Assolto in Portogallo Rui Pinto, l’hacker portoghese di 37 anni che ha dato inizio a “Footbal Leaks“, la più grande fuga di notizie della storia del calcio. L’inchiesta ha svelato le transazioni finanziarie e gli espedienti fiscali opachi utilizzati dal mondo del pallone europeo. Quello terminato il 29 aprile è il secondo processo in Portogallo per Pinto: per questo il giudice del Tribunale penale centrale di Lisbona ha ritenuto invalido l’atto d’accusa della Procura accusando i pm di “persecuzione tipica di uno stato di polizia“. Nelle carte si legge di un'”intollerabile ostinazione nel voler sottoporre l’imputato a giudizio sulla base degli stessi mezzi di prova”. L’hacker, che vive sotto uno speciale programma di protezione e che è diventato collaboratore di giustizia, potrebbe però ora dover fronteggiare una terza indagine a suo carico. Il reato è sempre lo stesso ma cambia l’entità danneggiata. Pinto ha infatti rubato e diffuso 18,6 milioni di documenti che coinvolgono club di calcio ma anche agenzie governative, studi legali e istituzioni dello Stato.Le infinite vicende giudiziariePer capire fino in fondo la questione occorre fare un passo indietro. Il secondo processo per cui Pinto è stato assolto il 29 aprile è iniziato il 13 gennaio 2025 e lo vedeva accusato di un totale di 241 capi d’imputazione: 201 per accesso non autorizzato aggravato, 22 per violazione aggravata della corrispondenza e 18 per danneggiamento informatico. Al centro delle carte c’era l’accesso illegale alle email di club come Benfica e Porto, ma anche di altri enti, tra cui la Lega dei club, studi legali, giudici, pubblici ministeri, l’Agenzia delle Entrate e la Rete nazionale per la sicurezza interna. Pinto però era già stato condannato a quattro anni con pena sospesa nel settembre 2023 per il primo caso “Footbal Leaks“. L’accusa era di tentata estorsione, violazione aggravata della corrispondenza e accesso non autorizzato. In questo primo procedimento giudiziario la Corte Centrale di Investigazione Criminale gli aveva concesso l’amnistia per 134 capi d’accusa, garantita dalla legge approvata nel 2023 per la Giornata mondial della gioventù. I reati a lui attribuiti infatti sono stati commessi prima che compisse 30 anni. Pinto però ha collezionato anche condanne internazionali, come quella del novembre 2023 in Francia dove ha ottenuto una pena di sei mesi di reclusione per accesso illegale alle email del Paris Saint-Germain.La storia giudiziaria inizia però nel 2019 quando la polizia ungherese bussa alla porta della sua abitazione di Budapest. Dalla perquisizione dell’appartamento vengono confiscati circa 70 terabyte di dati sensibili. Pinto passa un anno in custodia cautelare in Ungheria prima di accettare di collaborare con le autorità dando loro accesso a informazione crittografate. Già all’epoca l’hacker aveva dichiarato in aula di processo: “Temo per la mia vita se dovessi tornare in Portogallo. Sono certo che non sarò sottoposto a un giusto processo, la mafia del calcio è ovunque nel mio Paese e il messaggio che vogliono far passare è che nessuno deve mettersi in mezzo”.Cos’è Footbal Leaks?L’inchiesta condotta da Pinto inizia nel 2015, dopo che, a suo dire, era rimasto scioccato in estate dallo scandalo di corruzione che aveva investito la Fifa. Così ha iniziato a raccogliere dati sui principali investitori del calcio mondiale, trovando molte informazioni scomode. Dal 2015 al 2018 diffonde milioni di documenti sul sito internet Football_leaks, che però poche settimane dopo l’apertura viene messo offline. L’anno dopo l’inchiesta viene ripresa, con elementi nuovi, dal settimanale tedesco Der Spiegel. La fonte è anonima, si fa chiamare John, ma dopo si scoprirà essere Pinto. Il lavoro finisce così in mano all’European Investigative Collaborations (EIC), un gruppo di lavoro che comprende 60 giornalisti in 14 Paesi.Dai dati diffusi emergono così due inchieste parallele. Da un lato le informazioni rivelano un complesso sistema fiscale usato da club ed enti terzi per nascondere grossi capitali in paradisi offshore. Tutti questi enormi profitti venivano ricavati dallo sfruttamento dei diritti di immagine dei calciatori. Un secondo filone di indagine invece riguarda le proprietà dei giocatori. Dai dati di Pinto emerge infatti che il “cartellino” dei calciatori veniva di fatto posseduto non dai club ma dalle società e dai fondi di investimento. Al centro dell’inchiesta finisce Doyen Sports, fondo con sede a Malta, che dal 2008 ha acquistato il cartellino di moltissimi giocatori tra Sud America e Europa. “Footbal Leaks” ha rivelato che la società sollecitava le squadre a vendere un calciatore per guadagnare grandi somme di denaro alla cessione, grazie a clausole contrattuali appositamente pensate. È emerso poi che molti di questi fondi, come Doyen Sports, addirittura possedevano le quote delle società su cui facevano pressioni nella compravendita.Tra scandali e curiositàLe conseguenze delle rivelazioni di Pinto per alcuni club sono state pesanti. Un esempio è il Twente, squadra olandese squalificata per tre anni da ogni competizione europea per aver ricevuto 5 milioni di euro dalla Doyen Sports in cambio di alcune percentuali sui futuri trasferimenti di sette giocatori. Tra i nomi più importanti coinvolti nell’inchiesta però c’era quello di Cristiano Ronaldo. Secondo i dati a disposizione di Pinto, tra il 2009 e il 2014 l’allora attaccante del Real Madrid ha trasferito circa 70 milioni di euro sui conti di una società delle Isole Vergini Britanniche, la Tollin. Un’operazione ripetuta alle fine del 2014 con 74 milioni versati in un conto svizzero. Il problema è che questo versamento è avvenuto nei giorni successivi alla vendita dei suoi diritti di immagine quinquennali a un imprenditore, Peter Lim, che oltre ad essere proprietario del Valencia era collaboratore della Doyen.Altro nome importante emerso è quello di José Mourinho, per i periodi compresi tra 2004 e 2007 e tra il 2010 e il 2013. In quegli anni l’allenatore portoghese ha depositato circa 12 milioni di euro in un conto della Banca cantonale di San Gallo, città svizzera, intestato a una società delle Isole Vergini Britanniche. Come Ronaldo, ed esattamente come l’attaccante, anche Mourinho era rappresentato dalla GestiFute, tra le più influenti società del settore delle procure sportive fondata da Jorge Mendes. Quest’ultimo ha lavorato per anni a stretto contatto sia con Peter Lim sia con la Doyen Sports.La lista di rivelazioni di “Footbal Leaks” è lunga, ma spesso si trattava anche di semplici curiosità sui contratti dei calciatori. In un caso era stato diffuso ad esempio l’ingaggio di Mario Balotelli quando giocava nel Liverpool. Era emersa una clausola di un milione di euro a stagione attivata solo se il calciatore non si fosse fatto espellere per comportamenti violenti o antisportivi per più di tre volte. Tra le informazioni più particolari però c’è quella dell’ex attaccante dell’Austria Vienna, Olarenwaju Kayode. Per contratto gli era concesso di “uscire la sera dopo le partite e il giorno seguente, senza limitazioni”. Se invece c’era un turno infrasettimanale non gli era permesso tornare a casa dopo le tre di notte. Tra le multe più peculiari c’era la possibilità del club di multarlo di 100 euro in caso di uso del telefono in pullman. Se invece si presentava ubriaco in pubblico o all’allenamento il suo stipendio poteva essere tagliato del trenta per cento.L'articolo Assolto Rui Pinto, l’hacker al centro di “Footbal Leaks”. Il giudice di Lisbona: “Persecuzione tipica di uno stato di polizia” proviene da Il Fatto Quotidiano.