Si è conclusa con uno sbarco nel porto di Ierapetra, sull’isola di Creta, la traversata della maggior parte dei componenti della Global Sumud Flotilla. I 175 attivisti, intercettati dalla marina israeliana tra mercoledì e giovedì mentre tentavano di rompere il blocco navale e raggiungere le coste di Gaza, sono stati scortati dalla Guardia costiera greca per iniziare le procedure di rimpatrio verso i rispettivi Paesi d’origine. Tuttavia, il bilancio dell’operazione non si esaurisce con lo sbarco in Grecia: due membri del gruppo non sono scesi dalla nave israeliana e sono attualmente sotto la custodia delle autorità di Tel Aviv.I due attivisti trasferiti in IsraeleSecondo quanto comunicato ufficialmente dal Ministero degli Esteri israeliano, due militanti sono stati separati dal resto del gruppo perché considerati autori di «attività sospette» e saranno condotti in Israele per essere sottoposti a interrogatorio. Si tratta di Saif Abu Keshek, cittadino palestinese-spagnolo «sospettato di affiliazione a un’organizzazione terroristica», e del brasiliano Thiago Ávila, «sospettato di attività illegali». I due sono stati trasferiti nello Stato ebraico nelle scorse ore per approfondire le indagini sulla loro posizione e sui reali obiettivi della loro partecipazione alla spedizione.Chi sono Saif Abu Keshek e Thiago ÁvilaEntrambi i militanti trattenuti dalle autorità israeliane sono figure di primo piano nel panorama internazionale delle proteste contro le operazioni militari a Gaza e vantano una lunga storia di militanza. Thiago Ávila, 39 anni, è un noto ambientalista considerato tra i leader della branca brasiliana della Global Flotilla. Molto seguito sui social media, Ávila si occupa di attivismo da circa vent’anni, secondo quanto raccontato da lui stesso, e aveva già preso parte a spedizioni umanitarie verso la Striscia lo scorso anno. Saif Abu Keshek è invece un cittadino palestinese nato in Cisgiordania ma residente da tempo a Barcellona. Da oltre due decenni Abu Keshek è un instancabile organizzatore di iniziative di solidarietà con la Palestina in Europa, un impegno che ora lo vede al centro dei sospetti di Tel Aviv.La mediazione diplomatica e lo sbarco a CretaL’arrivo dei 175 attivisti a Creta è il risultato di una complessa giornata di trattative diplomatiche che hanno coinvolto, oltre a Israele e Grecia, anche i governi di Italia e Germania. Inizialmente, i piani di Tel Aviv prevedevano il trasferimento di tutti i fermati nel porto di Ashdod, dove sarebbero stati sottoposti alle consuete procedure di riconoscimento, arresto formale ed espulsione. Tuttavia, il pressing di Roma e Berlino ha spinto il governo israeliano a optare per una soluzione più rapida, chiedendo ad Atene di collaborare per facilitare il rimpatrio immediato dei militanti internazionali.La sfida delle navi rimaste e il commento di NetanyahuNonostante lo stop imposto alla nave principale, la partita non sembra ancora chiusa. Altre imbarcazioni della Flotilla si trovano attualmente ferme in diversi porti greci, apparentemente intenzionate a ripartire alla volta di Gaza nei prossimi giorni. La posizione di Israele rimane però di totale chiusura: il governo ha già ribadito che a nessuna unità sarà permesso di avvicinarsi alle acque territoriali della Striscia. Sulla vicenda è intervenuto con sarcasmo anche il primo ministro Benjamin Netanyahu, che ha commentato il blocco della missione dichiarando che gli attivisti «continueranno a guardare Gaza su YouTube».L'articolo Arrivati a Creta gli attivisti della Flotilla, due portati in Israele e interrogati: «Sospetto terrorismo». Chi sono Saif Abu Keshek e Thiago Ávila proviene da Open.