Primo Maggio, Mattarella: “Morti sul lavoro tributo inaccettabile, Paese vive di coesione sociale”

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Sceglie lo stabilimento Piaggio di Pontedera Sergio Mattarella per aprire le celebrazioni della Festa del Lavoro 2026, proseguendo il cammino iniziato ormai da qualche anno sui luoghi simbolo della creatività e dell’operosità del Paese. Il Capo dello Stato riparte dalle priorità, ricorda le “oltre mille vite spezzate ogni anno” dagli incidenti sul lavoro: “Si tratta di un tributo inaccettabile”, torna a ripetere, chiamando ancora una volta a un impegno condiviso. Imprenditori, lavoratori, istituzioni, società: “La lotta alle incurie, all’illegalità, alle imprudenze deve coinvolgere tutti”, scandisce, perché la sicurezza sul lavoro “resta un dovere, che non consente rinunce o distinguo”.L’inquilino del Colle visita il Museo Piaggio, ricorda come la Vespa sia diventata, negli anni, simbolo dell’Italia nel mondo. Anche sui luoghi dell’eccellenza, però, grava la situazione globale. “Pesano le fragilità dell’economia internazionale sulle nostre aziende. Pesano i conflitti e le guerre”, ammette Mattarella, che torna a registrare il “deficit competitivo” dell’Europa rispetto alle altre potenze. “Occorre eliminare al più presto le barriere che ancora impediscono una compiuta unione dei nostri mercati interni. Bisogna orientare gli investimenti nei settori più strategici e con il maggiore potenziale di crescita”, insiste tornando a citare quel rapporto Draghi che punta a “rafforzare la base industriale” del Continente. L’occupazione femminile e giovanileL’invito, dopo la teoria, è ancora una volta all’azione: “È tempo di visione. Non di misure di corto respiro. È tempo di procedere, con coraggio, sulla strada dell’integrazione europea”, dice chiaro. Anche sul fronte interno, però, qualcosa resta da fare. “Siamo chiamati a fare la nostra parte”, dice il Capo dello Stato che individua due “punti maggiormente critici del nostro mercato del lavoro” sui quali intervenire: l’occupazione femminile e quella dei giovani. Per Mattarella il lavoro delle donne è “certamente la prima leva su cui concentrarsi”. I dati raccontano di tassi in salita, tali da costituire un primato. “Tuttavia – ammette – resta consistente il gap da colmare rispetto alla media europea. Il divario di genere, che emerge non soltanto dai tassi di occupazione ma anche dalla disparità che perdura nelle retribuzioni e nelle carriere, va colmato con un complesso di interventi e attenzioni: sui fattori strutturali e sui contesti territoriali, ma anche sulla qualità del lavoro e sui servizi per favorire la conciliazione con gli altri impegni di vita”. C’è poi il capitolo che riguarda i giovani, al quale l’inquilino del Colle è da sempre molto legato. “Ancora troppo alta l’età di ingresso nel mercato del lavoro. Nella nostra società i giovani sono poco ascoltati. C’è una scarsa attenzione alla loro maturazione e alla loro indipendenza”, dice chiaro, accendendo un faro su quegli under 30 definiti lavoratori ‘indipendenti’ che però, nella realtà dei fatti, sono “autonomi senza autonomia”. Ci sono poi “numerosi giovani ben istruiti che lasciano il nostro Paese per lavorare all’estero” e sono più di quelli che vengono in Italia. “Nell’interesse del Paese questa tendenza va invertita”, la sottolineatura. Tanti, infine, quelli che nel nostro Paese arrivano, magari in fuga dal loro. “Il sistema produttivo reclama manodopera: c’è di che riflettere”, ragiona il Capo dello Stato richiamando il tema delle migrazioni e citando il Piano Mattei varato dal governo quale strumento di cooperazione con i Paesi di origine.La rotta indicata da MattarellaRipartire dal lavoro, allora, sembra essere la rotta indicata dall’inquilino del Colle per ricucire le troppe diseguaglianze ancora esistenti ed è una rotta che arriva da lontano. Fondare la nostra Repubblica “sul lavoro”, così recita l’art.1 della Costituzione, rappresenta per Mattarella un “messaggio” voluto dai padri costituenti, che arriva fino a noi. Una scelta che mira a “dare alla democrazia, alla libertà, all’uguaglianza – finalmente conquistate – un contenuto più forte e impegnativo. Per sottolineare che la Repubblica sarebbe stata il tempo delle opportunità”. Tanto è vero, ricorda, che le fabbriche, i lavoratori, le organizzazioni sindacali, “sono state in primo piano nella costruzione – dopo la guerra – della nuova Italia, nello sviluppo dei diritti, nel welfare, nella civiltà”. Un Paese forte, sottolinea allora il Capo dello Stato, “vive di coesione sociale” e questa richiede “che il lavoro e la tutela dei lavoratori siano effettive, contro ogni illegalità e sfruttamento che rappresentano una minaccia alla stessa convivenza”. Anche in questo caso, allora, l’appello è corale. Sindacati, imprese, associazioni: tutti sono chiamati a contribuire al mantenimento della coesione sociale, vero privilegio della vita democratica. “Il dialogo sociale – è allora l’invito in vista del Primo maggio: non deve mai interrompersi”.Questo articolo Primo Maggio, Mattarella: “Morti sul lavoro tributo inaccettabile, Paese vive di coesione sociale” proviene da LaPresse