Perché il decreto Primo Maggio è una truffa e una doppia lesione, anche costituzionale, dei diritti del lavoro

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Il cosiddetto decreto Primo Maggio del governo Meloni è una truffa e una doppia lesione, anche costituzionale, dei diritti del lavoro.È una truffa perché non stanzia un solo centesimo per i lavoratori, mentre finanzia le imprese con circa un miliardo di euro, distribuito su tre anni. L’unica spesa del decreto è costituita dai soldi che vengono donati alle imprese che assumono o che confermano a tempo indeterminato i giovani e i lavoratori del Mezzogiorno. È la solita esenzione contributiva che in realtà viene pagata dagli stessi lavoratori, a cui vengono mancare i fondi per l’Inps. E forse ho sbagliato a dire che il governo non dà nulla ai lavoratori: in realtà il governo Meloni toglie un miliardo ai lavoratori per finanziare le imprese.Questa è la truffa, poi ci sono due gravissime lesioni a danno delle retribuzioni dei lavoratori, che il governo ha titolato sotto il nome beffardo di “salario giusto”.La prima, gravissima, è lo stravolgimento dell’articolo 36 della Costituzione. Il testo costituzionale recita che la retribuzione dei lavoratori debba essere: “…in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.” Ed è proprio rifacendosi a questo principio costituzionale che molte sentenze della magistratura hanno annullato accordi e contratti con salari da fame. Così ha fatto il tribunale di Milano per lavoratori che avevano paghe inferiori ai 4 euro all’ora, a seguito di regolari contratti sottoscritti da Cgil/Cisl/Uil.Anche la Corte di Cassazione ha ribadito che il principio della “equa retribuzione” non coincide affatto con quello della contrattazione e viene prima di essa. Invece il governo Meloni ha ribaltato questo dettato costituzionale, come del resto ha fatto per diversi principi della costituzione antifascista, e ha affermato che i contratti, purché firmati da sindacati “comparativamente più rappresentativi”, siano già un’equa retribuzione. Quindi sono gli accordi firmati da Cgil/Cisl/Uil a definire cosa sia un salario giusto. Non è un caso che la segretaria della Cisl abbia ringraziato il governo per il regalo incostituzionale ricevuto.La seconda lesione ai diritti del lavoro è una correzione della prima. Infatti se a Cgil/Cisl/Uil viene concesso il potere di fare contratti che valgono come la Costituzione, alle imprese viene offerta la convenienza di non firmare gli accordi. Il governo Meloni ha stabilito che se un contratto non venisse rinnovato da più di dodici mesi, allora le imprese dovrebbero pagare ai lavoratori un’indennità del 30% della rivalutazione delle paghe dovuta all’indice Ipca dell’inflazione.A parte che questo indice è già penalizzante per i lavoratori e Cgil/Cisl/Uil sono anche riusciti a peggiorarlo, eliminando da esso i costi del petrolio e del gas, con questo decreto si incentivano le imprese a non firmare. Se non firmano il contratto, devono pagare meno di un terzo del già poco dovuto per recuperare l’aumento dei prezzi. Più allunghi il tempo del contratto, meno paghi.Diverso sarebbe stato se il governo avesse approvato la norma, annunciata in precedenza, secondo la quale alla firma del contratto le imprese avrebbero dovuto pagare tutti gli arretrati dalla data di scadenza del contratto stesso. Firmi dopo due anni? In ogni caso mi paghi tutto fin dal primo giorno. Era una buona proposta che avrebbe messo pressione sulle aziende, era strano che fosse venuta a Meloni, che infatti l’ha abbandonata.Così mentre i dati ufficiali Istat ci fanno sapere che i lavoratori dal 2021 hanno perso più del 7% per l’inflazione, quasi un mese di salario, il Governo Meloni incentiva il moderatismo rivendicativo di Cgil/Cisl/Uil e l’intransigenza contrattuale delle imprese. Così il precipizio verso il basso dei salari sarà ancora più rapido. E anche come imprenditore il governo Meloni colpisce i salari. Nella sanità pubblica il governo offre un aumento dei salari attorno al 6%, di fronte ad una perdita di potere d’acquisto dei lavoratori del 12%. Un contratto che riduce le retribuzioni, con Cgil/Cisl/Uil che si dichiarano disponibili.Ci vogliono un salario minimo di almeno 12 euro all’ora, il ripristino della scala mobile, una retribuzione effettiva di almeno 2000 euro netti al mese, per far uscire il mondo del lavoro dalla catastrofe sociale nella quale è affondato. Il decreto del governo Meloni invece incentiva a continuare come nel passato o peggio, e il moderatismo contrattuale di Cgil/Cisl/Uil di tutto questo è complice.Ci vuole una rottura sociale vera, prima di tutto contro il governo Meloni, poi contro la trentennale politica dei bassi salari, infine per rovesciare la concertazione sindacale; altrimenti le paghe dei lavoratori continueranno a sprofondare. Questo è il messaggio che deve venire da questo Primo Maggio.L'articolo Perché il decreto Primo Maggio è una truffa e una doppia lesione, anche costituzionale, dei diritti del lavoro proviene da Il Fatto Quotidiano.