Le confessioni di Francesco Di Maio e Michele De Angelis sono convergenti: a Sorrento i bandi di gara venivano scritti direttamente dall’imprenditore tangentaro che se li doveva aggiudicare. Così da cucirseli addosso. Lo dice l’ex staffista di Massimo Coppola, ex sindaco della città. Lo conferma il presidente della cooperativa Prisma. L’uomo che all’ex sindaco portava settimanalmente una busta ricolma di contanti per vincere e conservare gli appalti della refezione scolastica, con il retropensiero di poter essere soppiantato da altra ditta vicina alla politica (ma su questo torneremo).Poi, come è noto, oppresso dai debiti e dai conti in rosso, il banco è saltato, De Angelis si è autodenunciato e ha denunciato, si è fatto microfonare dal pm e dalla Finanza, e ha fatto arrestare i due in flagranza di reato la notte del 20 maggio scorso all’uscita del ristorante L’Antico Frantoio, con le banconote segnate addosso.Il prossimo 4 maggio Di Maio inizierà il processo a Torre Annunziata con rito abbreviato – per Coppola pende una richiesta di patteggiamento – e dagli atti depositati e a disposizione delle parti emerge un racconto univoco e combaciante. I verbali che ilfattoquotidiano.it vi rivela in esclusiva sono quasi sovrapponibili. Anche questi sono stati acquisiti dalla commissione prefettizia d’accesso che ha dato parere favorevole allo scioglimento del comune di Sorrento per infiltrazioni malavitose. De Angelis (indagato di induzione indebita) parla il 3.6.25, Di Maio (in quel momento in carcere con la stessa accusa) il 23.7.25.La versione dell’imprenditore: “Un primo accordo con il sindaco è giunto nell’estate 2022. Ovvero fu in quel periodo che il sindaco e Di Maio mi dissero che se io avessi vinto l’aggiudicazione del bando sarei dovuto essere in qualche modo riconoscente. Mi chiesero se io avevo intenzione di partecipare facendomi capire che loro avevano già altre ditte interessate. Io dissi che ero interessato quindi feci capire che sarei stato “riconoscente” e per questo motivo feci un incontro con il sindaco e Di Maio e questi mi chiesero prima dell’indizione della gara di predisporre io stesso il bando di gara in modo da agevolare la mia aggiudicazione”. Per la verità quel bando fu modificato dalla dirigente in diversi punti: per De Angelis fu un escamotage per consentirgli lo stesso di vincere, ma anche di eventualmente far vincere un’altra impresa.Lo staffista conferma: “Il sindaco disse in mia presenza a De Angelis di redigere lui direttamente il bando di gara e so che una volta redatto De Angelis lo consegnò alla dirigente con una pennetta Usb. Io so anche che il bando venne stravolto ma il sindaco lo rassicurò che la sua aggiudicazione era blindata grazie a un algoritmo”.Acclarato che a leggere i verbali il bando fu scritto da De Angelis, ma solo fino a un certo punto, che la dirigente era informata delle riunioni preparatorie tra i tre perché ad alcune avrebbe partecipato anche lei, e che la gara fu reindetta, l’imprenditore come fu convinto a pagare? Lui la spiega così: “Proprio perché erano stati recepiti solo i criteri discrezionali, il sindaco e Di Maio in più battute mi hanno paventato al fine di convincermi ad accettare l’accordo corruttivo che vi era altra ditta interessata (…) e che avrebbe fatto aggiudicare l’appalto a tale ditta … mi dissero che (la ditta concorrente, ndr) si era fatta avanti tramite un ex sindaco e che era vicina ad un allora ministro”. De Angelis ne fa i nomi. Gli investigatori ci hanno lavorato.Secondo il presidente di Prisma, Coppola iniziò manovre di disturbo sul personale della sua cooperativa per tenerlo sotto pressione. Ricordandogli che nel “Sistema Sorrento”, “era lui a decidere non solo l’aggiudicatario ma anche la posizione delle altre ditte in graduatoria”. Dunque, siccome “il sindaco controllava anche il personale, mi ha intimorito posto che se non avessi continuato a pagare avrei potuto perdere l’esecuzione del servizio”.L'articolo Sistema Sorrento, le confessioni del presidente della coop: “Il sindaco faceva scrivere il bando all’imprenditore. Se non pagava, pronta la ditta vicina al ministro” proviene da Il Fatto Quotidiano.