Pandorogate, il giudice che ha prosciolto Chiara Ferragni: “I follower non sono una setta”

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Arrivano le motivazioni con cui il giudice di Milano ha deciso il non luogo a procedere nei confronti di Chiara Ferragni e degli altri imputati nella vicenda del cosiddetto Pandorogate. Il giudice Ilio Mannucci Pacini ha escluso l’aggravante della “minorata difesa”, ritenuta centrale dall’accusa, sottolineando come non siano emerse prove concrete di una reale vulnerabilità dei consumatori.“I follower non sono una setta”Uno dei passaggi chiave riguarda il rapporto tra influencer e pubblico. Secondo il giudice, i follower “non avevano un rapporto di acritica adesione tipico delle sette” e non è stato dimostrato che le presunte dichiarazioni ingannevoli abbiano compromesso la capacità di difesa degli utenti. Anche l’idea che sui social esista una maggiore asimmetria informativa rispetto ai media tradizionali viene respinta: per il magistrato si tratta di una tesi “non supportata da riscontri fattuali”.Nelle motivazioni si allarga lo sguardo al sistema dei media. I social network, si legge, non rappresentano un unicum nella capacità di raggiungere grandi platee: già la televisione, in passato, aveva una diffusione analoga o superiore. E proprio nei precedenti giudiziari italiani non risulta che la sola ampiezza del pubblico abbia mai giustificato l’aggravante della minorata difesa in casi di pubblicità ingannevole. La diffusione del messaggio, osserva il giudice, è un dato quantitativo che non incide sulla capacità individuale dei destinatari di difendersi.“Pubblicità ingannevole”, ma quadro probatorio incertoIl giudice riconosce comunque la “natura decettiva” dei messaggi pubblicitari legati al pandoro Pink Christmas e alle uova di Pasqua, in linea con quanto già rilevato dall’Autorità garante. Tuttavia, il quadro probatorio è stato definito “quantomeno dubbio” sia sulla mendacità sia sull’effettiva capacità ingannatoria dei contenuti. Proprio la caduta dell’aggravante ha impedito di entrare nel merito processuale della vicenda, portando al proscioglimento.Nelle motivazioni si evidenzia anche che gli imputati hanno già affrontato conseguenze economiche rilevanti, tra sanzioni dell’Antitrust e risarcimenti al Codacons, che hanno portato alla revoca della querela. Un ulteriore elemento riguarda la trasparenza dei contenuti pubblicati: i post su Instagram segnalavano la natura sponsorizzata attraverso hashtag obbligatori per legge, indicando la presenza di collaborazioni commerciali.Infine, il giudice sottolinea come non sia stato dimostrato chi fossero concretamente gli acquirenti, se coincidessero con i follower dell’influencer e se presentassero condizioni di particolare vulnerabilità. Un elemento che ha contribuito in modo decisivo alla caduta dell’impianto accusatorio.L'articolo Pandorogate, il giudice che ha prosciolto Chiara Ferragni: “I follower non sono una setta” proviene da Nicolaporro.it.