Diciotto anni appena, ma già il peso – e il privilegio – di prendersi la scena in una notte speciale contro il Bayern Monaco, nei quarti di finale di Champions League. Thiago Pitarch, classe 2007 del Real Madrid, è l’osservato speciale del big match che questa sera si disputerà al Bernabéu. In Spagna lo raccontano con una frase che sa di consacrazione definitiva: il Real scenderà in campo con “il ragazzino e altri dieci”. Non una provocazione, ma una fotografia fedele della realtà. Perché Thiago, in poco più di 50 giorni, è passato dall’essere un elemento silenzioso a diventare il nuovo perno dei Blancos.Il 17 febbraio, all’Estádio da Luz contro il Benfica, nessuno poteva immaginare che quel debutto sarebbe stato l’inizio di una storia così rapida e intensa. Una vera e propria “cotta” calcistica: Thiago, il Bernabéu e il Real Madrid, fusi in un legame che ha cambiato tutto. Oggi, quella che sembrava una favola è diventata routine. Stasera sarà la sua decima presenza con la prima squadra, la settima da titolare. Cinque di queste in Champions League, il palcoscenico dove giocano i migliori. E dove, ormai, il suo posto non è più in discussione. Nelle gerarchie ha superato nomi come Eduardo Camavinga e perfino Arda Güler.Un’ascesa che vale molto più di qualsiasi statistica: racconta fiducia, personalità, inevitabilità. Anche i numeri però aiutano a capire le ragioni della sua centralità. Con Thiago titolare, il Real ha perso una sola volta, contro il Getafe. Per il resto, solo vittorie e prestazioni che hanno costruito una nuova certezza. La più clamorosa? La notte contro il Manchester City negli ottavi di finale. Una partita che ha ribaltato pronostici e gerarchie e che ha consegnato al calcio europeo un nuovo protagonista. Quella sera, Thiago Pitarch ha dominato. Precisione nei passaggi al 94%, recuperi palla, visione di gioco e tanto coraggio. Ma soprattutto, una calma quasi irreale per un ragazzo di diciotto anni. Non ha tremato sotto pressione, non si è nascosto. Ha guidato, costruito, accelerato. Ha fatto tutto.E il Bernabéu lo ha capito subito, tributandogli un’ovazione che è insieme riconoscimento e investitura. In quella notte ha anche scritto la storia, diventando il più giovane spagnolo a partire titolare in una partita della fase a eliminazione diretta di Champions League con il Real Madrid, superando un’icona come Raúl González Blanco. Non un nome qualsiasi. E superarlo, anche solo nei numeri, significa entrare in una dimensione diversa.Thiago è un centrocampista totale. Sa abbassarsi per costruire, sa accelerare con il dribbling, sa inserirsi e segnare, ma anche servire i compagni. Ha ritmo e visione, tecnica e sacrificio. E, soprattutto, ha personalità. A Valdebebas lo ripetono da tempo: non si scompone mai. Stasera, accanto a lui, torneranno anche i grandi nomi come Vinícius Júnior, tenuto a riposo proprio per questa sfida. Ma il baricentro emotivo della squadra si è spostato. Quando c’è Thiago, il Real gioca meglio: è un fatto.Ma anche tra le fila dei bavaresi ci sarà un grandissimo talento precoce: Lennart Karl, classe 2008 che, come dichiarato da lui stesso, sogna un giorno proprio la camiseta blanca. Una sfida nella sfida, uno sguardo sul futuro del calcio europeo. E questo porta un pensiero inevitabile, amaro, per noi italiani. Mentre il nostro sistema continua a interrogarsi sulla mancanza di talenti, o sulla fatica nel farli emergere, la partita fin qui più importante della stagione europea si illumina grazie a un diciottenne spagnolo e uno tedesco. È uno specchio impietoso: altrove i fenomeni nascono, crescono e giocano subito. In Italia non è così. Stasera, sotto le luci del Bernabéu, Thiago Pitarch e magari anche Lennart Karl proveranno ancora una volta a dimostrare che la giovinezza, quando è così brillante, non è affatto un limite. Che ci serva da lezione.L'articolo Italia, guarda cosa succede al Real con Thiago Pitarch: contro il Bayern in campo “il ragazzino e altri dieci” proviene da Il Fatto Quotidiano.