Ets, consumi e scorte. Il piano europeo per salvare le imprese

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Ora anche a Bruxelles hanno paura. Paura che la crisi energetica possa sfuggire di mano, mettendo per la seconda volta i sei anni, la prima fu con la pandemia, in seria discussione la tenuta del sistema industriale europeo. E allora, nell’attesa di capire se e quando la crisi dello stretto di Hormuz si risolverà, ecco un primo scudo europeo contro il potenziale disastro. Molti Paesi, tra cui l’Italia, si sono già mossi per tempo, mettendo a terra provvedimenti per scongiurare il peggio. Nel caso italiano, si è passati rapidamente dagli sgravi e i bonus del decreto Bollette, fino al taglio delle accise, passando per un richiesta sempre più pressante per un azzeramento della tassazione sul carbone, al secolo sistema Ets. Ma è poco, serve maggior forza motrice.E dunque, sostegni “mirati, rapidi e temporanei”. Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Ue è pronta a metterlo nero su bianco, partendo da uno stato di fatto. “Dall’inizio del conflitto in Medio Oriente, 44 giorni fa, la nostra spesa per le importazioni di combustibili fossili è aumentata di oltre 22 miliardi di euro. 44 giorni, 22 miliardi di euro, senza un’aggiunta di una sola molecola di energia. Ciò dimostra l’enorme impatto che questa crisi ha sulla nostra economia”, ha spiegato von der Leyen in un punto stampa a Bruxelles. Di qui, la mossa. “Questa settimana consulteremo gli Stati membri sulla sospensione delle norme sugli aiuti di Stato nel settore energetico, e il temporary framework (ovvero la norma che rendere attuativa il nuovo regime della concorrenza, ndr) dovrebbe essere attivata entro questo mese”.Attenzione, per l’Italia questa è una buona notizia. Le misure contenute nel decreto Bollette erano finite sotto la lente di Bruxelles proprio perché in odore di aiuto di Stato. Ma il tempo è stato, se così si può dire, galantuomo e alla fine anche in Europa si sono convinti che non è proprio il caso di andare per il sottile e attaccarsi a cavilli. C’è di più. Una serie di nuove misure, ha informato la stessa von der Leyen, verranno presentate al prossimo consiglio informale che si terrà la prossima settimana a Cipro. “Permettetemi di menzionarne alcune: voglio iniziare con le misure immediate. Prima di tutto è importante che ci sia un solido coordinamento tra gli Stati membri, perché abbiamo imparato che in ogni crisi l’unità è la nostra forza. Lo abbiamo dimostrato nella crisi energetica del 2022 con la piattaforma energetica dell’Ue”.Per l’immediato si punta a intervenire su tre aspetti. Il coordinamento tra Paesi negli interventi, anche riguardo alle scorte di gas e di petrolio e sulle misure di contenimento dei rincari, che “devono essere mirate ai gruppi vulnerabili, rapide, immediate e temporanee”. Secondo, un quadro altrettanto temporaneo che assicuri più flessibilità alle regole sugli aiuti di Stato. E, terzo elemento, e forse il più problematico, la riduzione della domanda. Qui von der Leyen non ha fornito elementi precisi, limitandosi a dire che si tutelerà la libertà di scelta dei consumatori e che si vuole fare leva anche su efficienza energetica, efficienza specifica degli degli edifici, rinnovo degli equipaggiamenti per l’industria. Questi ultimi, tuttavia, non sembrano provvedimenti che possano consentire un immediato taglio ai consumi.Misure in grado di limitare rapidamente la domanda potrebbero comunque essere non facili da far digerire all’opinione pubblica. Peraltro la chiusura di Hormuz interviene mentre l’Ue sta continuando a restringere gli approvvigionamenti di carburanti fossili anche dalla Russia, nell’ambito nel moltiplicarsi di pacchetti di sanzioni contro Mosca a seguito della guerra in Ucraina.  E oltre alle misure per l’immediato, la Commissione europea si appresta a adottare provvedimenti anche più a medio e lungo termine sul capitolo energia, facendo leva su revisione dei meccanismi Ets, rinnovabili e nucleare. Von der Leyen ha ribadito che secondo la Ue i permessi Ets, che l’Italia vorrebbe eliminare proprio perché il loro costo si scarica in bolletta, sono una parte marginale dei costi dell’energia, anzi la parte più piccola. Ad ogni modo, “abbiamo già proposto cambiamenti al mercato delle riserve, stiamo rafforzando le riserve e stiamo migliorando stabilità e prevedibilità dei prezzi degli Ets. Inoltre, a breve consulteremo gli Stati membri su una revisione dei riferimenti Ets usando tutte le flessibilità che il testo legale ci consente e siamo in carreggiata per presentare una piena revisione del sistema Ets già a luglio”.Resta il grande salto del Patto di stabilità. Roma da tempo ne chiede la sospensione, come ai tempi del Covid, perché con un deficit al 3,1% del Pil e con la procedura di infrazione ancora attiva, Palazzo Chigi ha di fatto le mani legate. Poche illusioni, però, per il governo Meloni. Una richiesta sulla quale è tornato nelle scorse ore Matteo Salvini, dopo la bocciatura già incassata dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti da parte di Bruxelles. Al momento, questa la posizione spiegata dalla presidente della Commissione, non ci sono le condizioni né per attivare la clausola generale di sospensione del Patto di stabilità e di crescita, né per far ricorso alle clausole nazionali, tuttavia l’esecutivo comunitario sta monitorando attentamente gli sviluppi della crisi in Medioriente nel miglior interesse dell’economia Ue.