Se Delia non sa quel che canta. L’ingenua manomissione di Bella Ciao al Concertone si può spiegare solo in un modo

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L’inconsapevole trascuratezza di Delia che mette mano alle parole di Bella Ciao col felice proposito di allargare l’orizzonte del canto della Liberazione a tutta l’umanità e non solo ai partigiani (perciò la sostituzione di “partigiano” con “essere umano”), ci fa capire che su quel palco e – temiamo – anche sotto quel palco Bella Ciao è più il ricordo vivo della Casa di carta, una serie Netflix, che della lotta al nazifascismo.Solo così si può purtroppo spiegare l’ingenua manomissione delle parole che hanno svuotato, proprio nel passaggio chiave, il senso del canto. Vogliamo sperare che Delia, che tra l’altro ha una voce sopraffina, non sapese che cancellare la parola “partigiano” significava togliere dal canto il suo protagonista, l’autore collettivo della lotta sanguinosa e vittoriosa per liberare l’Italia.Carne e sangue, lotta fino alla morte per la libertà di tutti.Ma forse è il primo maggio a spingere i cantanti – spesso a corto di munizioni civili – a immaginare l’esibizione diversa da tutte le altre e a dire, su quel palco, cose che mai dicono e forse (e purtroppo) nemmeno pensano.È il primo maggio dedicato al lavoro che magari il pensiero – per dire – di Geolier va ai morti per il lavoro. Per il resto dell’anno i morti della sua Napoli, quelli sotto il peso della fatica e quegli altri sotto i colpi della camorra, non figurano nei suoi peraltro applauditissimi concerti.È il primo maggio e ciascuno pensa di cambiare il registro delle proprie apparizioni. Levante con la maglietta di Mattarella, Pelù per la Palestina libera.Tutto giusto ma non bisognerebbe esagerare a scambiare la ricorrenza con un appuntamento canoro, solo con un po’ di pepe in più.L'articolo Se Delia non sa quel che canta. L’ingenua manomissione di Bella Ciao al Concertone si può spiegare solo in un modo proviene da Il Fatto Quotidiano.