Uno dei problemi principali che preoccupa le economie ricche è l’andamento della spesa previdenziale, in sostanza la spesa per le pensioni. Con l’invecchiamento della popolazione la voce pensioni, che già assorbe quasi metà della spesa pubblica italiana ed è in continua ascesa, potrebbe diventare una severa minaccia per i conti pubblici. Il condizionale è d’obbligo perché molto dipenderà da molti fattori tra cui l’andamento della produttività, e quindi dalla crescita economica, e da quanti rimarranno al lavoro dopo la pensione, una tendenza che si sta già delineando in alcuni settori economici.Ecco allora che i governi sono alla ricerca di soluzioni nuove e originali. La più curiosa è la una specie di pensione data ai nuovi nati. Tecnicamente non si tratta di una pensione, perché i nuovi nati non hanno ancora versato nulla, ma di una piccola rendita pagata dallo Stato che dovrebbe, in futuro, garantire un pezzettino di pensione. Su questa linea si è mosso il governo tedesco e, anche se in maniera differente, quello americano e altri ancora. In Italia troviamo questa proposta in Alto Adige. Vediamo sinteticamente di cosa si tratta partendo dalla Germania.Dal primo gennaio 2026 ogni bambino tedesco nato nel 2020 riceverà 10 euro al mese su di un conto pensione individuale. Questi soldi non saranno a disposizione, ma rimarranno bloccati fino al pensionamento, cioè fino ai 67 anni. Le somme verranno investite da società private in prodotti finanziari che matureranno dei rendimenti, se le cose andranno bene. Ovviamente questo contributo pubblico sarà esentasse. C’è poi un ulteriore aspetto interessante. I genitori possono integrare il contributo pubblico con versamenti volontari che avranno lo stesso trattamento fiscale e finanziario. Naturalmente il limite a questa generosità infantile dello Stato è rappresentato dai costi, stimati in 1,5 miliardi di euro all’anno.Qualcosa di simile è rappresentato dal cosiddetto “conto Trump” inserito l’anno scorso nel Bbb, la prima legge finanziaria del secondo Trump. Il governo americano prevede di elargire mille dollari ai bambini nati tra il 1° gennaio 2025 e il 31 dicembre 2028 che siano cittadini americani. Anche in questo caso la somma ottenuta non può essere utilizzata subito, ma solo al compimento del 18esimo anno di età e deve essere gestita da appositi fondi finanziari. L’importo complessivo è abbastanza elevato, circa 3,5 miliardi di dollari, e le famiglie possono integrare la somma ricevuta. L’esperimento americano, più che alla costruzione della pensione futura, è finalizzato alla sensibilizzazione del cittadino medio al risparmio, notoriamente molto basso negli Usa. Oggi i risparmiatori americani (ma solo i ricchi) mettono da parte complessivamente appena il 4% del loro reddito disponibile, contro una percentuale degli altri paesi sviluppati che è più del doppio.L’esperimento dell’Alto Adige segue una traiettoria simile a quello tedesco. Dal 2025 tutti i bambini nati nella Provincia autonoma riceveranno su di un conto pensionistico la somma di 300 euro che arriverà fino a 1.100 negli anni successivi. Dal secondo anno la quota provinciale di 200 euro viene erogata se la famiglia ha versato nel fondo pensione almeno cento euro. Quindi se una volta ci meravigliavamo perché i nuovi nati avevano fin da subito il codice fiscale, ora accade che abbiano già un conto pensione.Quale giudizio possiamo dare su questa strategia basata sui baby bonds in termini prospettici? Direi che c’è un aspetto positivo, quello tradizionale, ma uno anche abbastanza negativo. L’aspetto positivo consiste nell’incentivazione al risparmio familiare, il primo pilastro dell’educazione finanziaria. Tradizionalmente quest’ultima era incentrata proprio sull’educazione alla frugalità e parsimonia. I dati ci dicono che la propensione al risparmio nei paesi ricchi è costantemente diminuita nel corso dei decenni per molte ragioni. Ora si fa molto affidamento sul risparmio previdenziale pubblico e si risparmia sempre di meno. La paghetta di Stato ai bambini richiama le famiglie sulla necessità del risparmio previdenziale privato. E’ una forma insolita, e costosa, di educazione finanziaria.L’aspetto negativo è che si apre in questo modo la porta alla gestione privata del risparmio previdenziale, cioè alle dinamiche caotiche del mercato finanziario, perché i fondi devono essere amministrati da società private. In questo modo una parte, pur molto piccola, del risparmio pubblico viene privatizzata, anche se non c’è alcuna ragione teorica per cui debbano essere i fondi privati a gestire queste risorse pubbliche. Si tratta di uno dei tanti casi di privatizzazione strisciante, ma per nulla innocua perché molto rischiosa. Più che una pur benvenuta educazione al risparmio, queste proposte finiscono per essere una tenda di ossigeno per una previdenza privata che stenta a partire, non perché la gente non abbia consapevolezza dell’importanza del risparmio, ma perché i redditi in Italia sono stagnanti da molti anni.Per far decollare il terzo pilastro previdenziale, quello privato, forse occorre qualcosa di ben più robusto della strategia dei baby bonds pubblici, i cui fondi comunque da qualche altra parte devono essere trovati. Ora accanto alla demagogia tradizionale abbiamo anche quella previdenziale che difficilmente potrà salvare, da sola, il destino dei nostri conti pensionistici, che comunque non sono così dissestati come sembra far credere una certa narrazione decisamente interessata al succoso business delle pensioni, per ora – fortunatamente – ancora pubbliche.L'articolo Baby bonds, così si apre la porta alla gestione privata del risparmio previdenziale proviene da Il Fatto Quotidiano.