Andare o non andare? Quello che attanaglia Andrea Sempio e la sua difesa nell’indagine sull’omicidio di Chiara Poggi a Garlasco è il tipico dilemma del prigioniero. «Stiamo valutando i passi più opportuni per la nostra strategia difensiva», fa sapere l’avvocata Angela Taccia, mentre il collega Liborio Cataliotti sceglie di non dire nulla «prima di essermi confrontato con il team difensivo e il cliente». La procura di Pavia vuole interrogarlo il 6 maggio. E questo è l’ultimo atto prima della richiesta di rinvio a giudizio che potrebbe cambiare la storia del delitto di via Pascoli. Sempio ha tre scelte davanti: non andare, come ha fatto il 20 maggio 2025. Andare e avvalersi della facoltà di non rispondere. Oppure affrontare l’interrogatorio. Con tutti i rischi del caso.Il dilemma di Andrea SempioSe Sempio sceglie di non andare o di avvalersi della facoltà di non rispondere non saprà fino alla richiesta di rinvio a giudizio cosa c’è nel fascicolo della procura. In un’indagine in cui le fughe di notizie sono all’ordine del giorno potrebbe non essere un grande problema. Ma da molto tempo, quasi dall’inizio dell’indagine, si parla di una serie di carte che i pm diretti da Fabio Napoleoni hanno custodito in attesa di scoprirle nel momento decisivo. Sempio avrebbe la possibilità di conoscerle con qualche tempo d’anticipo e quindi la sua difesa potrebbe organizzare le contromosse. Ma le incognite in questo caso sono molte. Perché se lui decide di rispondere su cose che non conosce potrebbe cadere in contraddizione, sbagliarsi, oppure tradirsi a seconda dei punti di vista.Alberto Stasi e Marco PoggiD’altro canto all’epoca Alberto Stasi e Marco Poggi invece risposero alle domande degli inquirenti. E la loro presenza in procura ci fornisce un indizio forse decisivo sull’ipotesi di reato in concorso che seguiva all’inizio la procura di Pavia. Un’ipotesi che evidentemente deve essere nel frattempo caduta, visto che nel nuovo invito a comparire Sempio è indicato come autore unico del delitto. La decisione di eccepire la nullità della notifica da parte dell’allora difensore Massimo Lovati evitò a Sempio le contestazioni sull’impronta 33 stampata sul muro delle scale sopra il cadavere, attribuita alla mano destra dall’indagato dalla consulenza dei dattiloscopisti Iuliano e Caprioli. Insomma, ci sono tutti i presupposti per evitare di andare. O per avvalersi, come dicono gli avvocati.La prova reginaMa per scoprire le nuove carte della Procura, spiega oggi Repubblica, Sempio dovrà andare a vedere. O attendere il deposito e la discovery. Non prima di aver dato ancora una volta, pur esercitando un suo diritto, l’impressione di chi si sottrae alle contestazioni dirette. Di chi ha qualcosa da nascondere, pur essendosi sempre professato innocente. E poi ci sono le voci sulla prova regina. Che si rincorrono tirando in ballo di volta in volta personaggi nuovi e vecchi dell’inchiesta del 2007. Qualcosa di ancora sconosciuto ci deve essere per forza nel fascicolo, è il ragionamento. Anche perché la perizia del tribunale ha in qualche modo depotenziato le certezze della procura sul Dna trovato sul corpo della vittima.Futili motivi e crudeltàL’atto firmato da Denise Albani, la genetista che ha coordinato, con i dattiloscopisti Domenico Marchigiani e Giovanni Di Censo, l’incidente probatorio, ha parlato di compatibilità con i componenti della linea paterna della sua famiglia. Compatibilità in un caso valutata “moderatamente forte” e nell’altro “moderata”. Ma che, oltre a non essere contrassegnata da una certezza scientifica granitica, non offre una conferma schiacciante all’ipotesi di Pavia. Di certo c’è che le aggravanti dei futili e abbietti motivi e della crudeltà nel nuovo capo di imputazione per l’omicidio di Chiara Poggi contenuto nell’invito a rendere interrogatorio in procura a Pavia per il prossimo 6 maggio, qualora riconosciute in un eventuale processo, possono portare a una condanna all’ergastolo.L'articolo Garlasco, il dilemma di Andrea Sempio e la «prova regina» che gli fa rischiare l’ergastolo proviene da Open.