L’estate che si avvicina vuol dire bagni a mare e relax, ma anche la pericolosa esposizione ai raggi Uv del sole, causa di quasi il 90% dei melanomi: una minaccia troppo spesso sottovalutata. È per questo che da Mario Santinami, specialista in Chirurgia generale del Centro diagnostico italiano, arrivano cinque indicazioni per riconoscere un tumore maligno la cui identificazione non è sempre così semplice e scontata. Melanoma camaleonticoNon tutti i melanomi sono scuri, asimmetrici e a bordi irregolari. Le forme prive di pigmento, con aspetto rosaceo o color cute, dette amelanotiche, rappresentano fino al 5% dei casi e spesso vengono scambiate per dermatiti, cicatrici o granulomi. Il melanoma che cresce sotto le unghie può invece essere confuso con un’ecchimosi o un’infezione micotica. Fattori di rischio e target di età Sebbene non esista un paziente tipo, i soggetti con rischio aumentato sono quelli con molti nevi o nevi atipici, chi ha una storia familiare di melanoma o di altri tumori cutanei, chi ha avuto esposizioni prolungate ai raggi Uv o scottature solari importanti e chi ha un fototipo chiaro. La mancanza di questi fattori non equivale però all’assenza di rischio. Accanto a questi fattori biologici c’è un rischio invisibile, di natura psicologica: la tendenza a normalizzare le lesioni cutanee. Chi ha molti nevi innocui, ad esempio, è portato a sottovalutare la comparsa o la modifica di una singola lesione e anche chi è in età avanzata tende a ricondurre le alterazioni della pelle all’invecchiamento fisiologico.Un nevo che cambia oltre i 65 anni viene percepito come macchia senile molto più facilmente di uno che cambia a 35. Questo meccanismo è tra le cause più frequenti di ritardo diagnostico: riconoscerlo è già una forma importante di prevenzione.La pelle scura non protegge La maggiore concentrazione di melanina riduce il rischio relativo di melanoma, ma non lo elimina. Nei fototipi scuri il melanoma si manifesta con maggiore frequenza nelle sedi acrali – palmo della mano, pianta del piede, regione subungueale – aree in cui la pigmentazione cutanea non fornisce alcuna protezione. In chi ha la pelle scura la diagnosi arriva mediamente in uno stadio più avanzato, con un impatto negativo sulla prognosi. Le ragioni si sovrappongono: una minore abitudine all’ispezione delle sedi a rischio da parte del paziente, e una soglia di sospetto talvolta ridotta anche in ambito clinico. Riconoscere questa disparità è il primo passo per correggerla.Cuoio capelluto e tatuaggi Nascosto dai capelli e difficile da ispezionare da soli, il cuoio capelluto è una delle sedi a più alta mortalità per melanoma. Un controllo dermatologico completo deve includere anche questa zona, così come la regione plantare e la mucosa orale. Un elemento di complessità crescente, nella pratica clinica, è rappresentato dai tatuaggi.La presenza di pigmenti esogeni nel derma può mascherare alterazioni melanocitiche sottostanti o simularle, rendendo più difficile tanto l’autoispezione quanto la valutazione clinica. Sarebbe importante non tatuare aree con nevi e comunque ricordare che i nevi localizzati in aree tatuate richiedono una sorveglianza più attenta e, in presenza di dubbio diagnostico, un approfondimento strumentale.Immagini che salvano la vita Il monitoraggio per immagini delle lesioni nel tempo è oggi uno degli strumenti più efficaci per intercettare il melanoma in fase precoce. Confrontare immagini ad alta risoluzione a distanza di mesi permette di cogliere variazioni impercettibili a occhio nudo, diagnosticando melanomi in stadio 0 o I, quando la sopravvivenza a dieci anni supera il 95%. Particolare attenzione va invece posta nel monitoraggio ‘fai da te’ per immagini tramite smartphone. Il rischio principale è che l’app rassicuri oltremodo il paziente. Il valore di questi strumenti sta nell’orientamento: spingono le persone a osservare la propria pelle con più attenzione, e questo è già qualcosa, a patto di non fermarsi lì e arrivare rapidamente al controllo e all’esperienza dello specialista.Questo articolo Melanoma minaccia sottovalutata, i 5 consigli dello specialista per identificarlo proviene da LaPresse