Guerre allo specchio. L’apparente impasse del conflitto in Medio Oriente, con gli Stati Uniti in surplace fra tregua, trattative e nuovi attacchi all’Iran, fa balzare sotto i riflettori dei media il quinto anno della guerra scatenata dalla Russia di Putin all’Ucraina.Diverse, e tutte pessime per il Cremlino, le notizie sul lungo fronte del Donbass. Con una clamorosa ultim’ora: la fuga dalla Russia dell’ex viceministro delle Risorse naturali, Denis Butsaev, che ha precipitosamente lasciato il Paese in contemporanea alla rimozione dall’incarico.A Mosca la notizia è talmente di dominio pubblico da essere riportata dall’autorevole quotidiano economico Vedomosti, che cita tre fonti, tra cui una giudiziaria riguardante l’inchiesta in corso contro diversi alti dirigenti dell’azienda statale di gestione dei rifiuti che Butsaev ha diretto dal 2020 fino a marzo 2025.L’ex vice ministro ha lasciato la Russia passando per la Bielorussia il 22 aprile, lo stesso giorno in cui il primo ministro, Mikhail Mishustin, ha firmato il decreto per il suo licenziamento. Butsaev non figura nelle liste dei sanzionati da Usa, Canada, Regno Unito e Ue e probabilmente questo gli permette di rifugiarsi in uno di questi Paesi.L’altra pessima notizia per l’armata russa impantanata nella fallita invasione dell’Ucraina riguarda i continui sanguinosi assalti subiti dai droni di Kyiv dopo l’interruzione dei collegamenti con la rete satellitare Starlink. Un black out di tutte le connessioni che oltre a compromettere le comunicazioni operative con le truppe, paralizza l’uso offensivo e difensivo dei droni.Nonostante il ridimensionamento dell’apporto militare degli Stati Uniti all’Ucraina, attuato dall’amministrazione Trump, l’esercito russo sta passando da una situazione di stallo alla progressiva sovraesposizione agli attacchi delle forze di Kyiv.Dietro le quinte si registra inoltre un inarrestabile avvitamento della situazione economica e sociale della Russia. Nel quinto anno di conflitto, all’inflazione galoppante, con tassi di interesse schiaccianti al 16%, si aggiunge una palese carenza di manodopera, di generi di prima necessità e un drastico calo delle entrate del settore energetico, che spingono l’economia verso un drammatico deficit di bilancio e un’inevitabile stagnazione. Con l’aggravante che la presunta salvezza offerta dalla Cina si sta trasformando in una pericolosa dipendenza che riduce la Russia a una mera colonia di risorse.Un’analisi dettagliata dei fattori di stress strutturali mostra che il tempo sta per scadere per la macchina da guerra di Putin, tanto che le previsioni più pessimistiche paventano il rischio di un collasso economico estivo. La sempre più pesante crisi economica, avvertita anche a Mosca, sta erodendo come mai prima d’ora il consenso popolare del potere assoluto di Putin. Tanto che per compensare le continue perdite sul campo di battaglia senza ricorrere ad ulteriori impopolari mobilitazioni, il presidente russo ha firmato un decreto che consente agli stranieri di arruolarsi con salari elevati, garanzie sociali e la promessa di cittadinanza russa.Dietro la facciata del mediatore fra Iran e Stati Uniti si cela pervicacemente un Putin pirandelliano, della serie uno nessuno e centomila, che si spaccia per pacificatore delle guerre altrui, ma alimenta all’infinito un conflitto che lui stesso ha avviato.