Più potere alla Commissione. Cosa prevede il nuovo Chips Act dell’Ue

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Entro fine maggio ne sapremo di più, ma qualche indiscrezione arriva tramite Bloomberg. La revisione del Chips Act potrebbe rafforzare il ruolo della Commissione europea. Il ramo esecutivo dell’Unione europea potrebbe investire direttamente nei progetti  pubblico-privati per la produzione di semiconduttori, quando nella precedente versione era solamente incaricata di finanziare la ricerca e approvare gli aiuti degli Stati membri. Il cambiamento sarebbe importante, ma al momento manca un testo ufficiale che possa confermarlo. Dalle bozze della seconda versione, che aggiorna il Chips Act del 2022, l’Ue dovrebbe anche aumentare lo sviluppo di macchinari essenziali per la produzione di chip.D’altronde l’Europa ha un gran bisogno di camminare con le sue gambe. Una necessità emersa con il Covid-19, quando tutto il mondo era bloccato e si è sentita la mancanza delle forniture dall’estero. E che si è ripalesata con le varie crisi che hanno seguito la pandemia. Durante questi anni inoltre non è mai scomparsa la minaccia cinese su Taiwan. Una eventuale interruzione dell’export di Taipei metterebbe a serio rischio le scorte di chip dei suoi alleati. A subirla più di tutti sarebbero sempre gli europei, che più degli altri si affidano a ciò che arriva da fuori i suoi confini.Ecco perché quattro anni fa aveva sentito l’esigenza di un Chips Act. Il fine ultimo doveva essere quello di ottenere delle autorizzazioni da parte degli Stati membri per avviare investimenti nella produzione di semiconduttori e attrarre le aziende nella costruzione di nuove infrastrutture. Entro la fine del decennio, la produzione mondiale di chip europea doveva attestarsi intorno al 20%: il doppio rispetto a oggi. Oltre a questo, avrebbe dovuto anche controllare il 12% della produzione. Sotto certi aspetti, le cose sono andate anche meglio del previsto. L’Ue contava di mobilitare circa 43 miliardi di euro, quando è riuscita invece a muoverne 80. La produzione però non è aumentata. Questo perché alcuni intenti sono rimasti solamente su carta.Negli ultimi anni, i vari progetti si sono infatti arenati. Intel ha messo in standby quelli previsti in Polonia così come in Germania. L’impianto di Dresda sarebbe dovuto essere quello con fondi dal Chips Act, ma non è detto che venga realizzato. Il governo di Berlino ha tagliato anche 3 miliardi di euro previsti per il finanziamento dell’industria dei semiconduttori. Ora è tempo di cambiare rotta e passare all’azione.