In queste ore il Pakistan si sta godendo il plauso internazionale dopo aver mediato la firma del fragile cessate il fuoco di due settimane che ha messo in pausa il conflitto mediorientale. Dopo settimane di lavorio diplomatico più o meno sotto ai riflettori, gli sforzi del paese asiatico hanno dato i primi frutti e sarà proprio la capitale Islamabad a ospitare da venerdì i colloqui per rendere la tregua duratura. Pare però che una spinta decisiva all’Iran, affinché accettasse di interrompere la propria risposta militare all’attacco subito da parte degli Stati Uniti e di Israele, sia arrivata dalla Cina. Secondo numerose e sempre più concrete indiscrezioni, Teheran avrebbe deciso all’ultimo minuto di rispondere affermativamente alla proposta di cessate il fuoco dopo che da Pechino è arrivato l’invito a mostrare flessibilità e ridurre la tensione nel Golfo.La volontà cinese di arrivare a una soluzione diplomatica si era resa evidente anche poche ore prima, quando la Repubblica Popolare aveva posto il veto, insieme alla Russia, a una possibile risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che avrebbe potuto portare a un tentativo di sbloccare l’impasse dello Stretto di Hormuz con la forza. Una linea coerente che quasi sorprende, se paragonata al continuo oscillare del presidente degli Stati Uniti Donald Trump tra dichiarazioni concilianti e altre dal tono estremamente aggressivo. La Cina ha fatto leva sulla grande presa di cui dispone rispetto all’Iran: il regime degli Ayatollah sopravvive economicamente grazie anche al continuo acquisto del suo petrolio sotto sanzioni da parte cinese e la sua tenuta politica è legata a doppio filo al supporto del regime del Dragone. La concomitante relazione privilegiata che lega la Cina al Pakistan ha dato ulteriore forza alla mediazione sull’asse Islamabad-Pechino.Va detto che a muovere il leader cinese Xi Jinping è soprattutto il pragmatismo. Per il gigante asiatico una definitiva destabilizzazione nel Golfo rappresenta uno scenario da evitare a tutti i costi, data anche la vicinanza agli altri paesi dell’area come Emirati Arabi Uniti e Qatar. Inoltre, il fatto che l’attuale regime iraniano resti al potere, per quanto rimaneggiato dall’uccisione della Guida Suprema Ali Khamenei, è un risultato che torna molto utile alla Cina, che punta al mantenimento dello status quo nei suoi rapporti mediorientali.Lo stesso approccio viene applicato dalla Repubblica Popolare in un altro contesto di forte destabilizzazione ma che è finito molto meno sotto ai riflettori: quello del conflitto militare tra Pakistan e Afghanistan. All’inizio di aprile si sono tenuti a Urumqi, capoluogo dello Xinjiang, regione occidentale cinese a maggioranza musulmana, colloqui serrati mediati dalla Cina. Dal tavolo negoziale sono filtrate dichiarazioni e immagini che fanno ritenere si possa giungere a una conclusione positiva: il portavoce del ministero degli Esteri di Pechino ha affermato che le due parti in causa sono intenzionate a esplorare soluzioni durature alle tensioni che si sono tramutate in un vero e proprio scontro militare, con centinaia di vittime e decine di migliaia di sfollati. Anche in questo caso, ad avere un peso decisivo è l’influenza cinese su Pakistan e Afghanistan e l’approccio pragmatico che caratterizza la Cina. Un metodo che però non ha impedito al gigante asiatico di annunciare, nelle scorse settimane, il finanziamento di una serie di avamposti militari di confine sul territorio del Tagikistan proprio lungo la frontiera con l’Afghanistan. Il governo cinese vuole evitare ogni possibile contagio in termini di instabilità proveniente dall’Asia meridionale.Mentre su Taiwan la Cina periodicamente soffia sul fuoco rilasciando dichiarazioni molto nette o alzando l’asticella delle minacce militari, in altri contesti il ruolo di Pechino è più conciliante e votato alla mediazione. Sul posizionamento di Pechino pesano ovviamente considerazioni opportunistiche ma in ogni caso in Medio Oriente sta agendo da intermediario. Per rendere definitiva la tregua servirà ovviamente ben altro, soprattutto guardando alla volontà israeliana di proseguire lo scontro militare e a quella iraniana di rendere molto meno semplice rispetto al passato il transito attraverso lo Stretto di Hormuz. Le prossime due settimane saranno decisive in tal senso e la Cina avrà sicuramente voce in capitolo.L'articolo Non solo Pakistan: la Cina regista silenziosa della tregua in Iran. Da Pechino la spinta decisiva su Teheran, di cui compra il petrolio proviene da Il Fatto Quotidiano.