L’Occidente e la perdita della prospettiva globale

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di Dario Rivolta * – Da molto tempo la sempre più diffusa conoscenza delle lingue straniere e l’incremento enorme dei viaggi internazionali hanno reso il mondo più “piccolo” e hanno creato le condizioni per una potenziale apertura di orizzonte culturale. Ciò nonostante, educati sin da bambini a guardare tutto il mondo dalla nostra prospettiva, a studiare la storia da un punto di vista nazionale o, al massimo, europeo, a pensare che quelli che crediamo essere i “nostri valori” siano naturalmente “universali”, non ci rendiamo conto che possano esistere anche altre realtà ben diverse da quelle che noi immaginiamo essere uniche. Non è solo il cittadino qualunque a negarsi una prospettiva più ampia ma ciò che è drammatico è che anche la maggior parte dei nostri intellettuali (o pseudo-tali) e, ancora peggio, dei nostri politici non riesce a immaginare che il mondo sia diverso da ciò che secoli di imperialismo politico e culturale ispano-franco-anglo-sassone hanno dipinto e continuano a fare.Purtroppo questo egocentrismo formativo ci induce a non considerare il pensiero e le prospettive altrui, finendo con indurci verso errori i le cui conseguenze politiche possono diventare per noi molto negative.Uno degli effetti che si dimostreranno sempre più contrari ai nostri interessi presenti e futuri è il rapporto con il mondo arabo. A nessuno di noi sfugge quanto sia stato, ed è, importante il rapporto con Israele, ma gli atti criminali del governo Netanyahu che noi sottovalutiamo continuando a minimizzarli e a mantenere con Tel Aviv rapporti sostanzialmente formali ci hanno alienato la simpatia di tutte le popolazioni arabe. I rapporti di Arab Barometer, un’organizzazione con sede presso la Princeton University negli Stati Uniti, a seguito di un’indagine condotta in Egitto, Iraq, Giordania, Libano, Marocco, Palestina, Siria e Tunisia dimostrano che la stragrande maggioranza degli intervistati hanno perso ogni fiducia in un ordine regionale guidato dall’Occidente e dagli USA in particolare. Quando le domande riguardavano quale paese proteggesse maggiormente la libertà, la maggior parte ha scelto Cina, Iran e Russia piuttosto che un qualunque paese occidentale. Il nostro problema non è con i governi autoritari di questi Stati che, si sa, sarebbero disposti a dimenticare ogni torto subito dai palestinesi e a non vedere i massacri compiuti dai sionisti a Gaza, nei Territori e in Libano, bensì con le loro popolazioni. Ogni governo, per quanto autoritario, è preoccupato dalla prospettiva di proteste di massa ed è limitato nelle proprie azioni dall’opinione pubblica. Una dimostrazione è che Riad era già pronta ad un accordo con Israele aderendo al Patto di Abramo ma, dopo la reazione spropositata israeliana a Gaza, ha dovuto fermarsi e rinunciare. Le politiche estere di Trump quasi ovunque in quei paesi trovano un apprezzamento popolare che mai supera il 24% e in Giordania è addirittura del solo 12%. In Egitto ben il 66% pensa che perfino Biden fosse migliore di Trump e più o meno è quanto si nota anche negli altri paesi arabi. Tra i paesi europei, solo la Spagna raccoglie un qualche consenso mentre la Cina, seguita dalla Russia, è di gran lunga preferita quasi ovunque. Perfino l’Iran, storico nemico dei governi arabi sunniti, raccoglie, salvo in Siria, una simpatia crescente. Noi ci riempiamo la bocca con la fola del “diritto internazionale” ma che sia una copertura fittizia di una nostra ipocrisia basata sul doppio standard è così chiaro all’egiziano medio (ricordiamo che l’Egitto è tra i migliori alleati degli USA tra i paesi non-NATO) che il 58% afferma che chi meglio lo rappresenta è la Cina.Le cose non vanno meglio per noi in Asia, in Africa e in Sudamerica ove incontriamo le maggiori critiche quando affrontiamo il tema dei rapporti con la Russia. In quei paesi non è solo l’ormai evidente “doppio standard” da noi applicato che ci viene rimproverato, ma c’è anche chi allude alla “stupidità” di noi europei che abbiamo politici totalmente asserviti a interessi americani con il risultato di distruggere le nostre economie. In particolare il riferimento è all’atteggiamento europeo nella guerra in Ucraina. Già molti pensatori occidentali importanti quali l’ex diplomatico americano George Kennan o l’australiano Owen Harris avevano avvertito, decenni orsono, che l’allargamento della NATO verso est avrebbe infine provocato una reazione russa. Il presidente brasiliano Lula Da Silva nel maggio 2022 disse pubblicamente: “Putin non avrebbe dovuto invadere l’Ucraina. Ma non è solo Putin a essere colpevole. Anche gli Stati Uniti e l’UE sono colpevoli. Qual è stata la ragione dell’invasione dell’Ucraina? NATO? Allora gli USA e l’Europa avrebbero dovuto dire: l’Ucraina non entrerà nella NATO. Questo avrebbe risolto il problema”. Oggi è ancora peggio. Trump ha capito che l’azione americana in Ucraina fu un errore e ha cercato di cambiare strada puntando a un accordo con Mosca, ma i leader europei