Il colera torna a diffondersi nel mondo, epidemie in 31 Paesi

Wait 5 sec.

AGI - Le epidemie di colera continuano ad aggravarsi a livello mondiale, con oltre 400.000 casi già registrati nel 2025 e 31 Paesi colpiti, secondo i dati diffusi dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). I decessi sono 4.738. Rispetto allo stesso periodo del 2024 i casi sono diminuiti del 20%, ma i morti sono aumentati del 46%, un dato che evidenzia il peggioramento della gravità dei focolai. “La situazione globale continua a deteriorarsi, aggravata da conflitti, povertà, sfollamenti di massa, catastrofi naturali e cambiamenti climatici”, ha sottolineato l’Oms. La mancanza di infrastrutture sanitarie e l’accesso limitato a cure tempestive ritardano i trattamenti, soprattutto nelle aree rurali e colpite dalle inondazioni.Il Sudan resta l’epicentro della crisi sanitaria Il Paese è devastato da oltre due anni di guerra tra l’esercito regolare e le Forze di supporto rapido (RSF), con gran parte del Darfur nelle mani dei paramilitari e intere regioni senza accesso agli aiuti umanitari. In Sud Darfur, dal primo caso registrato a fine maggio, sono stati segnalati 2.880 contagi e 158 vittime, di cui 42 casi e due morti soltanto venerdì scorso, secondo i dati del ministero della Sanità locale. L’Organizzazione mondiale della sanità ha confermato che i casi si sono ormai diffusi in tutti i cinque Stati della regione, con il Sud Darfur che resta il più colpito. Medici Senza Frontiere ha parlato della “peggiore epidemia di colera degli ultimi anni” in Sudan, con il rischio che si estenda anche nei vicini Ciad e Sud Sudan.Il contagio ha già superato i confini sudanesiIn Ciad, nel campo profughi di Dougui, dove si sono rifugiati migliaia dei circa 850.000 sudanesi in fuga dalla guerra, un’epidemia scoppiata a fine luglio ha provocato 68 morti e oltre 1.000 casi, secondo il ministero della Sanità di N’Djamena. Le Nazioni Unite hanno denunciato le pessime condizioni igienico-sanitarie nei campi, con accesso insufficiente all’acqua potabile e ai servizi medici di base, che hanno facilitato la diffusione del colera. La precarietà delle strutture e il sovraffollamento rendono difficile la prevenzione, aumentando i rischi per le comunità vulnerabili.L’Unicef ha segnalato che nel solo Sudan più di 2.400 persone hanno perso la vita dall’inizio del 2025. Nel Nord Darfur, l’ultima enclave controllata dall’esercito intorno alla capitale El-Fasher, la popolazione civile vive sotto assedio da oltre un anno e in condizioni che l’Onu ha definito “disumane”. La scarsità di acqua pulita, la mancanza di medicine e il collasso del sistema sanitario hanno trasformato la regione in un terreno fertile per l’espansione del colera.L'appelloL’Oms ha ribadito che in sei Paesi il tasso di mortalità supera l’1%, segnalando gravi carenze nella gestione dei casi. In Congo-Brazzaville e Ciad, dove il colera non si manifestava da anni con numeri così alti, i tassi di mortalità hanno raggiunto rispettivamente il 7,7% e il 6,8%, tra i più elevati al mondo.La combinazione di conflitti, migrazioni forzate, disastri naturali e cambiamento climatico – sottolinea l’Oms – rende la malattia difficile da contenere e aumenta il rischio che le epidemie si diffondano rapidamente anche in aree finora non colpite. Per questo motivo l’organizzazione ha classificato il rischio globale come “molto alto” e ha lanciato un appello alla comunità internazionale per rafforzare le misure di prevenzione, garantire accesso all’acqua potabile e sostenere i sistemi sanitari nazionali messi a dura prova.