Riecco Claudia Conte, ora la giornalista blinda Nordio e attacca Ranucci: «Ciò che non è verificato non è una notizia. Basta scorciatoie»

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Dopo che il suo nome è rimbalzato per settimane su tutti i giornali per aver svelato la sua relazione con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, Claudia Conte torna a far parlare di sé, ma questa volta lo fa vestendo i panni della protettrice del metodo giornalistico e, di fatto, del Ministro della Giustizia Carlo Nordio, finito al centro dell’attenzione per il caso Nicole Minetti. Al centro del suo intervento su L’Opinione delle Libertà, c’è una lunga riflessione sullo stato di salute del giornalismo italiano, che, per usare le sue parole, deve «distinguere tra ciò che si crede di sapere e ciò che si deve dimostrare». Il dito è nemmeno troppo velatamente puntato contro il giornalista di Report, Sigfrido Ranucci, che nell’ultima puntata di È sempre Cartabianca su Rete4, ha rivelato che il ministro a marzo si trovava in Uruguay nel ranch di Minetti e Cipriani. Notizia smentita in diretta dallo stesso Guardasigilli che ha chiamato la trasmissione.Lo scontro tra Nordio e RanucciIl caso è ormai noto: ospite di Bianca Berlinguer, Ranucci aveva riferito di una testimonianza, da lui stesso definita non verificata, secondo la quale Nordio sarebbe stato ospite in Uruguay presso il ranch di Giuseppe Cipriani, compagno di Nicole Minetti. Una rivelazione che ha scatenato l’ira immediata del ministro, intervenuto telefonicamente in diretta per smentire tutto e annunciare possibili vie legali. Per Claudia Conte, quell’episodio rappresenta una «fragilità del metodo giornalistico quando la verifica viene subordinata alla narrazione». Secondo la giornalista, il problema non è la presenza di una voce, ma la sua gestione mediatica: «Una dichiarazione non verificata, se esposta in diretta senza una chiara e inequivocabile qualificazione, non resta un’ipotesi: diventa percezione pubblica».Claudia Conte: «C’è chi insegue scorciatoie»L’attacco di Conte a Ranucci si sposta poi sul piano della deontologia professionale. Nell’articolo, la giornalista sottolinea come il giornalismo debba vivere di ciò che viene dimostrato e non di ciò che viene semplicemente raccontato. «Qui non si tratta di sfumature, ma di metodo. Il giornalismo vero non vive di ciò che viene raccontato, ma di ciò che viene verificato», scrive Conte, definendo il ricorso a ipotesi non accertate come una «scorciatoia che il giornalismo non può permettersi senza perdere sé stesso». Quando salta il passaggio della verifica, non si è più nel campo dell’informazione ma in quello della «diffusione incontrollata di contenuti non accertati».L’appello al Codice Deontologico e alla dignitàNel difendere Nordio, Conte richiama all’ordine l’intera categoria, citando espressamente l’articolo 4 del codice deontologico stabilito dall’Ordine dei Giornalisti. Il diritto di cronaca, pur fondamentale, non può — secondo l’autrice — calpestare la dignità delle persone o la verità dei fatti. «Il codice deontologico non è una cornice formale né un richiamo teorico: è il limite minimo sotto il quale il mestiere perde credibilità», incalza Conte, aggiungendo che un’informazione che non distingue tra fatto e ipotesi «non è un’informazione più libera. È semplicemente un’informazione che ha smesso di essere credibile». Una presa di posizione integrale che arriva proprio mentre la Rai ha richiamato ufficialmente Ranucci per il medesimo episodio, ribadendo la necessità di tutelare la correttezza dell’informazione del servizio pubblico.L'articolo Riecco Claudia Conte, ora la giornalista blinda Nordio e attacca Ranucci: «Ciò che non è verificato non è una notizia. Basta scorciatoie» proviene da Open.