“Mi sono ritrovato una tarantola morta nel piatto”, “Hanno dovuto farmi un’iniezione nel gluteo”, “I presagi oscuri c’erano già all’inizio”: il lussuoso ritiro aziendale si trasforma in un incubo

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Sulla carta, il “Plexcon 2017″ doveva essere il paradiso del team building. I dirigenti di Plex, una nota piattaforma di streaming gratuita, avevano deciso di premiare i loro 120 dipendenti, tutti abituati a lavorare da remoto, con una settimana di lusso e coesione in Honduras. Il budget era da capogiro: circa 500.000 dollari per trasformare un resort tropicale nel set di una vacanza a tema Survivor, tra giochi di squadra sulle spiagge bianche e feste serali. Il Ceo dell’azienda, Keith Valory, grande fan del reality, sognava di condurre le sfide imitando il celebre presentatore Jeff Probst. Eppure, le cose hanno preso una piega grottesca ancor prima di cominciare, trasformando un costoso ritiro aziendale in una vera e propria prova di sopravvivenza. Oggi, a distanza di anni, sei dei protagonisti hanno raccontato al Wall Street Journal i dettagli di quella clamorosa “commedia degli errori“, confermando che i traumi condivisi sono il collante più forte che esista.I presagi oscuri, i mitra e la caduta del CEOI campanelli d’allarme avevano iniziato a suonare settimane prima. Sean Hoff, fondatore dell’agenzia Moniker Partners incaricata di organizzare l’evento, ricorda: “Tre settimane prima di arrivare, il direttore generale dell’hotel mi ha scritto: ‘Me ne vado. Vi auguro il meglio’. Tre giorni dopo, un’altra email: anche il capo chef si era licenziato”. L’accoglienza non è stata da meno. Come racconta Scott Olechowski, co-fondatore di Plex: “Prendiamo gli autobus dall’aeroporto. Strade sterrate. Ci avviciniamo e vediamo torri di guardia intorno alla proprietà. Gente con le mitragliatrici. Molti di noi hanno iniziato a chiedersi: ‘Ma dove diavolo stiamo andando?'”. Il colpo di grazia alla leadership è arrivato la domenica mattina, giorno degli arrivi. Il Ceo Keith Valory era chiuso nel bagno della sua stanza, devastato: “Tutti mi avevano avvertito: ‘Non mangiare le verdure’. Ma io mi sono detto: ‘Devo avere un’insalata. Solo una piccola insalata’. Risultato? Mi sono preso l’E. coli, forse la cosa peggiore che ti possa capitare“, confessa Valory. “Mentre i dipendenti scendevano dai pullman, io perdevo quasi cinque chili. Mi hanno mandato un medico che mi ha letteralmente inchiodato una sacca per la flebo al montante del letto”.Tarantole per cena e l’addestramento militareSenza il CEO, l’onore di inaugurare i giochi è toccato a Olechowski. La prima prova consisteva nel sollevare una cloche e mangiare qualsiasi cosa ci fosse sotto. A Shawn Eldridge, capo dello sviluppo commerciale, è toccata la sorte peggiore: “Quando ho alzato il coperchio, c’era una tarantola morta. Sono texano, so bene cosa sono, ma non ne avevo mai mangiata una. La mia squadra mi diceva di lasciar perdere, che avremmo accettato la sconfitta. Ma l’ho afferrata e l’ho mandata giù. È stato orribile, non mentirò. Tutti quei peli…”. Il peggio, però, doveva ancora arrivare. L’organizzazione aveva ingaggiato un ex incursore dei Navy Seal per “caricare” il team. Un errore di valutazione fatale. “Strisciavamo sulla spiaggia stile militari, c’erano quasi 40 gradi“, ricorda Greta Schlender, senior product manager. Olechowski conferma il disastro: “Questo non è un gruppo particolarmente in forma, e c’era un’umidità asfissiante. La gente sveniva“. Per Greta, l’esercizio si è trasformato in un incubo medico. “Al comando del Seal, tutti dovevamo buttarci faccia a terra sull’erba in silenzio. Io sono atterrata esattamente sopra un formicaio di formiche rosse. Indossavo i pantaloncini. Sono saltata