Enrico Franceschini su Repubblica spiega la Madman Theory con estrema lucidità. Tuttavia, io ci vedo un “però”. Il problema non è solo se Trump “ci è o ci fa”, ma come la nostra percezione della “pazzia” possa essere stata geneticamente modificata dall’ecosistema digitale in cui viviamo.Siamo passati dalla diplomazia delle “linee rosse” alla politica del “perma-noise” (rumore permanente). Se tutti urlano, il pazzo non sembra più tale; sembra solo quello che urla un po’ più forte. Il problema è che la gente è abituata alla violenza verbale. Se un tempo una minaccia nucleare via radio avrebbe svuotato le città, oggi viene consumata tra un video di gattini e una ricetta su TikTok.I social hanno “piallato” la nostra capacità di distinguere la gravità dei messaggi, quasi come mutazione cognitiva. Un insulto di Trump all’Iran ha lo stesso peso percettivo di un dissing tra rapper o di una rissa nei commenti sotto un post di Salvini.Franceschini cita i “pazzi veri” della storia, ma trascura il fatto che oggi la pazzia è ingegnerizzata. Non parliamo più di un leader che simula la follia davanti a un ambasciatore, ma di macchine comunicative come “La Bestia” di Salvini o le strategie di Steve Bannon. Il punto di rottura è che la pazzia non serve più a spaventare il nemico (deterrenza), ma a eccitare la base (engagement).Le teorie di Bannon e il movimento Maga non puntano alla razionalità diplomatica. Puntano al caos cognitivo. In questo contesto, il comportamento “psicotico” di un leader non è un errore tattico, è il prodotto finale. E così, mentre si discute della salute mentale del leader, si smette di discutere delle sue politiche economiche o sociali distraendoci dal punto focale. Nel frattempo, il suo sostenitore vede nel “pazzo” qualcuno che rompe gli schemi di un sistema percepito come finto e ipocrita. Se l’opposizione grida allo scandalo, il leader ha vinto, perché ha confermato di essere il nemico giurato dell’establishment.Franceschini tratta Trump come se fosse Nixon. Ma Nixon voleva che i nordvietnamiti pensassero che fosse pronto a premere il bottone per vincere la guerra e tornare alla normalità, e usava la pazzia come una mossa d’apertura – come fosse un giocatore di scacchi. La sua era un’anomalia calcolata in un mondo di leader che parlavano il linguaggio della prudenza. Oggi, quel mondo non esiste più. I leader odierni (Trump, ma anche i vari emuli europei) non vogliono tornare alla normalità: la crisi è il loro habitat.In questa maniera la “pazzia” diventa un contenuto. Per un algoritmo social, un post pacato non genera interazioni. Un post delirante genera milioni di commenti, condivisioni e odio. Franceschini ha ragione quando dice che alla fine si perde credibilità. Ma la domanda è: ai leader attuali interessa la credibilità internazionale o la visibilità digitale? Spesso la risposta è la seconda, perché è la visibilità che garantisce la sopravvivenza politica interna.Il pericolo più grande che intravedo, e che si ricollega alla osservazione sulle “teste cambiate”, è l’effetto “Al lupo! Al lupo!”. Se viviamo in un ecosistema politico dove l’insulto è la norma e la sparata apocalittica è il pane quotidiano, cosa succederà quando un leader sarà veramente sul punto di compiere un atto folle? Siamo così abituati allo spettacolo della follia che potremmo non riconoscere la follia reale finché non è troppo tardi. Se il nemico (che sia l’Iran o la Russia) capisce che il leader lo sta facendo per i suoi follower, la minaccia smette di essere credibile. E un leader che non è credibile è un leader che invita all’aggressione.Ecco perché Franceschini ha ragione: storicamente, fare il pazzo è un pessimo affare. Ma oggi siamo in un territorio inesplorato. La politica odierna e i social hanno creato una realtà aumentata dove il confine tra “tattica” e “patologia” è evaporato. La – finta – resa di Trump alle dieci proposte del regime iraniano potrebbe quindi essere una parte di questa tattica.E siamo noi, come sempre, noi cittadine e cittadini che possiamo contare sul serio e fermare tutto questo, lo si è visto con le imponenti manifestazioni No Kings in Italia, negli Usa e in tante altre parti del mondo. Ma soprattutto con la straordinaria vittoria dei No in Italia a difesa della Costituzione. Questa è la parte migliore dei social, utilizzarli per rispondere al pericolo di lasciare degli uomini soli al comando. Pazzi veri o finti.L'articolo Siamo così abituati alla ‘pazzia’ sui social che potremmo riconoscere la follia reale solo troppo tardi. Anche in politica proviene da Il Fatto Quotidiano.