I sindaci e il dilemma della riscossione: come aumentare gli incassi per rimettere in sesto i bilanci (e poter offrire più servizi)

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Nel Paese dei bilanci comunali dissestati (anche) causa incapacità di riscuotere i propri crediti, essere in grado di trasformare le imposte accertate in incassi fa la differenza rispetto alla possibilità di garantire servizi ai residenti. Perché, quando le entrate sono “di dubbia esigibilità“, i sindaci sono obbligati ad accantonarle in un fondo che resta congelato e non può essere utilizzato per investimenti o spesa corrente. Morale: una materia tecnica come la riscossione degli enti locali ha ricadute immediate – potenzialmente molto dolorose – per i cittadini. Antonino Gentile, che ha alle spalle una lunga esperienza da dirigente dell’Agenzia delle Entrate e componente di commissioni tecniche del ministero dell’Economia su finanza pubblica e fiscalità locale e oggi siede nella commissione del Mef incaricata di stimare l’evasione fiscale, ha messo in fila nodi e possibili soluzioni nella nuova edizione de Il fattore Riscossione (Franco Angeli), aggiornata in base al nuovo testo unico sui versamenti e alla legge di Bilancio 2026.Il libro ricorda le profonde differenze territoriali in termini di riscossione – nei Comuni del Nord Est le percentuali medie sono poco sotto il 73% e al Nord Ovest al 68%, contro il 50% del Centro, il 43% del Sud e il 39% delle Isole, dove anche gli accertamenti pro capite sono ben sotto la media nazionale – e le conseguenze sugli equilibri economici locali. La scarsa capacità di incasso, compromettendo la sostenibilità del bilancio, limita la progettualità e allarga le disuguaglianze. Perché significa scuole non ristrutturate, personale insufficiente, meno manutenzione delle strade, servizi essenziali meno accessibili.Gentile propone strumenti concreti per migliorare la gestione dei crediti: dai modelli organizzativi all’ampliamento degli strumenti di promozione dell’adempimento (compresa la valutazione della qualità dei servizi, che incide direttamente sulla propensione a pagare le tasse), dalla programmazione dei controlli incrociando tutte le banche dati a disposizione per scovare i potenziali evasori alla tempestività degli avvisi di accertamento. Ma l’ultimo tassello, cruciale, è una riscossione coattiva efficace e con reale capacità di deterrenza. È con quell’obiettivo che il consiglio comunale deve scegliere tra gestione diretta, concessione a soggetti esterni o affidamento all’Agenzia delle Entrate Riscossione, in attesa che diventi operativa la possibilità di rivolgersi ad Amco, controllata dal Mef, come previsto dalla manovra. Opzione che sarà obbligatoria per Comuni con un gap di riscossione particolarmente negativo,.Di ogni strumento vengono analizzati fattori di criticità e modalità di applicazione, offrendo una guida pratica per funzionari, revisori, consulenti della pubblica amministrazione e amministratori locali. Che passa in rassegna le novità normative più rilevanti sul tema e sollecita la rimozione di una serie di vincoli che penalizzano gli enti locali (e più in generale come l’erario) rispetto ai creditori privati: vedi l’impossibilità di pignorare la prima casa e, per debiti sotto i 120mila euro, qualsiasi bene immobile. O, ancora prima, le limitazioni per cui anche accedendo all’anagrafe tributaria e all’anagrafe dei rapporti finanziari non è dato sapere quanti soldi ci siano in quel momento sul conto del debitore, perché in quelle banche dati finiscono solo saldo iniziale e finale dell’anno e giacenza media. Il che non aiuta ad evitare pignoramenti al buio, senza alcun risultato in termini di incasso.Sullo sfondo resta ovviamente il nodo politico: è evidente che un reale sostegno alla riscossione delle entrate, ricorda nella postfazione Andrea Ferri, direttore del dipartimento finanza locale di Ifel, è “spesso ostacolato dalla percezione di disaggio di cui la politica soffre nell’affrontare l’argomento entrate”. Una spinta potrebbe arrivare da un legame più diretto, agli occhi dei cittadini, tra recupero di entrate e spese utili per la collettività. L’ultima legge di Bilancio ha previsto un meccanismo premiale che consente ai Comuni che presentano un progetto strutturato e pluriennale per aumentare il rapporto tra incassi e accertamenti. di applicare un metodo alternativo (e più favorevole) di calcolo del Fondo crediti di dubbia esigibilità. E quindi poter investire di più. Resta da vedere se basterà per innescare miglioramenti strutturali.L'articolo I sindaci e il dilemma della riscossione: come aumentare gli incassi per rimettere in sesto i bilanci (e poter offrire più servizi) proviene da Il Fatto Quotidiano.