22 anni fa il grande allargamento dell'Ue

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AGI - Ventidue anni fa l’Unione europea cambiava dimensione, geografia e ambizione politica. Il primo maggio 2004 Cipro, Repubblica Ceca, Estonia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Slovacchia e Slovenia entravano nell’Ue, dando vita al più grande allargamento mai realizzato dal progetto comunitario. Un passaggio che chiudeva simbolicamente la lunga stagione della divisione europea seguita alla Guerra fredda e apriva una nuova fase per il continente.Oggi, nel 22esimo anniversario di quella data, per le istituzioni europee l’allargamento resta uno dei principali strumenti politici dell’Unione grazie alla leva di stabilità, democrazia, crescita economica e sicurezza che può esercitare.La valutazione della Commissione europeaLa Commissione europea lo definisce “una delle più grandi storie di successo” dell’Ue, sottolineando che le successive espansioni hanno rafforzato democrazia, diritti dei cittadini e standard di vita nel continente.Il contesto geopolitico attualeIl valore politico della ricorrenza è ancora più evidente nel contesto attuale e con la guerra in Ucraina, il tema dell’allargamento è tornato al centro dell’agenda strategica europea.La posizione del Parlamento europeoIl Parlamento europeo, nella sua relazione sulla strategia di allargamento del 2026, ha ricordato che il conflitto in Ucraina e i nuovi equilibri geopolitici hanno dato “un nuovo dinamismo” al processo, definendo l’ingresso di nuovi Paesi un investimento geostrategico in pace, sicurezza, stabilità e prosperità.Il richiamo di Ursula von der LeyenGià in occasione del ventesimo anniversario, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen aveva legato il ricordo del 2004 alla necessità di “completare” l’Unione, richiamando le aspirazioni europee dei Balcani occidentali e dei Paesi candidati. “Il desiderio di unire l’Europa e completare la nostra Unione è più importante che mai”, aveva detto al Parlamento europeo.L’allargamento come imperativo geopoliticoAnche l’allora presidente del Consiglio europeo Charles Michel aveva attribuito all’allargamento un significato apertamente geopolitico definendo la nuova fase di adesioni “un imperativo geopolitico” in un’Europa dove la guerra è tornata a essere una realtà.I risultati economici e socialiA dare concretezza a quella scelta sono stati anche i risultati economici e sociali. Secondo la Commissione, nei vent’anni successivi all’ingresso dei dieci Paesi del 2004, le economie dei nuovi Stati membri sono cresciute fortemente, la produzione agricola è triplicata e la disoccupazione si è dimezzata. L’allargamento ha inoltre ampliato le opportunità per cittadini e imprese: studiare, lavorare, investire ed esportare in un mercato più grande.Il doppio significato della ricorrenzaLa ricorrenza del primo maggio assume quindi un doppio valore. Da un lato ricorda il successo dell’integrazione di Paesi che per decenni erano rimasti separati dal resto dell’Europa democratica. Dall’altro rilancia una domanda politica cruciale: quale Unione vuole essere l’Europa nei prossimi anni?I Paesi candidati e il ritmo dell’allargamentoOggi il dossier riguarda soprattutto Ucraina, Moldova, Georgia e Balcani occidentali. La Commissione ha rilevato nel 2025 che il processo di allargamento si sta muovendo più rapidamente che negli ultimi quindici anni, ma ha anche avvertito che non può perdere slancio, perché la sicurezza europea è sempre più esposta ai mutamenti dell’ordine globale.La sfida dell’Unione nel 2026Per questo il 22esimo anniversario del grande allargamento è un promemoria politico. L’Ue del 2004 scelse di diventare più grande per essere più stabile, più sicura e più influente. L’Ue del 2026 si trova davanti alla stessa sfida, ma in un contesto più duro: guerra ai confini, pressioni autoritarie, competizione globale e necessità di riformare le proprie istituzioni per prepararsi a nuovi ingressi. Il messaggio che arriva da Bruxelles è netto: l’allargamento non è più soltanto una promessa rivolta ai Paesi candidati, ma una scelta di sicurezza per gli Stati membri attuali.