Lo stop ai sali di potassio dalla Russia rilancia le vecchie miniere siciliane. Ma prima serve bonificarle dall’amianto

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“Dobbiamo sfruttare il momento o perderemo un’opportunità”. A Serradifalco, dove dirigenti e cittadini si sono incontrati in una conferenza aperta al pubblico, si riparla ancora di miniere. E accade nei posti dove il settore minerario ha portato lavoro in un primo momento. Poi, però, quando le miniere hanno chiuso il lavoro si è trasformato in emigrazione. Adesso però il momento storico sembra propizio: la guerra in Ucraina e il conseguente blocco del mercato dei sali potassici dalla Russia ha infatti portato all’apertura di nuovi spiragli, visto il fabbisogno di minerali come la kainite, utile a produrre fertilizzanti industriali. Ed è proprio per questo motivo che il governo nazionale ha avviato le ricerche di questo tipo di minerali.La riconversione dei siti – La Regione Siciliana, invece, puta alla riconversione dei siti minerari di Caltanissetta ed Enna, un tempo cuore pulsante dell’economia dell’isola insieme alla provincia di Agrigento (con le sue miniere di zolfo). Il progetto coinvolge anche la più grande miniera della Sicilia, quella di Pasquasia, oggi una vera e propria bomba ecologica a causa dell’amianto che è stato accatastato ai bordi del sito dopo essere stato prelevato dai tetti dei capannoni.Il bando – Il bacino minerario di Enna, chiuso da 40 anni, potrebbe riavere nuova vita, partendo da una bonifica dall’amianto che gli abitanti attendono da tempo. I residui dei depositi ancora presenti al suo esterno e le strutture ancora in piedi sono un risorsa che la Regione intende sfruttare. Grazie ai fondi ottenuti con una storica causa vinta contro un’azienda di estrazione salina (l’Italkali) e riguardante le vecchie concessioni delle miniere, la Regione Siciliana ha deciso di predisporre un bando che ha già trovato l’interesse di società provenienti da più parti d’Europa.Il solfato di potassio – “Oggi il solfato di potassio, con il mercato bloccato a causa della guerra, è semplicemente oro ma prima di pensare a una nuova attività estrattiva cercheremo di recuperare qualcosa dai depositi che le strutture e le concessioni cessate nel tempo ci hanno lasciato”, ha spiegato Salvatore Pignatone, dirigente del distretto minerario di Palermo durante una conferenza tenutasi a Serradifalco. L’acciaio e il ferro presenti nei vecchi capannoni e nelle strutture utilizzate per le estrazioni, verranno venduti, così come la montagna di cloruro di sodio della vicina miniera di Bosco: 4,5 milioni di metri cubi di scarti di sali potassici che hanno un grande impatto ambientale sul territorio ma che potrebbero diventare un valore: una società che ha già effettuato dei carotaggi, ha proposto un progetto per bonificare l’area dall’ammasso salino. Al suo posto verrà creato un grande parco fotovoltaico e verranno piantumati alberi. A questa nuova vita della miniera coinciderà anche la rimozione dei quintali di amianto disgregato ancora presente.Le altre riconversioni – Al convegno, organizzato dall’associazione “No Serradifalko” ha partecipato anche Calogero Burgio, dirigente generale dell’assessorato regionale all’Energia, che ha annunciato un primo investimento di riconversione, importante dal punto di vista economico: riguarda la diga di Villarosa, un tempo utile alla miniera di Pasquasia e oggi acquistata da Edison per un valore di 700 milioni di euro. L’accelerazione ai progetti che riguardano anche le miniere di Milena e la Raineri (Serradifalco) è stata data dal nuovo assessore regionale all’Energia Francesco Colianni, Originario di Enna, l’esponente della giunta di Renato Schifani ha fissato in appena un anno l’inizio dei lavori e il bando per sfruttare i minerali nei depositi già presenti.L’amianto – Al progetto di riconversione segue quindi un progetto di bonifica in quanto a Pasquasia da tempo c’è il problema legato all’amianto. Prima delle attività, infatti, verrà creata una cella per lo stoccaggio delle lastre. “Siamo soddisfatti di questi passi avanti fatti”, spiega Marcello Palermo, presidente dell’associazione No Serradifalko, che lotta da tempo per la bonifica dei luoghi. “Il nuovo corso delle miniere porterà centinaia di posti di lavoro e una bonifica che attendiamo da decenni a quello che ha rappresentato un vero e proprio disastro ambientale”.L'articolo Lo stop ai sali di potassio dalla Russia rilancia le vecchie miniere siciliane. Ma prima serve bonificarle dall’amianto proviene da Il Fatto Quotidiano.