Stefano Boeri è una delle ultime vittime emerse dal caso Equalize, assieme a Selvaggia Lucarelli e tanti altri. L’architetto e urbanista, presidente della Triennale di Milano, ha saputo ieri il nome di chi avrebbe commissionato l’intrusione nel suo cellulare, manipolandone i dati. Si tratterebbe, secondo quanto riporta Il Corriere della Sera, di Carlo Cominardi, ex gestore dell’Old Fashion, discoteca che tre anni fa era ospitata nell’edificio del museo milanese. Nell’inchiesta sono emersi audio di Boeri contraffatti. «Conversazioni mai fatte»«Ho percepito una una grande violenza, perché non solo ero stato hackerato, ma c’era un contenuto mai espresso: una cosa inimmaginabile. Si trattava di chat tra me e Carla Morogallo, direttrice generale della Triennale, e tutte quelle cose non erano mai partite dal mio telefonino né erano state ricevute dal suo, come risulta dagli originali depositati in Procura. E tuttavia mi hanno detto che sembravano proprio frutto dell’hackeraggio, non che ci avessero attaccato la mia faccina sopra. Non riuscivamo a immaginare chi l’aveva fatto», racconta al Corriere l’architetto. Poi è uscito il nome. Il possibile movente, il non rinnovo del contratto dell’Old Fashion con il polo museale. Una scelta condivisa dal cda. «C’erano i problemi di ordine pubblico e sicurezza: nel 2018 e nel 2019. avevo segnalato a Prefettura, Questura e Comune violenza, parcheggi abusivi, sporcizia. Il culmine è stato l’accoltellamento del figlio di Simona Ventura e Stefano Bettarini», sottolinea Boeri. «Quando il Pm mi ha detto che il mio telefonino era stato hackerato e mi ha mostrato messaggi mai inviati, foto mai fatte, un audio assimilabile alla mia voce, ma che non era la mia voce, ho avuto paura. Quello che mi è successo non è solo dossieraggio, ma la fabbricazione di un falso me», ha spiegato al Corriere.L'articolo Stefano Boeri e gli audio e messaggi manipolati nell’inchiesta Equalize: «Ascoltando la mia voce contraffatta ho avuto paura» proviene da Open.