di Sara Gandini e Paolo BartoliniLa vittoria del No al referendum, oltre a un sospiro di sollievo, porta con sé una riflessione specifica sui giovani: a loro infatti (alla fascia di votanti tra i 18 e i 35 anni) dobbiamo buona parte di questa rivincita popolare contro le pretese – governative ma non solo – di rafforzare oltremisura l’esecutivo a spese della separazione e dell’autonomia dei poteri. Forse ragazzi e ragazze sono meno interessati alla politica partitica, ma la loro partecipazione è evidente in questioni etiche di fondo: il genocidio del popolo palestinese, la distruzione degli ecosistemi, la minaccia alla Costituzione da parte di una casta politica quasi del tutto omogenea (e spesso infedele allo spirito e alla lettera della Carta), la vergogna dei doppi standard europei rispetto ai conflitti aperti in giro per il mondo…In un contesto neoliberista di crisi della rappresentanza e sfiducia nelle istituzioni, la mobilitazione giovanile a sostegno del “No” è stata probabilmente una reazione a questioni percepite come eticamente fondamentali: difesa della Costituzione, equilibrio dei poteri e giustizia globale. C’è anche rabbia rispetto a governanti che pensano solo a promuovere o sostenere guerre e conflitti internazionali, uno dopo l’altro, e perdono di vista i cittadini e in particolare i giovani.I giovani quindi custodiscono – a volte con una consapevolezza ancora pre-politica, ma indispensabile – quelle basi democratiche erose drammaticamente dal neoliberalismo di guerra e dal finto bipolarismo che vede, da troppi anni, centrodestra e centrosinistra impegnati a stabilizzare lo status quo.La società civile, le associazioni, realtà coraggiose come Il Fatto Quotidiano hanno saputo evidentemente raggiungere almeno una parte di quel bacino di astensionisti che, ad ogni elezione, disertano le urne non trovando adeguata rappresentazione. Tra di essi, sicuramente, i giovani hanno un peso specifico notevole, in quanto la loro passione difficilmente può essere suscitata con proposte tutte uguali che giungono “dall’alto” nella forma dell’establishment puro o del populismo reazionario.La sfida che si apre dopo la vittoria del ‘No’ non può limitarsi alla costruzione di un generico “fronte democratico”. I giovani spingono verso un salto di qualità teorico e politico. In questa direzione, a nostro parere, va Libercomunismo di Emiliano Brancaccio (Edizioni Feltrinelli) che consente di mettere a fuoco un nodo centrale: la necessità di tenere insieme libertà individuale e dimensione collettiva come elementi non più contrapposti ma complementari. Necessità emersa con forza anche durante la pandemia che ha mostrato le contraddizioni di uno stato autoritario e paternalista che con la retorica del bene comune colpevolizzava i cittadini senza assumersi la responsabilità della crisi, lasciando per altro la sanità in una situazione ancora più precaria.In Libercomunismo. Scienza dell’utopia, Brancaccio ragiona sulla necessità di recuperare “l’obiettivo della libertà individuale” dalla tradizione liberale e insieme “l’ambizione del piano collettivo”, superando la sterile polarizzazione tra modelli ormai esauriti. In questo quadro, diventa decisivo il richiamo a una “intelligenza collettiva” che tenti di organizzarsi in forme politiche e sociali nuove e costruisca spazi concreti di partecipazione, in grado di tradurre i principi costituzionali in pratiche vive e condivise. Una ‘politica dal basso’ che mira a recuperare quel protagonismo che desidera incidere a partire dai propri contesti e dà senso alla partecipazione politica in prima persona.La questione che si apre è infatti radicale: costruire una proposta politica capace di mobilitare davvero quell’intelligenza collettiva diffusa nella società, a partire dai giovani, rompendo i circuiti autoreferenziali e restituendo senso a parole oggi svuotate come libertà, uguaglianza e democrazia. In questa prospettiva, il libercomunismo non è solo una formula teorica, ma il tentativo di riaprire uno spazio politico in cui queste dimensioni tornino finalmente a coincidere.L'articolo Libercomunismo, di Emiliano Brancaccio: così si possono tenere insieme libertà individuale e dimensione collettiva proviene da Il Fatto Quotidiano.