Tra Tax Credit e revisione del Decreto Crescita: analisi fiscale delle strategie per rilanciare il calcio italiano

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Sab, 2 Mag 2026L’impatto potenziale del doppio intervento fiscale per rafforzare competitività, sostenibilità e attrattività internazionale della Serie A evitando le distorsioni del passato.DiRedazioneCondividi l'articolo(Photo by Marco Luzzani/Getty Images)Articolo a cura di Edoardo Condò, junior partner di CT&P Commercialisti Associati.Il comparto calcistico italiano, storicamente uno dei principali driver economici e socioculturali del Paese, attraversa una fase di profonda contrazione finanziaria. L’erosione dei ricavi operativi e l’inadeguatezza delle infrastrutture (stadi di proprietà) hanno generato squilibri strutturali nei bilanci delle società. In tale contesto, l’assenza di una politica mirata rischia di marginalizzare l’Italia nel panorama agonistico ed economico europeo.Il presente contributo intende analizzare la fattibilità e l’impatto di un intervento legislativo basato sulla leva fiscale, mutuando modelli di successo già applicati ad altri settori strategici – in primis l’industria cinematografica – e valutando la reintroduzione calibrata delle agevolazioni previste dal cosiddetto “Decreto Crescita”.Edoardo CondòIl modello Cinema: Il Credito d’Imposta come volano per gli investimentiL’industria cinematografica e audiovisiva italiana ha beneficiato di un importante rilancio economico grazie all’introduzione del Tax Credit Cinema (Legge 220/2016). Tale strumento riconosce un credito d’imposta parametrato ai costi ammissibili di produzione e distribuzione.L’applicazione di un istituto analogo al settore calcistico (un “Tax Credit Calcio”) permetterebbe di spostare il focus dalla mera erogazione di contributi a fondo perduto alla detassazione di determinati investimenti. Il credito d’imposta non dovrebbe finanziare la gestione corrente o i salari degli atleti, bensì determinati investimenti tra i quali:Infrastrutture (Stadi e Centri Sportivi): prevedere un credito d’imposta sulle spese di ammodernamento, riqualificazione energetica e messa in sicurezza degli impianti;Settori Giovanili e vivai: un tax credit sui costi diretti sostenuti per le academy giovanili, assimilabile al credito d’imposta per le attività di Ricerca e Sviluppo (R&S).Digitalizzazione: sgravi per l’implementazione di tecnologie legate alla fan experience, o all’elaborazione dei dati (Match Analysis).Questo schema abbatterebbe il carico fiscale delle società, generando liquidità da reinvestire direttamente nell’azienda calcistica, garantendo al contempo allo Stato un gettito indotto maggiore, derivante dall’attivazione della filiera edilizia, tecnologica e dei servizi.Il Decreto Crescita e il regime degli Impatriati: Criticità e prospettive di riformaIl secondo pilastro di un’ipotetica riforma fiscale a sostegno del calcio riguarda il costo del lavoro. Fino al 2023, il settore ha ampiamente usufruito del regime fiscale degli impatriati, il quale prevedeva la detassazione del 50% del reddito di lavoro dipendente prodotto in Italia da sportivi professionisti provenienti dall’estero.L’abrogazione di tale beneficio per gli sportivi (avvenuta con il D.Lgs. 209/2023 in attuazione della Delega Fiscale) ha fatto sì che per garantire a un calciatore di top-level lo stesso ingaggio netto (variabile fondamentale per attrarre talenti internazionali), le società italiane devono oggi sostenere un costo lordo quasi raddoppiato rispetto al periodo di vigenza della norma.La competitività del prodotto “Serie A” sui mercati internazionali (e conseguentemente il valore dei diritti TV, principale fonte di ricavo) è direttamente proporzionale alla qualità del capitale umano impiegato.Una reintroduzione mirata e condizionata del Decreto Crescita genererebbe effetti positivi quali la compressione del Costo del Lavoro e l’attrazione di Top Player. L’Italia aumenterebbe pertanto la possibilità di competere con regimi fiscali esteri agevolati come ad esempio la Ley Beckham in Spagna, sebbene modificata, o i regimi del Medio Oriente.Tuttavia, per evitare le distorsioni del passato – dove l’agevolazione veniva utilizzata per importare atleti di medio-basso livello a discapito dei vivai nazionali – la reintroduzione dovrebbe essere soggetta a stringenti clausole come ad esempio:Requisito di eccellenza: Applicabilità solo a giocatori con un reddito superiore a una determinata soglia o con determinate presenze nelle rispettive nazionali;Vincolo di permanenza: Restituzione totale delle imposte risparmiate con applicazione di sanzioni e interessi nel caso in cui la residenza fiscale italiana non venga mantenuta per almeno un triennio, disincentivando il trading speculativo a breve termine.Un intervento fiscale mirato, articolato lungo due direttrici complementari, da un lato l’introduzione di un Tax Credit Calcio orientato agli investimenti strutturali e immateriali, dall’altro la revisione di un regime fiscale per il lavoro sportivo ad alta qualificazione – potrebbe costituire un potenziale strumento di riequilibrio del sistema calcistico italiano.L’adozione di crediti d’imposta settoriali consentirebbe di trasformare parte dell’onere fiscale in leva di sviluppo industriale. In particolare, la canalizzazione delle agevolazioni verso infrastrutture sportive, formazione giovanile e innovazione tecnologica appare coerente con una strategia di crescita del prodotto calcio.Parallelamente, la reintroduzione di un regime fiscale agevolato per lavoratori sportivi altamente qualificati si configura come strumento di politica industriale del lavoro, funzionale al riposizionamento competitivo della Serie A nei mercati internazionali dei talenti. Tuttavia, l’esperienza pregressa impone l’adozione di criteri selettivi stringenti e di meccanismi antiabuso, fondati su soglie oggettive di performance e su vincoli temporali di stabilità fiscale e residenziale.Resta tuttavia centrale la necessità di un disegno normativo coerente con i vincoli di finanza pubblica e con la disciplina europea sugli aiuti di Stato. In definitiva, un framework fiscale di questo tipo può essere interpretato come componente strutturale di una più ampia strategia di industrializzazione del calcio professionistico italiano, in grado di coniugare sostenibilità economico-finanziaria, attrattività internazionale e sviluppo del capitale sportivo domestico.Developed by 3x1010