La copertina dell’ultimo numero de L’Espresso sta diventando un caso diplomatico. Il settimanale è uscito in edicola con il titolo L’Abuso e mostra la foto di un colono con indosso l’uniforme dell’esercito israeliano, armato, che affronta una donna palestinese indifesa. Una scelta, quella di documentare, appunto, gli abusi che quotidianamente la popolazione locale subisce per mano delle Forze di Difesa israeliane, che non è piaciuta all’ambasciatore di Tel Aviv in Italia, Jonathan Peled, arrivato a criticare la scelta editoriale con un post su X: “Condanniamo fermamente l’uso manipolatorio della recente copertina de L’Espresso – si legge – L’immagine distorce la complessa realtà con cui Israele deve convivere, promuovendo stereotipi e odio. Un giornalismo responsabile deve essere equilibrato e corretto”. Intervento che ha scatenato una catena di accuse contro il settimanale, anche da parte di personaggi noti.Di falso, in quella copertina, non c’è niente. Nonostante qualcuno si sia spinto a ipotizzare che si trattasse di una foto ritoccata o generata con l’IA, alcuni utenti del social hanno segnalato che si tratta di una foto e di un avvenimento reali, dato che si tratta di scatti del fotografo italiano Pietro Masturzo raffiguranti lo stesso uomo che appare in altre foto di Hazem Bader dell’Afp. Proprio Masturzo ha rivendicato lo scatto: “In tanti stanno chiedendo se questa foto sia stata generata con l’IA, altri mi segnalano post in cui si dà per accertato che questa foto sia stata generata con l’IA – scrive – Ebbene NO, la foto in questione non è frutto di Intelligenza Artificiale! Ho scattato questa foto nel villaggio palestinese di Idhna (a ovest di Hebron) lo scorso 12 ottobre, nel primo giorno di raccolta delle olive. Doveva essere un giorno di festa. Oltre ai proprietari del terreno e alle diverse famiglie di palestinesi venuti ad aiutare nella raccolta, sul luogo erano presenti anche le autorità palestinesi locali, un gruppo di attivisti internazionali e diversi giornalisti palestinesi e internazionali, compreso il New York Times. Proprio all’inizio della raccolta è sopraggiunto un gruppo di coloni israeliani armati (alcuni dei quali indossavano l’uniforme dell’esercito, come il colono in questione) e accompagnati da veri soldati (con il volto coperto) che hanno impedito ai palestinesi di raccogliere le proprie olive. L’espressione del colono ritratto è la conseguenza del gesto ripetuto dallo stesso, mimando il verso che fa il pastore per radunare il proprio gregge, rivolgendosi ai palestinesi come alle proprie bestie”.L'articolo Ambasciatore israeliano a Roma contro la copertina de L’Espresso: “Distorce la realtà”. E scatena gli attacchi social, ma la foto è vera proviene da Il Fatto Quotidiano.