Perché è il Tap la via di uscita alla crisi di Hormuz. Parla l’amb. Amirbayov

Wait 5 sec.

Giorgia Meloni tra pochi giorni sarà a Baku, altra tappa del suo tour “energetico” che l’ha vista visitare Algeria e Paesi del Golfo. Formiche.net ne ha parlato con Elchin Amirbayov, Rappresentante del Presidente della Repubblica dell’Azerbaigian per gli Incarichi Speciali (ricevuto nei giorni scorsi dal viceministro degli esteri Edmondo Cirielli) secondo cui l’importanza strategica della cooperazione energetica tra Azerbaigian e Italia è diventata ancora più evidente dopo la crisi di Hormuz. Inoltre grazie al Tap il Corridoio Meridionale del gas è già diventato una delle principali vie di diversificazione per l’Europa, soprattutto in un momento in cui il continente è alla ricerca di alternative affidabili e di canali di approvvigionamento terrestri sicuri.Grazie al gasdotto Tap, Italia e Azerbaigian intrattengono solide relazioni energetiche. Queste relazioni sono diventate ancora più importanti dopo la crisi di Hormuz?Sì, assolutamente. L’importanza strategica della cooperazione energetica tra Azerbaigian e Italia è diventata ancora più evidente dopo la crisi di Hormuz. In tempi di instabilità geopolitica, la questione centrale non è solo l’accesso all’energia, ma anche l’affidabilità e la sicurezza delle vie di approvvigionamento. A questo proposito, l’Azerbaigian è da tempo un partner fidato per l’Italia. Nel 2025, l’Azerbaigian ha fornito all’Italia 9,5 miliardi di metri cubi di gas attraverso il Tap, coprendo circa il 16% delle importazioni totali di gas dell’Italia. Dall’inizio dell’esercizio commerciale del Tap, sono stati consegnati all’Italia oltre 42 miliardi di metri cubi di gas azero. Questo rende il Tap non solo un successo commerciale, ma un pilastro strategico della resilienza energetica italiana.Allo stesso tempo, il significato di questa partnership va ben oltre il livello bilaterale. L’Azerbaigian svolge oggi un ruolo importante nella sicurezza energetica complessiva dell’Europa. Nel 2025 ha fornito 12,5 miliardi di metri cubi di gas naturale agli Stati membri dell’Ue, il 53,8% in più rispetto al 2021. Ciò dimostra che il Corridoio Meridionale del Gas è già diventato una delle principali vie di diversificazione per l’Europa, soprattutto in un momento in cui il continente è alla ricerca di alternative affidabili e di canali di approvvigionamento terrestri sicuri. Le recenti tensioni intorno a Hormuz hanno ricordato ancora una volta a tutti quanto i mercati energetici globali rimangano vulnerabili agli shock geopolitici. In questo contesto, il ruolo dell’Azerbaigian assume un valore ancora maggiore. Quindi sì, dopo la crisi di Hormuz, le relazioni energetiche tra Azerbaigian e Italia non sono solo più importanti per i nostri due Paesi, ma anche più rilevanti per l’Europa nel suo complesso.È possibile raddoppiare il gasdotto?Sì, in linea di principio è possibile. E, cosa importante, non si tratta di un’idea nuova. Quando la Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha visitato Baku nel luglio 2022, l’Ue e l’Azerbaigian hanno firmato un Memorandum d’intesa su un partenariato strategico nel settore energetico, che prevedeva esplicitamente il raddoppio delle forniture di gas azero e l’espansione del Corridoio Meridionale del Gas per fornire all’UE almeno 20 miliardi di metri cubi all’anno entro il 2027. Questo processo è già in corso e stiamo procedendo costantemente verso tale obiettivo. La prima fase di espansione del Tap è entrata in funzione a gennaio 2026, aggiungendo 1,2 miliardi di metri cubi di capacità annua all’Europa. Di questo volume aggiuntivo, 1 miliardo di metri cubi è destinato all’Italia. Questo è un segnale concreto che il corridoio non è statico, ma continua a crescere in risposta al fabbisogno energetico dell’Europa.Allo stesso tempo, esiste un chiaro potenziale per fare di più. L’Azerbaigian ha ripetutamente affermato di essere pronto ad aumentare le forniture di gas all’Europa, ma ciò richiede un’ulteriore espansione delle infrastrutture del Corridoio Meridionale del Gas, che comporta nuovi investimenti nello sviluppo a monte e nella costruzione di ulteriori infrastrutture di gasdotti. Nell’attuale contesto di incertezza geopolitica, l’espansione di questa capacità è sempre più nell’interesse strategico dell’Europa. Pertanto, il finanziamento è essenziale. Mentre l’Europa prosegue i suoi sforzi per diversificare le fonti di approvvigionamento energetico, le istituzioni europee possono svolgere un ruolo importante nel contribuire a creare le condizioni finanziarie per gli investimenti necessari.In che modo il gasdotto Tap potrebbe incidere anche sulla stabilità euro-mediterranea?Può farlo in senso molto pratico: rafforzando la sicurezza energetica, riducendo la vulnerabilità agli shock esterni e consolidando le infrastrutture sicure e le catene di approvvigionamento resilienti da cui dipende la prevedibilità economica. In tal senso, il Tap è un’infrastruttura strategica e, attraverso il Corridoio Meridionale del Gas, il gas azero contribuisce a un approvvigionamento energetico più diversificato e affidabile per l’Europa.Per l’Italia in particolare, questo è importante perché il Paese non è solo un mercato di consumo, ma anche uno dei principali snodi energetici tra l’Europa e il Mediterraneo. Quanto più resiliente è la posizione energetica dell’Italia, tanto maggiore è la sua capacità di contribuire alla stabilità regionale in generale, anche nell’Europa sud-orientale e nel bacino del Mediterraneo. Il Tap collega già Grecia, Albania e Italia, mentre il Corridoio Meridionale del Gas sta estendendo ulteriormente la sua portata in Europa attraverso reti di trasmissione interconnesse. Questo ruolo stabilizzante più ampio si riflette anche nel fatto che il gas azero raggiunge ora 10 Stati membri dell’Ue, tra cui, più recentemente, Germania e Austria. Vi è inoltre un aspetto geopolitico più ampio. Il Tap contribuisce ad ancorare la stabilità non solo riducendo l’eccessiva dipendenza da rotte di approvvigionamento più vulnerabili, ma anche creando un’interdipendenza a lungo termine tra Paesi produttori, di transito e consumatori. Il suo impatto sulla stabilità euro-mediterranea va quindi oltre il solo settore energetico: sostiene la resilienza.