Conte o Allegri? La sfida tra i due possibili ct della Nazionale: perfetti per chi non vuole cambiare nulla

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I loro nomi sono saltati fuori un minuto dopo la sconfitta contro la Bosnia, per quell’attrazione un po’ ancestrale che il nostro Paese prova per l’uomo forte, in grado di risolvere (o nascondere) i problemi nel momento di difficoltà. Allegri si è schermito, Conte addirittura parla quasi già da nuovo ct, dice che se fosse il presidente della Federazione “si prenderebbe in considerazione”, mentre il patron De Laurentiis spiega che sarebbe generosamente pronto a liberarlo (tradotto: non vede l’ora di liberarsi di lui). In Napoli–Milan, si sono sfidati nello scontro diretto per il secondo posto: novanta minuti di noia, zero occasioni (letteralmente: per la conferma consultare il sito ufficiale della Lega Serie A), ancor meno emozioni, tatticismo agli estremi, ritmi talmente lenti da essere esasperanti. Il manifesto del calcio italiano, firmato dai due possibili futuri allenatori della nazionale. Perfetti per chi non vuole cambiare nulla.Ciò non vuole dire che sulla panchina azzurra farebbero male. Anzi, sicuramente riuscirebbero a restituire un’identità a una squadra che l’ha persa da tempo, ricompattare ambiente e spogliatoio. Vedremmo finalmente una formazione ben messa in campo, in grado di qualificarsi ai prossimi Europei (del resto anche all’ultimo giro non è che ci volesse molto, se solo Gravina&C. non avessero pensato di affidare la missione a un inadeguato come Gattuso) e magari spingersi fino a quarti/semifinali. Quanto basta per parlare di rinascita azzurra. Insomma, Conte e Allegri – forse Conte più d’Allegri, non foss’altro perché ha già dimostrato una volta di essere anche un ottimo selezionatore e di riuscire a fare le nozze con i fichi secchi – sono davvero i migliori ct possibili per la nazionale. Ma non è questo che serve al calcio italiano.Non abbiamo bisogno semplicemente di vincere un paio di partite per sentirci meno in crisi. Agli Europei ovviamente vorremmo andarci ma non è quello l’importante. L’orizzonte è di più lungo termine: il Mondiale del 2030, a cui dobbiamo per forza tornare. E soprattutto cambiare il modo in cui intendiamo il calcio in Italia, e quindi lo giochiamo. Abbandonare le rendite di posizione e il 3-5-2 come dogma imperante (anche se ovviamente non è solo una questione di modulo), anteporre la tecnica alla tattica, alzare i ritmi, esaltare il talento, puntare sui giovani. Se questa rivoluzione non parte dai club di Serie A, ancorati a logiche desuete e perdenti, potrebbe anche cominciare dalla nazionale. In fondo, è un po’ quello che aveva tentato di fare Mancini nel periodo iniziale, il più illuminato, della sua gestione, che poi ci avrebbe portato con un pizzico di fortuna a vincere gli Europei.Se questo è l’obiettivo, l’uomo giusto non può essere Allegri, che pratica convintamente un calcio giurassico. Figuriamoci Conte, che gli somiglia sempre di più, e che comunque non è mai durato più di due anni ovunque sia stato (dopo gli Europei del 2028 avrebbe già prosciugato e distrutto il gruppo che ora va ricostruito). Servono idee e volti nuovi, gente che sappia rompere gli schemi a cui il nostro movimento è ancorato. Qualcuno che faccia un po’ quello che sta facendo Fabregas a Como, che infatti continua ad essere accompagnato da risolini di scherno nel dibattito italiano, refrattario ad ogni novità. Tra i tanti che sono circolati, Guardiola è un nome impossibile ma che indica la strada giusta. Molto più in piccolo, vengono in mente i profili di De Zerbi, Farioli, persino Thiago Motta. Ma non è detto nemmeno che debba essere per forza italiano, altro tabù che sfatare ci farebbe bene. Certo, sarebbe un rischio, la stampa sportiva che in Italia è sempre tenera con gli amici degli amici non gli perdonerebbe nulla. Tanto cosa abbiamo da perdere ancora? È arrivato il momento di pensare al futuro e non al presente. Fare la scelta giusta, non solo per la nazionale ma per il calcio italiano.X: @lVendemialeL'articolo Conte o Allegri? La sfida tra i due possibili ct della Nazionale: perfetti per chi non vuole cambiare nulla proviene da Il Fatto Quotidiano.