in aria, coperta di morsi e orticaria. Prudeva da morire”. La corsa all’infermeria ha svelato un’altra pecca: non c’erano antistaminici per via orale. “Mi hanno detto: ‘Oh, possiamo farti un’iniezione in un gluteo’. È stata la prima volta per me”. Dal suo letto di dolore, il Ceo Valory sentiva le urla: “Io stavo morendo in camera, e sentivo loro fuori che facevano le esercitazioni. Pensavo: io sto malissimo, ma anche là fuori non se la passano bene”.Blackout, porcospini e tachicardiaIl resort, benché magnifico, si è rivelato un disastro logistico. A causa dei blackout continui, l’acqua e l’elettricità saltavano. L’organizzatore Sean Hoff doveva correre tutto il giorno per consegnare bottiglie d’acqua: “C’era un’ondata di caldo record. Correvo per spegnere incendi continui. Un pomeriggio ho iniziato ad avere forti palpitazioni cardiache. Hanno dovuto chiamare un’ambulanza e attaccarmi a un elettrocardiogramma. I medici mi hanno detto: ‘Signore, deve rallentare. Sta portando il suo corpo al limite massimo’”. Hoff lottava anche con la cucina: “Cercavano di affrettare i tempi perché non avevano mai servito 100 persone insieme. Usciva pollo crudo, manzo crudo. I ‘vegetali al vapore’ erano letteralmente verdure bollite e buttate in un vassoio del catering”. Senza contare le invasioni animali. Qualcuno avvistò un alligatore sul campo da golf, e una cena romantica sulla spiaggia fu rovinata da un attacco di massa di pulci della sabbia. Ma il premio per l’incontro più surreale va a Rick Phillips, silenzioso ingegnere del software. “Mentre dormivo, ho sentito un forte schianto in camera”, racconta. “Il giorno dopo mi sono alzato per fare la doccia e c’era un porcospino. Deve essersi arrampicato su un albero ed è precipitato sfondando il soffitto. Ho chiamato la reception dicendo: ‘C’è una specie di grosso roditore qui'”.Bloccati sull’isola: il gran finaleL’ultimo atto della commedia si è consumato durante una gita sull’isola di Utila, dove il team era volato per donare fondi necessari a ricostruire un campo da baseball distrutto da un uragano. Al momento del ritorno, i minuscoli aerei a elica da otto posti hanno fatto fatica a gestire il flusso. “La pista non aveva illuminazione per la notte”, spiega Hoff. “Io ero in pista a gridare: ‘Forza! Prossimo aereo!'”. Due aerei non ce l’hanno fatta a decollare in tempo, lasciando decine di dipendenti bloccati sull’isola. Tra di loro c’era di nuovo Greta: “Il mio antistaminico stava svanendo. Ho ricominciato a grattarmi in modo incontrollabile, mi contorcevo. Cercavamo un medico per un’altra iniezione, finché una donna con una maglietta rosa fluo si è avvicinata dicendo: ‘Ho io l’antistaminico’. Mi ha inserito un ago in una vena sul dorso della mano. Ricordo di aver pensato: ‘Spero davvero che sia un medico’”.Alla fine, i dipendenti bloccati hanno deciso di abbracciare il caos. Si sono comprati delle canotte abbinate, hanno trovato un hotel sulla spiaggia e hanno bevuto birra tutta la notte ascoltando musica reggae. Sono stati recuperati alle 6 del mattino seguente, accolti nel resort principale da una standing ovation dei colleghi per essere “sopravvissuti”. Nonostante lo stomaco a pezzi, il sudore, le iniezioni e gli insetti, l’obiettivo di fare squadra è stato raggiunto oltre ogni aspettativa. Come riassume oggi il Ceo Valory: “In viaggi come questo si creano legami strettissimi. È la forza vitale dell’azienda”. E Greta Schlender non ha dubbi: “È stato un vero disastro, ma resta uno dei viaggi più divertenti di sempre”.L'articolo “Mi sono ritrovato una tarantola morta nel piatto”, “Hanno dovuto farmi un’iniezione nel gluteo”, “I presagi oscuri c’erano già all’inizio”: il lussuoso ritiro aziendale si trasforma in un incubo proviene da Il Fatto Quotidiano.