All’indomani dell’altolà di Donald Trump alla nuova proposta di accordo avanzata da Teheran, l’Iran ha definito “probabile” la ripresa del conflitto. Gli Usa “non stanno rispettando alcuna promessa o accordo”, ha affermato il generale Mohammed Jafar Asadi, vice comandante di Khatam al-Anbiya, il comando congiunto delle forze armate iraniane, assicurando che “le forze armate sono pienamente preparate ad affrontare qualsiasi nuova avventura e follia americana”. Le proposte dell’Iran e le bocciature di TrumpInizialmente l’Iran aveva proposto di riaprire lo Stretto di Hormuz e revocare il blocco navale, rinviando i colloqui sul nucleare a una fase successiva. Questa prima proposta era stata respinta da Trump, che secondo quanto filtrato avrebbe detto ai suoi che puntava a continuare il blocco navale fino a un accordo sul nucleare. Teheran aveva allora fatto sapere che stava elaborando degli aggiustamenti. La seconda proposta è stata consegnata ai mediatori in Pakistan giovedì sera, ma la bocciatura di Trump non si è fatta attendere: l’Iran “vuole raggiungere un accordo” ma io “non sono soddisfatto”, ha detto venerdì parlando con i cronisti alla Casa Bianca. “Hanno fatto dei progressi, ma non sono sicuro che ci arriveranno mai”, ha aggiunto, esprimendo frustrazione nei confronti della leadership iraniana, che ha definito “molto disorganizzata”. Trump minaccia Cuba: “Ne prenderemo il controllo”Riprendendo la parola il giorno dopo, Trump ha rivolto l’attenzione anche verso Cuba, tornando a minacciarla. In un discorso tenuto in Florida davanti al Forum Club of the Palm Beaches, l’inquilino della Casa Bianca ha affermato che gli Usa “prenderanno il controllo” di Cuba una volta finito in Iran. “Cuba ha dei problemi”, ha dichiarato il tycoon sorridendo, ma “mi piace portare a termine il lavoro”. “Al ritorno dall’Iran, manderemo una delle nostre grandi navi, forse la portaerei USS Abraham Lincoln, la più grande del mondo. La faremo arrivare, fermarsi a circa 100 metri dalla costa, e loro diranno: ‘Grazie mille. Ci arrendiamo’”, ha proseguito. Tensioni tra Washington e TeheranGli Stati Uniti hanno poi minacciato le compagnie di navigazione che potrebbero andare incontro a sanzioni se pagassero dei pedaggi all’Iran per transitare in sicurezza attraverso lo Stretto di Hormuz. L’avvertimento è giunto dall’Ufficio per il Controllo dei Beni Stranieri degli Stati Uniti (OFAC). L’Iran ha di fatto chiuso lo Stretto attaccando e minacciando le navi dopo che gli Stati Uniti e Israele hanno dato il via a una guerra il 28 febbraio. In seguito ha iniziato a offrire ad alcune navi un passaggio sicuro deviandole su rotte più vicine alla propria costa, a volte facendo pagare delle tariffe. Gli Stati Uniti hanno risposto alla chiusura dello stretto da parte dell’Iran con un blocco navale dei porti iraniani il 13 aprile, impedendo alle petroliere iraniane di partire e privando Teheran delle entrate petrolifere di cui ha bisogno per sostenere la sua economia in difficoltà. Il fragile cessate il fuoco di tre settimane fra Stati Uniti e Iran sembra reggere, sebbene entrambi i Paesi si siano scambiati accuse di violazioni. Preoccupazione per la premio Nobel MohammadiIntanto c’è preoccupazione per le condizioni della premio Nobel per la Pace Narges Mohammadi, avvocata per i diritti umani, in carcere in Iran. Dopo la notizia giunta nella serata di venerdì del suo trasferimento nell’ospedale di Zanjan, nel nord-ovest del Paese, la fondazione che porta il suo nome in una nota di aggiornamento sulle sue condizioni ha spiegato che la donna “è ricoverata in terapia intensiva cardiologica” e la sua pressione sanguigna “continua a fluttuare in modo anomalo”. La fondazione chiede “il suo rilascio immediato e incondizionato” nonché il trasferimento a Teheran, per essere affidata alle cure “della sua équipe medica specializzata”. Il marito di Mohammadi, Taghi Rahmani, ha fatto sapere che “il ministero dell’Intelligence si oppone ancora al trasferimento di Narges in un ospedale di Teheran per l’angiografia”. Ma “finché non verrà eseguita l’angiografia, non è possibile determinare quale sia attualmente la sua malattia principale”, ha detto Rahmani, che risiede a Parigi.Questo articolo Iran, per Teheran la ripresa della guerra è probabile. Trump boccia la proposta e minaccia Cuba proviene da LaPresse