La curva cieca, i tre “no” e la frenata «impossibile» del treno in corsa: tutta la verità su Brandizzo in un documento inedito a due anni dalla strage

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A due anni dalla strage di Brandizzo, emergono nuovi dettagli sull’incidente ferroviario costato la vita a cinque lavoratori di Sigifer, ditta appaltatrice esterna di Rete Ferroviaria Italiana (Rfi). Secondo un documento inedito, presente negli atti dell’inchiesta della procura di Ivrea, l’impatto del treno con i cinque operai non poteva essere evitato in alcun modo. Il motivo? Una curva cieca che impediva al macchinista di vedere gli uomini sulle rotaie. L’impatto avvenne in appena tre secondi, mentre per fermare il treno ce ne sarebbero voluti almeno cinquanta.Le conclusioni dei tecnici sulla frenata del trenoL’esame dei consulenti tecnici certifica di fatto che una frenata a giusta distanza era impossibile da attuare. «Per arrestare il treno prima del punto in cui i binari erano occupati sarebbero serviti quasi 1.300 metri», si legge nel documento. Pertanto, «la manovra di frenatura di emergenza sarebbe dovuta iniziare molto prima della curva, quando il macchinista non poteva avere visibilità». Non appena si è accorto degli operai sui binari, il macchinista ha sì tirato il freno. Ma tra quel momento e l’impatto con i cinque lavoratori sono passati appena tre secondi: non abbastanza per fermare un treno che viaggiava a circa 160 chilometri orari di velocità.La chiamata che registrò il dramma in direttaNegli atti dell’inchiesta c’è anche la drammatica telefonata tra Antonio Massa, caposcorta di Rfi – uno dei principali indagati e uno dei due sopravvissuti – e Vincenza Repaci, dirigente movimento di Rfi, che registrò in diretta la strage. «C’è ’sto treno che è passato, pensavo non ci fossero più treni. Ma non era l’ultimo treno che doveva passare?», dice Massa disperato al telefono. E Repaci gli risponde: «No! Non era l’ultimo treno, c’era ancora un invio delle 23:50, te l’avevamo detto! Non avevi neanche ancora l’interruzione».Gli indagati per la strage di BrandizzoOltre ad Antonio Massa, per la strage di Brandizzo – nella quale morirono Kevin Laganà, Giuseppe Saverio Lombardo, Michael Zanera, Giuseppe Aversa e Giuseppe Sorvillo – rischiano il processo diverse persone: Andrea Girardin Gibin (capo scorta Sigifer), altre 19 persone (tra cui i vertici di Rfi dell’epoca: Vera Fiorani e Gianpiero Strisciuglio) e le tre società Rfi, Sigifer e Clf. Secondo quanto ricostruito dalla procura, era prassi diffusa «effettuare lavori di manutenzione in violazione dei protocolli interni».Foto copertina: ANSA/Tino Romano | Sopralluoghi nella stazione di Brandizzo all’indomani della morte di cinque operai, 31 agosto 2023L'articolo La curva cieca, i tre “no” e la frenata «impossibile» del treno in corsa: tutta la verità su Brandizzo in un documento inedito a due anni dalla strage proviene da Open.