hanno cercato da subito di far fallire i suoi sforzi incoraggiando Zelensky a non scendere a compromessi per un accordo di pace. L’UE si è poi macchiata di ridicolo e perfino un noto anti-russo come il leader polacco Donald Tusk lo ha ammesso: “500 milioni di europei stanno implorando protezione da 300 milioni di americani contro 140 milioni di russi che non sono riusciti a sconfiggere 50 milioni di ucraini per tre (oggi quattro) anni”.Kishore Mahbubani, un diplomatico di Singapore che rappresentò il suo Stato anche all’ONU tra il 1984 e il 1989, tra il 1998 e il 2004, fu Presidente del United Nations Security Council nel 2001 e 2002 ed è professore di geopolitica in varie università asiatiche e statunitensi, scrive: “La triste verità è che l’Occidente non sembra disposto ad ascoltare il Sud globale. I paesi del Sud globale non condividono tutti le prospettive occidentali dominanti sull’ordine mondiale…Molti dei 3,3 miliardi di persone che non sono cinesi insieme a molti dei circa 1,5 miliardi di persone che vivono in Africa e oltre 600 milioni che vivono in America Latina, vedono la Cina e la Russia in modo diverso”. E continua: “I leader dell’UE sono rimasti per lo più in silenzio mentre Israele distruggeva Gaza. Non solo molti più civili sono morti a Gaza che in Ucraina ma le azioni militari israeliane potrebbero aver causato la morte del 5/10 percento della popolazione di Gaza prima della guerra (cita stime pubblicate su Foreign Affairs), una cifra esponenzialmente superiore al bilancio della guerra russa in Ucraina”. E aggiunge: “Nessuno rispetta un prete adultero che predica in chiesa la fedeltà coniugale. Ma è così che i leader europei sono visti nel Sud globale”.Oltre alla ostilità verso la Russia, l’Europa ha anche criticato la Cina per motivi “morali “(sic!) in merito a mancanza di democrazia e rispetto dei diritti umani ma si dimentica che il tanto vituperato Partito Comunista Cinese attuale (verso il quale non nutro alcuna particolare simpatia politica-N.D.A.) in quarant’anni ha portato il Paese dall’essere un produttore insignificante a livello mondiale a coprire oggi più del 30% dei beni commerciati a livello globale. Contemporaneamente va ricordato che nel 1990 il livello di povertà assoluta in Cina era stimato essere del 99,7% e oggi, secondo l’ONU, è pari allo 0%. In altre parole, oltre 800 milioni di persone sono uscite dalla povertà estrema dal 1990. Come conseguenza il PCC gode di un grande rispetto e legittimità agli occhi dei cinesi e in molti paesi asiatici. Eppure, noi continuiamo ad auspicare un “cambio di regime”! Continua Mahbubani: “(i leader occidentali) non si rendono conto di apparire perfettamente ridicoli agli occhi dell’88% della popolazione mondiale che vive fuori dall’Occidente”.In un suo libro (L’ultima possibilità dell’Occidente) il Presidente della Finlandia Alexander Stubb scrive: “I governi dell’Occidente globale possono mantenere la loro fiducia nella democrazia e nel mercato ma senza insistere che siano applicabili universalmente; in altri posti possono prevalere modelli differenti”.A proposito dell’Occidente, chiediamocelo: cosa è esattamente? O almeno: cosa è diventato? Abbiamo una cultura in comune veramente molto sentita? E qual è oggi? Ciò che veramente ci accomuna, oltre a subire una tradizione geopolitica radicata nell’imperialismo anglo-sassone, è di aver subordinato la politica all’economia e l’economia alle oligarchie finanziarie. Siamo diventati estranei a ogni spiritualità, a ogni filosofia, a ogni forma artistica. Siamo oramai alieni da ogni concetto che vada oltre il rapporto costi-benefici. E continuiamo a pensare di poter insegnare al mondo i nostri “valori”? Magari di imporli con le armi?La nostra totale cecità, la faziosità stupida, l’inconsapevolezza della realtà del mondo odierno è ben raffigurata dalle affermazioni idiote del pur colto Presidente francese Macron quando, mentre gli israeliani e gli americani bombardano l’Iran costui chiama il Presidente iraniano al telefono per chiedergli di “smettere di attaccare i paesi regionali”. In altre parole gli dice che anche se i bombardamenti partono dai paesi del Golfo senza preavviso o dichiarazioni di guerra per la seconda volta in meno di un anno, loro, gli iraniani, devono farsene una ragione e smetterla di reagire. Il meno colto Merz (forse non a caso ex dirigente di Blackrock per l’Europa), a sua volta, dimostra la piccineria intellettuale dei leader europei affermando: “Il diritto internazionale non si applica più efficacemente all’Iran…Non è il momento di fare la predica agli Stati Uniti e a Israele sulla legalità delle loro azioni…Anni di sanzioni e condanne contro Teheran non hanno prodotto risultati tangibili”. Evidentemente, non ci resta che bombardarli? O, come affermato da Trump, distruggere totalmente la loro millenaria civiltà?Ci dobbiamo dunque stupire se il resto del mondo sta cominciando a prendere le distanze da noi “Occidentali” e guardare altrove?* Già deputato, è analista geopolitico ed esperto di relazioni e commercio internazionali.