Campobasso, madre e figlia avvelenate con la ricina: la difesa di Di Vita si rivolge a un tossicologo

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Si muove anche sul piano tecnico la difesa di Gianni Di Vita nell’inchiesta sulla morte della moglie Antonella Di Ielsi, 50 anni, e della figlia Sara Di Vita, 15 anni, decedute tra il 27 e il 28 dicembre all’ospedale Cardarelli di Campobasso per presunto avvelenamento da ricina. Sulla vicenda c’è un fascicolo della Procura della Repubblica di Larino, competente per territorio, con l’ipotesi di duplice omicidio, al momento ancora contro ignoti. Secondo quanto apprende LaPresse il nuovo legale dell’uomo, l’avvocato Vittorino Facciolla, di concerto con il suo cliente ha deciso di affidare un incarico a un tossicologo di alto profilo per approfondire gli aspetti scientifici legati al presunto avvelenamento. “Il mio assistito vuole essere collaborativo in ogni modo e contribuire alla ricostruzione dei fatti“, spiega Facciolla. “Per farlo è necessario comprendere come funziona questa sostanza e cosa può essere accaduto”. Alla base della scelta anche il fatto che, allo stato, non esista ancora una conferma definitiva della presenza di ricina, ma solo una “non negatività” emersa dai primi accertamenti del Centro antiveleni Maugeri di Pavia, il cui report è atteso entro la settimana dalla procuratrice Elvira Antonelli. “C’è l’esigenza di capire il funzionamento di questa sostanza anche dal punto di vista dell’organismo per aiutare la ricostruzione di quanto accaduto e comprendere anche eventuali contaminazioni che al momento non si possono escludere” aggiunge il legale.Il legale: “L’obiettivo è accertare la verità”“L’obiettivo di Gianni Di Vita è che si accerti la verità ed è lo stesso identico interesse della Procura”, sottolinea ancora Facciolla, che da venerdì scorso ha sostituito l’avvocato Arturo Messere nella difesa di Di Vita come parte offesa perché, precisa, “ha voluto una persona che lo conosce e della quale si fida”.Secondo quanto riferito dal penalista, che è anche consigliere regionale del Pd in Molise, la scelta di Gianni Di Vita, ex sindaco di Pietracatella e a lungo tesoriere del Pd di affidarsi a un nuovo difensore nasce anche da una condizione personale particolarmente delicata. “Non ho segreti, ma ho bisogno di affidarmi a chi mi conosce e capisce il disagio che sto vivendo”, avrebbe spiegato Gianni Di Vita, sottolineando come la pressione mediatica e le ricostruzioni circolate negli ultimi giorni stiano incidendo profondamente sulla sua vita e su quella della figlia.Facciolla conferma: “È una persona che stimo moltissimo e che si ritrova al centro di una narrazione estremamente spiacevole. È molto provato, ma Gianni Di Vita è e resta parte offesa“. L’iniziativa della difesa si inserisce in una fase ancora aperta dell’indagine, in cui il dato scientifico non è stato definitivamente consolidato. Gli esiti completi degli accertamenti tossicologici e il confronto con i risultati autoptici sono attesi nei prossimi giorni e saranno determinanti per chiarire le cause della morte delle due donne.Nel frattempo proseguono gli accertamenti della Squadra Mobile di Campobasso, coordinati dalla Procura di Larino, che procede per omicidio premeditato contro ignoti. Sabato il capo della Mobile Marco Graziano è tornato a Pietracatella per un sopralluogo e nei prossimi giorni tornerà nell’abitazione (ancora sotto sequestro) con la Scientifica per cercare eventuali tracce di ricina.Questo articolo Campobasso, madre e figlia avvelenate con la ricina: la difesa di Di Vita si rivolge a un tossicologo proviene da LaPresse