“Dall’inizio del conflitto la nostra bolletta per le importazioni di combustibili fossili è aumentata di oltre 22 miliardi di euro. Ciò dimostra l’enorme impatto di questa crisi sulla nostra economia”. Con questa premessa la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen ha annunciato il cronoprogramma della strategia europea contro la pesante crisi energetica che attanaglia il Vecchio continente causa guerra in Iran scatenata da Usa e Israele. Il 22 aprile, prima del Consiglio europeo informale, sarà presentata la cassetta degli strumenti per far fronte al caro energia. A maggio, poi, l’esecutivo Ue metterà sul piatto una proposta legislativa sulle imposte sull’elettricità e gli oneri di rete, cominciando ad affrontare il nodo delle misure strutturali. “Il nostro obiettivo è potenziare l’energia prodotta in casa, accessibile e affidabile”, l’anticipazione. “Si tratta dell’ampia gamma di energie rinnovabili di cui disponiamo, ma naturalmente anche dell’energia nucleare. Perché ci garantiscono indipendenza, prevedibilità e sicurezza energetica”.In mezzo c’è il vertice informale a Cipro del 23 e 24 aprile, che rischia di trasformarsi nell’ennesimo redde rationem interno all’Unione. Perché al di là del pacchetto energia, c’è un tema di fondo che rischia di spaccare l’Europa: la sospensione del Patto di Stabilità. L’Italia è tra i Paesi che lo sta chiedendo con maggiore nettezza, ad ogni livello. La risposta della Commissione resta negativa. “Al momento, mentre vi parlo non ci sono le condizioni per fare ricorso” alla clausola generale sul Patto, “ma la Commissione continuerà a coordinarsi tenendo in conto gli interessi europei: vedremo come la crisi si sviluppa”, è stata la netta replica di von der Leyen. Il principio, a Palazzo Berlaymont, resta fermo: solo con una grave recessione è possibile attivare la sospensione del Patto. Al momento, nonostante la crisi energetica del Golfo sia tra le più gravi di sempre, questa eventualità non è ipotizzabile. Anzi, von der Leyen ha invitato i governi “a non peggiorare i livelli di deficit” con i loro interventi.Per la Commissione i fondi europei disponibili sono già ingenti. Basta usarli nel modo giusto. Non per interventi a pioggia. Contro il caro energia le misure dei singoli Paesi “dovrebbero essere mirate ai gruppi vulnerabili, tempestive e temporanee, in modo da poterle applicare per un breve periodo, ma se vengono sancite dalla legge, bisogna assicurarsi di uscirne in modo tempestivo”, ha scandito von der Leyen. Le sue parole hanno scontentato Fdi e Lega. Ma per il governo Meloni la via della sospensione è comunque sbarrata: il muro dei frugali, al momento, appare invalicabile. La Commissione, in ogni caso, non resterà a guardare. Entro il mese di aprile darà il via libera al nuovo regime sugli aiuti di Stato per allargare le maglie delle norme sulla concorrenza per interventi ad hoc nel settore. Rischiando di avvantaggiare, tuttavia, soprattutto i Paesi con ampia capacità fiscale, tra i quali non rientra l’Italia.Il 22, prima del Consiglio europeo informale, sarà presentata appunto la cassetta degli strumenti per far fronte al caro energia. Ci saranno, sicuramente, la raccomandazione di ridurre la domanda, una spinta ad un maggior coordinamento tra i 27 e agli acquisti congiunti, così come alla diversificazione delle fonti. L’Ets e il Cbam – la cosiddetta carbon tax alla frontiera – non saranno sospesi anche perché sono tra i fattori che meno fanno impennare la bolletta energetica.L'articolo Von der Leyen: “Da inizio guerra il costo per l’import di combustibili fossili su di 22 miliardi”. E chiude sulla sospensione del Patto proviene da Il Fatto Quotidiano.