Il lavoro torni fondamento della Repubblica. Questo sistema economico diffonde la diseguaglianza

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Non bisogna essere marxisti, leninisti o maoisti, tutte cose peraltro molto auspicabili, per capire che esiste un nesso indissolubile tra il destino della classe lavoratrice italiana e quello della Repubblica che è per l’appunto fondata sul lavoro, secondo il chiaro e indiscutibile dettato del primo articolo della sua Costituzione.Simul stabunt, simul cadunt. Se affonda l’una, affonda anche l’altra, a meno di non ritenere che a difenderla possano essere faccendieri, politicanti più o meno corrotti, imprenditori che campano sullo sfruttamento e tutto il bestiario di parassiti che alligna spudoratamente nella seconda come nella prima Repubblica e sulle cui poco apprezzabili imprese il Fatto ci informa quotidianamente. Ciò equivale a dire che il conflitto di classe è il sale della nostra democrazia e tenerlo vivo significa salvaguardare e alimentare la necessaria ed effettiva partecipazione di lavoratori e lavoratrici “all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese” (art. 3 della Costituzione).Ciò sia di monito a sindacati vecchi e nuovi, considerando specialmente il fatto che i primi non sempre sono stati all’altezza del loro compito, dando vita purtroppo nel corso degli anni a politiche di moderazione salariale e su altri temi che hanno rappresentato una vera e propria deplorevole autocastrazione, magari in cambio di qualche discutibile privilegio per i propri dirigenti.Tanto più esecrabile quindi il tentativo del governo Meloni, che nel suo intimo resta di ispirazione fascista, di soffocare il conflitto, che costituisce la vera ragione del suo recente decreto impropriamente ispirato alla “sicurezza”.È infatti il sistema capitalistico dominante ad alimentare costantemente l’insicurezza su tutti i piani. Esso precarizza costantemente il lavoro, espone i lavoratori a sfruttamento, incidenti sul lavoro e omicidi bianchi. “Com’è possibile – si chiede l’ANMIL (Associazione Nazionale fra Lavoratori Mutilati e Invalidi del Lavoro) – trovare confortanti dati che raccontano di 99 infortuni mortali in soli due mesi e, come è sempre fondamentale tenere a mente, che si riferiscono solamente all’universo della legalità in una Nazione che conta circa 3 milioni di lavoratori impiegati nel sommerso?”.Questo sistema economico ormai decotto a livello più generale diffonde la diseguaglianza e prepara, in virtù delle sue insolubili contraddizioni, la guerra che già riguarda ampie zone del pianeta e lambisce oggi anche il nostro territorio mentre echeggiano i funesti ragli e grugniti dei maledetti guerrafondai che vorrebbero trasformarci in carne da cannone.Per combattere l’insicurezza non servono quindi le leggi autoritarie e liberticide di Meloni e Piantedosi, che puntano tutto sull’ampliamento dei poteri delle forze dell’ordine. Queste ultime del resto, come si tende purtroppo a dimenticare da varie parti, sono composte anch’esse da lavoratori e lavoratrici coi loro diritti insopprimibili. Servono invece organizzazioni sindacali e politiche sempre più profondamente radicate nel lavoro, che sappiano farsi carico in modo creativo ed efficace dei mutamenti di tipo sociale, culturale e tecnologico che riguardano l’organizzazione del lavoro, dalla composizione multietnica della classe lavoratrice alla crescente automazione al ruolo dei piccoli intermediari e del finto lavoro autonomo.Come affermato dall’ANMIL, “in un ecosistema fatto di disuguaglianza, precarietà e disincanto il monito per questo Primo Maggio assume valore solo se gridato a gran forza, nel proprio intimo e nelle piazze, nella promessa di non circoscrivere la sua portata a slogan di ricorrenza bensì di farne un reale patto sociale che ci porti a reagire ogni giorno contro la disumanizzazione”. Centrale resta il ruolo dello sciopero, diritto fondamentale recentemente riaffermato dal Comitato per i diritti sociali del Consiglio d’Europa per merito dell’Unione sindacale di base.E di uno sciopero generale unitario prima dell’estate abbiamo oggi bisogno per riaffermare le ragioni invincibili del lavoro e della pace contro le forze oscure del padronato e della finanza, intente solo a curare i loro profitti, peraltro anch’essi in decrescita vertiginosa, contro le sacre ragioni dell’umanità e dell’intelligenza critica, che Valditara & C. si sforzano di assassinare, archiviando perfino Alessandro Manzoni.Occorre unire la richiesta di un risarcimento salariale consistente a quella di servizi pubblici gratuiti ed efficienti e di una gestione democratica del territorio contro le porcherie delle quali si rendono responsabili anche sindaci fintamente “progressisti” come Sala e Gualtieri, al rigetto del riarmo europeo e nazionale e alla promozione di una politica internazionale di neutralità e non allineamento (basta colla NATO ma anche colle velleità militariste della “nuova” Europa germanocentrica che si va delineando in modo inquietante), che consenta al nostro Paese, attingendo alle sue migliori tradizioni millenarie di cogliere le grandi opportunità offerte dal momento storico che stiamo vivendo, terminando finalmente di essere il complice colpevole dei crimini dell’Occidente, si tratti di genocidi, guerre d’aggressione e altro ancora.L'articolo Il lavoro torni fondamento della Repubblica. 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