AGI - Viktor Orban arriva alle elezioni di domenica 12 aprile 2026 in Ungheria dopo 16 anni consecutivi al potere con maggioranze assolute e alla guida di un sistema sempre più centralizzato e personalistico, mentre si allarga la distanza con l'Unione europea e cresce la sfida interna rappresentata da Péter Magyar, ex alleato oggi in testa da mesi nei sondaggi. Tornato al governo nel 2010 con una maggioranza dei due terzi, Orbán ha avviato una profonda trasformazione dell'assetto istituzionale ungherese.In una prima fase ha imposto una nuova Costituzione ispirata a valori cristiani e nazionalisti, ha ridefinito i collegi elettorali a vantaggio di Fidesz e ha varato norme contestate sulla stampa, mentre uomini fedeli al premier occupavano progressivamente i principali centri dello Stato, dalla presidenza alla Corte costituzionale. Nel secondo mandato Orbán ha teorizzato apertamente la "democrazia illiberale", indicando come modelli Russia, Cina e Turchia, e ha rafforzato la cosiddetta apertura a Est.La crisi migratoria e la pressione sulla società civileDopo la crisi migratoria del 2015 il governo ha irrigidito ulteriormente la linea contro l'immigrazione, tra muri, controlli alle frontiere e retorica sulla sovranità nazionale. Nello stesso periodo è aumentata la pressione sulla società civile, con misure contro le Ong finanziate dall'estero e con la "Lex CEU", che ha finito per spingere la Central European University a trasferirsi a Vienna. Tra il 2018 e il 2022 il controllo del potere si è consolidato ulteriormente.La pandemia e la legge sulla difesa dei minoriDurante la pandemia Budapest si è distinta dalla linea comune europea puntando anche su vaccini russi e cinesi. Nel 2021 è arrivata la contestata legge sulla "difesa dei minori", criticata per le restrizioni ai diritti della comunità Lgbtq+. Dopo l'invasione russa dell'Ucraina, Orbán ha poi preso le distanze dai partner Ue rifiutando l'invio di armi a Kiev.Il braccio di ferro con Bruxelles e la missione di paceDal 2022 il braccio di ferro con Bruxelles si è intensificato. L'Ue ha congelato oltre 20 miliardi di euro di fondi per timori sullo stato di diritto, mentre Budapest ha ritardato per mesi l'ingresso di Finlandia e Svezia nella Nato. Nel 2024 ha fatto discutere anche la "missione di pace" di Orbán tra Kiev, Mosca e Pechino senza coordinamento con gli alleati europei.Tensioni internazionali e la nuova sfida elettoraleSullo sfondo restano le tensioni con l'Ucraina e la vicinanza politica a Vladimir Putin, mentre per la prima volta il premier affronta una sfida elettorale con un avversario capace di incrinare un dominio che dura da oltre quindici anni. Il leader dell'opposizione Péter Magyar, con il suo partito Tisza, rappresenta oggi l'incognita principale per il futuro politico del Paese.