Genova, Charlotte, la sindaca, la piazza in festa: c’è un equivoco di fondo

Wait 5 sec.

C’è qualcosa di molto sbagliato nel rincorrersi di post che stiamo vedendo attorno all’esibizione di Charlotte De Witte in centro a Genova, di fronte ad una folla oceanica. Sentiamo odore di strumentalizzazione. E, occhio, non per forza una strumentalizzazione capitanata e telecomandata dallo staff comunicazione della sindaca Salis, anche se alla fine l’effetto sembra quello.Quella piazza che tutti state vedendo, piena, ha radici che affondano in tempi in cui la Salis era tranquillamente a Roma, nei direttivi del CONI, lontana quindi da Genova e dalle sue dinamiche politiche e sociali. Quella piazza nasce prima di tutto dal lavoro che alcune persone hanno fatto – in primis Alessandro Orlando, per fare un nome – per portare a Genova i grandi nomi della techno, al palasport in zona Fiumara, un lavoro iniziato qualche anno fa e che all’inizio poteva sembrare velleitario.Genova infatti arriva da anni se non decenni in cui sembrava che nulla o quasi si potesse fare. Diciamolo chiaro e forte. Sì, c’era il momento del Goa Boa, festival che ha inanellato nomi di grandissima qualità, ma tolto quello – e pure lì c’erano delle problematicità che parecchi addetti ai lavori conoscono molto bene – e tolti i concerti al Milk (un circolo ARCI da poche centinaia di posti) Genova sembrava condannato alla stasi, o al massimo a piccoli, meravigliosi fuochi effimeri troppo di nicchia e troppo circoscritti per durare e per avere un’effettiva presa sulla città, cospirazioni di carbonari elitari.Piano piano le cose sono iniziate a cambiare, nell’ultimi decennio. Cambiare un sacco. Nuove energie (i citati eventi targati RST Events, o le declinazioni del Genova Hip Hop Festival) ed ancora di più nuove narrazioni artistiche – Genova sta vivendo uno stato di grazia assoluto ed un predominio nazionale pazzesco in quella terra di mezzo popolarissima che è diventata l’intersezione tra pop e rap, una scena che oggi sarà anche mainstream ma che nasce pura, per merito dei protagonisti – stanno cambiando il volto della città. Ed anche le “cospirazioni dei carbonari” hanno imparato a strutturarsi e ad articolarsi come mai prima, pensiamo all’eccelso lavoro di ricerca di Electropark e alla sua pervicace voglia di infettare la città con le idee, la sperimentazione, le avanguardie. Transatlantica Festival poi se n’è andato ma, sotto molti punti di vista, ha lasciato un seme meraviglioso come Fela!, un gioiellino di club&cultura in pieno centro storico.Se vogliamo sottostare alla logica “da Instagram” per cui ci si concentra sul grande evento, sulla sindaca giovane e bella, sulla dj che tutti-ballare-fa solo perché è una dj famosa, su quanto stiano nascendo delle stelle e su quanto quello che conti sia solo l’evento one-off, il grande evento, il colpo d’occhio, la Story su Instagram, beh, stiamo facendo tutto tranne che del bene a noi stessi ed a GenovaBene: tutte queste cose sono successe prima della Salis. Anche perché non sono successe grazie alla politica, ma – nonostante la politica. Che ora il grande successo della giornata con la De Witte diventi anche e soprattutto uno spot eccezionale a favore della politica, nella persona della neo-eletta sindaca, francamente ci irrita un po’. Non è colpa della Salis, sia chiaro: anzi, che l’evento si sia svolto è indubbiamente un merito anche suo e dell’amministrazione da lei guidata, ci mancherebbe, così come è indubbiamente un merito suo esserci andata, averci messo la faccia, aver portato la sua carica – ovvero la massima carica cittadina – ad arricchire e “benedire” un evento di questo tipo, qualcosa da cui altre amministrazioni si sarebbero ben guardate dall’associarsi: simbolicamente e politicamente non sottovalutiamo il segnale.(Questa è la foto che sta circolando di più: è davvero quella giusta? Continua sotto)Ma appunto: è un segnale. Una questione a margine. La vera questione è chi ha lavorato negli ultimi dieci anni circa per tornare a dare lustro ad una città che, porco cane, ha tanto, tantissimo da dare alla musica ed all’energia sociale legata alla musica (per dire, parliamo anche del lavoro di Balena Festival, in congiunzione ogni tanto con Mojotic), cosa che è stata sistematicamente non aiutata o addirittura sabotata dalle amministrazioni che si sono succedute precedentemente. Questi sono i veri eroi, questi sono i veri vincitori della piazza di ieri; queste sono le persone che hanno messo le condizioni affinché avesse un “senso” portare Charlotte De Witte (e non qualche stantia stellina pop-televisiva) in un evento pubblico di massa, comunicando l’immagine di una Genova finalmente moderna ed al passo coi tempi; e peraltro la stessa Charlotte De Witte a Genova c’era già stata pochi anni fa, iniziando così a costruire la sua credibilità “cittadina”, sotto la Lanterna, e c’era stata non per i fatti suoi, ma perché un team aveva lavorato duro per creare un evento giusto per lei.Poi, se invece vogliamo sottostare alla logica “da Instagram” per cui ci si concentra sul grande evento, sulla sindaca giovane e bella, sulla dj che tutti-ballare-fa solo perché è una dj famosa, su quanto stiano nascendo delle stelle e su quanto quello che conti sia solo l’evento one-off, il grande evento, il colpo d’occhio, la Story su Instagram, beh, stiamo facendo tutto tranne che del bene a noi stessi ed a Genova. Soprattutto, facciamo cattiva informazione. Ricadiamo, per l’ennesima volta, in quella velenosa dinamica in cui semplifichiamo la realtà e, al posto dell’accuratezza della narrazione e dell’analisi, cerchiamo solo dei simboli semplici e velocemente riconoscibili che ci “comunicano” l’afrore di successo e di desiderabilità.Ma siamo meglio di così. Soprattutto: Genova è meglio, e più, di così.PS. Permetteteci una postilla politica: stiamo molto apprezzando i primi passi della Salis come sindaca, così come abbiamo molto apprezzato la sua campagna elettorale: la città della Lanterna ha bisogno di una leadership fresca, viva, capace di guardare al presente ed al futuro e di sciogliere mille “pratiche al ribasso” immobiliste e affaristiche di corto raggio che hanno funestato la dinamica amministrativa in città da tempo immemore. Ma se lascia l’amministrazione della città prima della scadenza naturale del mandato, sarà un tradimento: vuol dire che ha usato Genova solo come trampolino di lancio per le sue ambizioni, e che quest’ultime sono la cosa che conta di più.The post Genova, Charlotte, la sindaca, la piazza in festa: c’è un equivoco di fondo appeared first on Soundwall.