Il blocco di Hormuz complica l'incontro Trump - Xi in Cina

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AGI - Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, è pronto a mantenere il blocco sul traffico marittimo iraniano finché Teheran non cederà alle sue richieste, una scelta che rende quasi certo che lo Stretto di Hormuz resterà chiuso anche al momento della sua visita a Pechino tra due settimane. Una prospettiva che complica significativamente l’incontro con il presidente cinese Xi Jinping, costringendo la Casa Bianca a rivedere l’approccio al tentativo di riavvicinamento con la Cina.Lo riporta in un’analisi il New York Times. Pechino, sia pubblicamente sia nei contatti riservati, ha chiesto con forza la riapertura della rotta marittima da cui importa circa un terzo del proprio petrolio e gas. Lo stesso Xi ha ribadito recentemente la necessità che il passaggio resti aperto alla navigazione normale, definendolo nell’interesse comune della regione e della comunità internazionale.La linea dura di TrumpMa Trump ha respinto questa linea, rivendicando il blocco come leva strategica: “Il blocco è geniale ed è stato efficace al 100%”, ha dichiarato, confermando l’intenzione di mantenerlo. La visita a Pechino, prevista per il 14 maggio e della durata di due giorni, avrebbe dovuto concentrarsi su un accordo commerciale e su questioni di sicurezza come Taiwan, le rivendicazioni nel Mar Cinese Meridionale, le attività cyber e il programma nucleare cinese.Il conflitto con l’IranMa il conflitto con l’Iran e i suoi effetti economici globali rischiano ora di dominare l’agenda. La strategia americana, che combina bombardamenti condotti con Israele per 38 giorni e una stretta economica attraverso l’intercettazione delle navi dirette ai porti iraniani, non ha finora prodotto i risultati attesi.Resa totale e limiti politiciTrump continua a chiedere una resa totale: “Devono solo dire ‘ci arrendiamo’”, ha affermato, nonostante avvertimenti di intelligence e analisti secondo cui la struttura di potere iraniana rende improbabile una capitolazione incondizionata. Teheran, dal canto suo, ha mantenuto una linea costante, imponendo una propria forma di blocco nel Golfo Persico che scoraggia anche gli Stati arabi dal far transitare petroliere nello stretto.Nucleare e opzioni militariL’ultima proposta iraniana di riaprire lo stretto rinviando i negoziati sul nucleare è stata respinta da Trump, che considera il blocco la leva più efficace per costringere il Paese a esportare le sue 11 tonnellate di uranio arricchito e sospendere le attività nucleari per anni. All’interno dell’amministrazione americana sono allo studio diverse opzioni, tra cui il prolungamento del blocco per mesi o una ripresa delle operazioni militari.Pressioni interne ed effetto CinaTuttavia, il presidente deve fare i conti con limiti politici interni: la finestra di 60 giorni per l’uso della forza senza autorizzazione del Congresso scade a breve e alcuni repubblicani hanno già espresso contrarietà a un’estensione. Crescono inoltre le preoccupazioni per l’impatto economico e politico del conflitto, in particolare con il prezzo del petrolio sopra i 110 dollari al barile. In questo contesto, il ruolo della Cina appare sempre più centrale.Pechino, principale cliente del petrolio iraniano, potrebbe esercitare pressioni su Teheran per ottenere concessioni, mentre l’impatto economico della crisi energetica rischia di essere per l’economia cinese superiore a quello dei dazi imposti dagli Stati Uniti.