Sulla tragica e infinita storia della cosiddetta famiglia nel bosco – forviante semplificazione giornalistica che non rende conto del fatto che costoro vivevano ad un tiro di schioppo dal centro abitato -, il quotidiano locale il Centro ha pubblicato il resoconto agghiacciante di un fatto avvenuto nella casa famiglia di Vasto, quando era ancora presenta mamma Catherine.Si tratta, tanto per sgombrare il campo a qualunque illazione o sospetto, di un episodio che è stato registrato con il suo cellulare dalla stessa mamma dei tre sfortunati bambini. Quindi, a quanto pare, ci sarebbe un inconfutabile prova digitale a testimoniare il fatto.Come raccontano nel pezzo Gianluca Lettieri e Daniele Cristofani, in una notte risalente al febbraio scorso, “al pianterreno il gemellino del bosco, sei anni, piange. Non chiama un’educatrice. Non chiede regole più morbide. Chiama sua madre. Catherine Birmingham è nella stessa struttura, ma al piano superiore. Può stare con i figli durante i pasti, non può dormire con loro. Le grida salgono – prosegue l’articolo – dal pianterreno e arrivano nella camera di Catherine. La madre le sente. Sa che il bambino è sotto. Sa che è vicino e irraggiungibile, dentro lo stesso edificio. Secondo le relazioni, Catherine è una madre «oppositiva», una donna che non rispetta le regole della struttura. In quella notte, però, prima delle definizioni, prima delle relazioni, prima delle contestazioni, c’è un bambino di sei anni che piange quasi a mezzanotte”.A questo punto, estremamente preoccupata per le grida disperate del figlio – quale madre non lo sarebbe – la signora Birmingham prende il suo telefono e registra.Dopodiché, come raccontano i due giornalisti, “Catherine esce dalla stanza e scende. A ogni gradino il pianto diventa più forte. Tra lei e il figlio c’è una porta. Dal lato del bambino è chiusa. La struttura parlerà di «motivi di sicurezza». La madre arriva alla stanza. Il piccolo la sente, la riconosce, la chiama: «Mummy, mummy». Lei prova subito a rassicurarlo con una voce calma: «It’s all ok», è tutto ok. Nella stanza c’è un’educatrice. Catherine si rivolge a lei e dice quello che sta vedendo: «Ha paura, ha sei anni. Dobbiamo uscire da questo posto». Il bambino non smette”.Ovviamente, per chi segue come noi questa drammatica vicenda sin dall’inizio, non si stenta a credere alla veridicità di questo straziante episodio, che fa il paio con quello dell’altrettanto straziante distacco dai suoi imposto alla madre il 6 marzo scorso.Nel frattempo, mentre stiamo per chiudere questo articolo, apprendiamo che la Corte d’Appello dell’Aquila, Sezione minorile, ha rigettato il ricorso presentato dai legali della coppia anglo-australiana, dichiarando anche la legittimità dell’allontanamento della madre dalla casa famiglia e confermando, perciò, che con la giustizia italiana c’è veramente poco da scherzare, sebbene in questo caso i più autorevoli esperti della materia, tra cui la Garante nazionale dell’infanzia e dell’adolescenza, abbiano da tempo espresso un giudizio estremamente negativo circa ciò che le autorità locali hanno messo in atto nei confronti di queste pacifiche persone. Evidentemente, come volevasi dimostrare, per questi poveretti non c’è proprio un giudice a Berlino. A questo punto non ci resta che sperare in un miracolo.Claudio Romiti, 2 maggio 2026L'articolo “Mamma aiuto, ho paura”. Spunta l’audio choc di uno dei bimbi nel bosco proviene da Nicolaporro.it.