Divieto social per i minori, il ddl di FdI scongelato dopo 5 mesi. Ma il governo lavora su un altro testo. Genitori: “Intanto finisce la legislatura”

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Dopo 5 mesi in freezer, è riapparso il ddl 1136 per imporre il divieto di accesso ai social network ai minori di 15 anni. Mercoledì mattina sarà discussa nell’ottava commissione del Senato, dove giace dal 21 ottobre 2025. A suonare la sveglia è stato il drammatico caso della prof accoltellata a Trescore, in provincia di Bergamo, da un tredicenne delle scuole medie. Intanto, il governo Meloni è al lavoro su un altro testo, destando preoccupazione nelle associazioni delle famiglie: “Temiamo che una nuova proposta dell’esecutivo non possa vedere la luce prima della fine della legislatura, tra un anno”, dice Antonio Affinita, direttore generale del Moige (Movimento italiano genitori), interpellato da ilfattoquotidiano.it . Secondo lui “occorre fare presto lavorando sulla proposta già incardinata al Senato, che però va migliorata ed ampliata estendo il divieto fino ai 16 anni”.La proposta già a palazzo madama è firmata dalla meloniana Lavinia Mennuni con 21 senatori di Fratelli d’Italia, sostenuta anche dalle opposizioni (tranne il M5s). Ma ora il governo vuole presentare la sua proposta, da sottoporre “all’Agcom e alle authority interessate, dei minori e della privacy, per ottenere poi il semaforo verde definitivo della premier”, secondo il Corriere della Sera. In pratica, palazzo Chigi rischia di tornare alla casella di partenza, come al gioco dell’oca, perché il testo di Palazzo Madama ha già superato tutti i vagli. Ma i tempi sono troppo stretti e i dubbi di Affinita serpeggiano perfino tra i meloniani: “Un nuovo ddl per vietare i social ai minori? Quasi impossibile da approvare prima delle urne nel 2027”, dice il senatore di Fratelli d’Italia Matteo Gelmetti, tra i firmatari della proposta. Non ha idea del perché il ddl 1136 sia stato in freezer così a lungo. Tuttavia non esclude che “il testo dell’esecutivo possa diventare un decreto, per accelerare in modo vistoso”. Il governo starebbe valutando in queste ore la via migliore – e più breve – per introdurre il divieto social a tutela dei minori, conferma a ilfattoquotidiano.it un altro parlamentare meloniano. Ma certezze non ve ne sono. Per accorciare i tempi, gioverebbe un decreto oppure emendare il testo del Senato. Ripartire con un altro testo, invece, li allungherebbe.Domenica 5 aprile il Corriere della Sera riferiva di una riunione a Palazzo Chigi, sul tema della tutela dei minori online, con Alfredo Mantovano e i ministri Giuseppe Valditara, Eugenia Roccella, Andrea Abodi e Tommaso Foti. Il giorno prima ilfattoquotidiano.it aveva avvisato sui rischi di un risarcimento dello Stato, qualora il governo restasse inerte sui pericoli dei social network, soprattutto dopo le sentenza di condanna dei tribunali del New Mexico e della California. Del resto, il ministro Valditara aveva accusato le piattaforme digitali di contribuire alla diffusione della violenza minorile, dopo la docente accoltellata da un ragazzino delle media. Ma il solco europeo era già già stato tracciato da Spagna e Francia, con l’annuncio di una stretta su Facebook & Co. Risultato: si sono moltiplicate le proposte per impedire ai più giovani l’accesso ai social, obbligando le piattaforme a verificare l’età degli iscritti. Mara Carfagna ne ha firmata una per Noi Moderati alla Camera. Al Senato è giunto il testo dei dem Antonio Nicita e Lorenzo Basso, dopo quello leghista depositato dal governatore veneto Alberto Stefani nel 2025.Tutti vogliono imporre la stretta sulle piattaforme nel nome della salute dei minori. Eppure il disegno di legge è rimasto fermo senza che il governo provasse a condurlo in porto. E ora Chigi studia nuove norme: “Poco rispettoso verso il lavoro dei parlamentari ”, dice a ilfattoquotidiano.it la dem Simona Malpezzi, che ha seguito l’iter in Commissione per quasi due anni: tra audizioni, confronti con le autorità di garanzia per la Privacy e le Comunicazioni, ma soprattutto con la Commissione europea. Malpezzi caldeggia “un emendamento del governo da presentare in Commissione al Senato, per accelerare il dossier, blindando la proposta alla Camera”. Anche perché, ricorda la senatrice dem, “da mesi aspettiamo i pareri di palazzo Chigi”. Il Moige è sulla stessa linea: se Meloni vuole emendare senza perdere tempo, lo faccia in Parlamento. “La norma non deve tralasciare nulla – dice Antonio Affinita – vietando algoritmi che creano dipendenza e chiarendo un punto: chi risponde legalmente delle azioni compiute dai minori su una piattaforma social, dove scelgono in autonomia? La responsabilità dovrebbe essere dei colossi tecnologici”.Domattina in Commissione Telecomunicazioni (l’ottava permanente) il nuovo testo del governo potrebbe essere discusso e armonizzato con il ddl 1136, come un emendamento. Ma certezze non vene sono. Dunque potrebbero arrivare prima i giudici: la sentenza della class action presso il tribunale civile di Milano, contro Meta e TikTok, è prevista il 14 maggio 2026. Due anni e un giorno prima, il 13 maggio 2024, è stato presentata la proposta n. 1136 firmata dalla sorella d’Italia Lavinia Mennuni, per obbligare le piattaforma alla verifica dell’età. Il governo Meloni poteva fare da apripista, in Europa e nel mondo. Invece per l’ennesima volta la politica rischia di arrivare dopo i tribunali. Ma stavolta nessuno accusa i magistrati.L'articolo Divieto social per i minori, il ddl di FdI scongelato dopo 5 mesi. Ma il governo lavora su un altro testo. Genitori: “Intanto finisce la legislatura” proviene da Il Fatto Quotidiano.