La nostalgia di Calderoli per la Padania. E le opposizioni insorgono

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AGI - A pochi giorni dalla ripresa dei lavori del Parlamento, si torna a parlare di riforme e Autonomia. A riaprire il tema è uno degli esponenti di spicco della Lega, il ministro per gli Affari Regionali, Roberto Calderoli, che oggi è intervenuto alla tradizionale festa del Carroccio, sul Monviso. “La Padania è stato un bel sogno e un obiettivo che ha lasciato in dote la grande riforma dell’autonomia che stiamo portando a casa adesso”, ha detto Calderoli annunciando un vertice con la premier Giorgia Meloni e i due vicepresidenti del Consiglio, Matteo Salvini e Antonio Tajani, per i prossimi giorni. Sul tavolo le intese che daranno concreta attuazione alla riforma dell’Autonomia differenziata, cavallo di battaglia della Lega.L’alzata di scudi dell’opposizione è partita da Italia Viva. Scrive il vicepresidente Enrico Borghi: “La ‘stagione delle riforme’ della destra è al capolinea senza riuscire a produrre nulla. E lo stesso Calderoli suona come un disco rotto, perché dovrà spiegare al vannaccismo che ormai impera nel Carroccio come sia possibile tornare al 1996. Un’operazione nostalgia della cui impossibilità i primi a essere persuasi sono quelli che la proclamano. Aspettiamo, in ogni caso, le parole di Giorgia Meloni. Quelle sull’attacco a Macron non ci sono state. Vedremo ora se arriveranno, almeno in difesa del tricolore”.Anche Davide Faraone, vicepresidente di Italia Viva, si appella alla premier: “Domanda alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni: che pensa delle parole del suo ministro? Lei, che si presenta come custode dell’unità nazionale, che si riempie la bocca di tricolore, Patria e sovranità, può far finta di nulla quando un suo ministro rimpiange di non aver spaccato l’Italia?”.L’esponente di Italia Viva ci tiene a chiarire che “non un militante nostalgico, non un vecchio reduce simpatizzante delle camicie verdi, ma un ministro in carica del governo Meloni ha celebrato con orgoglio il 1996: la ‘Padania indipendente’, il Parlamento parallelo, i passaporti fasulli, le patenti inventate, la dichiarazione consegnata a Ciampi. E oggi, davanti a tutti, confessa: ‘peccato non aver finito il lavoro’”. E ancora, in un post social: “Perché Calderoli non è un qualsiasi nostalgico: è il ministro chiamato a gestire la partita dell’autonomia differenziata. E oggi ci dice chiaro e tondo che il suo sogno, mai abbandonato, era la secessione. Non l’Italia più unita, ma un’Italia divisa. Aspettiamo che la presidente del Consiglio condanni queste parole e chieda le dimissioni di Calderoli. Il suo silenzio sarebbe peggio delle parole di Calderoli: sarebbe complicità”, conclude.