La Ue resta divisa sulle sanzioni a Israele. Tajani: "Colpire i coloni violenti"

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AGI - L’ipotesi di sanzioni contro Israele continua a non trovare il sostegno unanime all’interno dell’Ue. Al Consiglio degli Esteri informale a Copenaghen è proseguita la discussione su come reagire alla “catastrofica situazione umanitaria a Gaza” che, secondo il padrone di casa, Lars Løkke, richiede di “passare dalle parole ai fatti”. Ma le divergenze restano. “Non voglio indorare la pillola, non abbiamo preso una decisione”, ha affermato l’Alto rappresentante per la politica estera Ue, Kaja Kallas, al termine dell’incontro. “Gli Stati membri sono in disaccordo su come far cambiare passo al governo israeliano, non tutti sono della partita”.  “Gaza ha bisogno di meno guerra, non di più guerra. Inoltre, l’espansione degli insediamenti israeliani in Cisgiordania è illegale e mina la soluzione dei due Stati”, ha aggiunto il capo della diplomazia comunitaria, che ha lamentato la mancanza da parte dell’Ue di “una voce unitaria sulla scena globale”.E mentre Løkke ha confermato che sta lavorando per convincere anche i Paesi scettici a sostenere la sospensione dell’accordo di associazione tra Ue e Israele, consapevole che “il divieto di importazione di beni dai Territori occupati illegalmente non sembri fattibile”, l’Italia si è detta disponibile verso sanzioni contro i coloni più violenti in Cisgiordania. Su questo, come sull’Ucraina, c’è “identità di vedute” tra Roma e Berlino, ha sottolineato il titolare della Farnesina, che a margine della riunione ha avuto un incontro con l’omologo tedesco Johann Wadephul.Il capo della diplomazia di Berlino, pur definendo “catastrofica” la situazione umanitaria a Gaza, ha ribadito il no a misure restrittive contro lo Stato ebraico. La sospensione dei fondi Horizon a Tel Aviv “difficilmente avrà influenza sul processo decisionale politico di Israele e sulle azioni militari nella Striscia”, ha notato. “Molto importante e necessaria” invece la limitazione alle forniture di armi, adottata dalla Germania. “Cominciamo con sanzionare i coloni, più coloni e in maniera più dura, poi vediamo. Questa è la prima tappa. Se poi non serve a molto, se ne possono studiare altre”, ha affermato Tajani, rispondendo ai giornalisti su possibili misure nei confronti dei ministri di estrema destra israeliani che sostengono i residenti più violenti di insediamenti e avamposti illegali. A Copenaghen per la riunione dei Ministri degli Esteri #UE, la prima dopo il Vertice in Alaska e l’incontro di Washington. Gli attacchi russi mostrano l’importanza dell’impegno europeo per arrivare ad una pace giusta in #Ucraina. Difendere l’unità transatlantica è oggi… pic.twitter.com/HW2ve3zR00 — Antonio Tajani (@Antonio_Tajani) August 30, 2025Colpire i coloni è “già un messaggio forte in direzione della difesa delle fondamenta di uno Stato palestinese perché se la Cisgiordania viene annessa, vuol dire che finisce l’ipotesi di uno Stato palestinese nel quale noi crediamo. Questo oggi non c’è, però dobbiamo lavorare per costruirlo”, ha spiegato il capo della diplomazia, ricordando l’incontro di giovedì scorso alla Farnesina con il ministro degli Esteri saudita e quello che avrà lunedì prossimo con l’omologo dell’Autorità nazionale palestinese, Varsen Aghabekian. “Israele ha superato il limite della reazione legittima dopo l’attacco del 7 ottobre e ora bisogna costruire, non continuare a distruggere”, ha proseguito il capo della diplomazia, sottolineando al contempo che “Hamas deve liberare tutti gli ostaggi senza porre ulteriori condizioni”.Quanto a Ramallah, è “il nostro unico interlocutore possibile”, ha ribadito Tajani, confermando su X “il sostegno all’Anp” e “l’impegno per rilanciare il dialogo tra le parti”. Ben diverso è il messaggio arrivato dall’altra parte dell’Atlantico: l’amministrazione Usa di Donald Trump ha negato il visto al presidente palestinese Abu Mazen per partecipare all’Assemblea generale dell’Onu a New York il prossimo mese. Una decisione che ha scatenato la reazione dell’Ue, con Kallas e la Francia che da Copenaghen hanno esortato Washington a riconsiderarla