Il loro aspetto sembra frutto dell’immaginazione di un illustratore: corpo argentato, tentacoli blu e un profilo che ricorda un piccolo drago volante. In realtà i “draghi blu”, noti scientificamente come Glaucus atlanticus, sono nudibranchi, molluschi marini che abitano le acque temperate e tropicali. Negli ultimi mesi, il loro ritrovamento sulle spiagge di alcune località costiere ha portato alla chiusura temporanea di tratti di litorale, per tutelare i bagnanti.Dietro la bellezza ipnotica di questi animali si nasconde infatti una sorprendente pericolosità.Piccoli ma letaliNonostante le dimensioni ridotte — raramente superano i 3 centimetri — i draghi blu sono considerati tra i nudibranchi più velenosi al mondo. La loro pericolosità non deriva da un veleno proprio, ma dalla capacità di “riciclare” quello delle loro prede.Si nutrono principalmente di meduse urticanti, come la temuta caravella portoghese (Physalia physalis). Una volta ingerite, i draghi blu non distruggono le cellule urticanti, ma le immagazzinano all’interno di speciali sacche nel proprio corpo. Questo meccanismo li rende vere e proprie “spugne velenose”, in grado di concentrare tossine e renderle ancora più potenti.Un contatto da evitareSe un bagnante entra in contatto con un drago blu, il rischio è di ricevere una puntura paragonabile, per intensità, a quella della caravella portoghese. I sintomi possono variare da dolore acuto e bruciore a nausea, vomito e reazioni cutanee estese. Nei casi più gravi, soprattutto in soggetti allergici o bambini, non si esclude il rischio di complicazioni mediche.Non stupisce quindi che la presenza di questi animali sulle spiagge spinga le autorità locali a emanare ordinanze di divieto temporaneo di balneazione.Perché compaiono sulle spiaggeI draghi blu vivono normalmente in mare aperto, galleggiando sulla superficie grazie a una piccola sacca d’aria presente nel loro stomaco. Tuttavia, vento e correnti possono spingerli a riva, trasportandoli fino alle spiagge frequentate dai turisti.Quando questo accade, i molluschi finiscono spesso intrappolati sulla sabbia, diventando visibili e attirando la curiosità dei bagnanti. Il loro aspetto insolito li fa sembrare innocui, quasi da collezionare come conchiglie, ma il contatto diretto può rivelarsi estremamente doloroso.Il fascino della pericolositàNonostante i rischi, i draghi blu continuano a suscitare grande interesse. Fotografati e condivisi sui social, sono diventati in poco tempo una vera star dell’oceano, simbolo di come la natura riesca a unire bellezza e pericolo.Gli scienziati li considerano anche un esempio straordinario di adattamento evolutivo: piccoli molluschi che, anziché difendersi con un veleno proprio, hanno imparato a trasformare le armi altrui in uno scudo potentissimo.Cosa fare se li incontriLe autorità sanitarie raccomandano prudenza:Non toccarli, nemmeno se sembrano morti o arenati.Segnalare la loro presenza ai bagnini o alla guardia costiera.In caso di contatto accidentale, lavare subito la parte colpita con acqua di mare (mai acqua dolce, che potrebbe peggiorare la reazione) e rivolgersi a un presidio medico.Una lezione dalla naturaLa vicenda dei draghi blu ci ricorda che il mare, oltre a regalare meraviglie, custodisce anche insidie. Animali di pochi centimetri, capaci di incantare con i loro colori, possono rivelarsi tra i più pericolosi abitanti dell’oceano.Eppure, è proprio in questo equilibrio tra fascino e minaccia che si cela la forza della natura: un mondo che non smette di sorprenderci e che, ancora una volta, ci invita a guardare con rispetto e cautela ciò che ci appare.Immagine via WikipediaLeggi l'articolo completo su: Draghi blu, i nudibranchi velenosi che hanno chiuso le spiagge - Articolo originale di: Focustech.it