Verano, il ritorno del “ladro delle foto”: tra sfida social e timori di nuove profanazioni

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Al Verano, il grande cimitero monumentale di Roma, torna a farsi largo una storia che sembrava chiusa, o almeno confinata nelle cronache giudiziarie di qualche anno fa. Invece no. Il nome è lo stesso, così come il modus operandi e, soprattutto, quell’inquietante bisogno di visibilità che oggi passa attraverso i social.Secondo quanto ricostruito da Corriere della Sera Roma, Marco Conocchia, 55 anni, è tornato a far parlare di sé. Non con arresti o sequestri, ma con una serie di messaggi pubblicati online che suonano come una provocazione – o forse qualcosa di più.Il ritorno annunciatoTutto parte da un post, pubblicato alla vigilia di Pasqua. Poche righe, ma sufficienti a riaccendere l’attenzione: “Mi recherò al Verano dopo pranzo”. Un annuncio diretto, quasi una dichiarazione d’intenti, accompagnata dal riferimento alla presenza di un avvocato e da quello che lui definisce un “omaggio ai defunti”.Parole che, alla luce del passato, assumono un significato completamente diverso.Perché il suo modo di “omaggiare” le tombe non è mai stato quello tradizionale. Niente fiori, ma strumenti da scasso. Niente raccoglimento, ma sottrazione: fotografie staccate dalle lapidi, oggetti personali, persino resti.Un’ossessione già notaIl caso Conocchia era esploso nel 2024, quando nella sua abitazione furono trovate centinaia di fotografie di donne defunte – 358, per la precisione – insieme anche a un’urna cineraria. Un ritrovamento che aveva sconvolto l’opinione pubblica.Durante gli interrogatori, l’uomo aveva ammesso una vera ossessione: collezionare i volti di donne morte, preferibilmente giovani. Guardarle, conservarle, poi disfarsene e ricominciare.Una dinamica inquietante, che gli era costata una condanna a due anni e quattro mesi per ricettazione.La sfida continua sui socialOggi, però, il racconto si sposta online. I profili Facebook di Conocchia sono ancora attivi e diventano il luogo dove si consuma una sorta di sfida continua.“Gli sbirri non vinceranno mai”, scrive in uno dei post. In un altro parla di presunte “collaboratrici”: “State facendo un buon lavoro, vi aumento lo stipendio”.Frasi che lasciano spazio a più interpretazioni. Da una parte, l’ipotesi che si tratti di una provocazione, magari rivolta a figure immaginarie. Dall’altra, il sospetto – più concreto per gli investigatori – che possano esistere davvero persone coinvolte, anche solo come “pali” o informatori.Indizi e messaggi cripticiTra i contenuti pubblicati compare anche una mappa del Verano, con un punto evidenziato. Una zona precisa: l’area dei colombari, nei pressi del cosiddetto “Crocione”.Accanto, poche iniziali e delle date. Un riferimento che potrebbe indicare una nuova tomba presa di mira.È qui che la vicenda smette di essere solo grottesca o provocatoria e torna a diventare potenzialmente criminale.Tra realtà e provocazioneResta da capire quanto ci sia di reale dietro questi messaggi. Se si tratti di un tentativo di attirare attenzione o dell’annuncio di nuove profanazioni.Le forze dell’ordine stanno monitorando la situazione, analizzando i post e verificando eventuali segnalazioni dal cimitero. Al momento non ci sono conferme ufficiali di nuovi furti, ma il livello di attenzione resta alto.Un caso che riapre feriteIl Verano non è solo un cimitero. È un luogo della memoria collettiva, uno spazio simbolico per la città. Ed è proprio questo che rende la vicenda ancora più delicata.Perché dietro ogni fotografia staccata da una lapide non c’è solo un oggetto rubato, ma un legame spezzato, una memoria violata.E mentre Roma torna a fare i conti con questa storia, resta una sensazione difficile da ignorare: quella di una sfida aperta, lanciata pubblicamente, che aspetta ancora una risposta definitiva.