituzione», prosegue il legale. La sentenza è stata influenzata da quella della Corte Costituzionale del 2025 che ha dichiarato incostituzionali le norme che impediscono il riconoscimento del figlio, nato da procreazione medicalmente assistita all’estero, alla madre intenzionale. «La famiglia in questi due anni si è trovata costretta ingiustamente a ricorrere a un asilo nido privato. Dopo questa sentenza potrà agire per ottenere il rimborso dei costi sostenuti a causa dell’illegittimo rifiuto del Comune, oltre al risarcimento per il pregiudizio morale subito», concludeL'articolo Ancona, il Tar dà ragione alle due mamme lgbt: «Un errore l’esclusione dal nido da parte del Comune» proviene da Open.